Giosue Carducci

Giosue Carducci

Castagneto Carducci (Livorno)

“ Quel tratto della Maremma che va da Cecina a San Vincenzo, è il cerchio della mia fanciullezza… Ivi vissi, o, per meglio dire, errai, dal 1838 all’Aprile del 1849.”
Giosue Carducci, Lettere

Gli Scenari

In molte poesie, che vengono definite "Poesie di Maremma", Carducci scrisse dei luoghi conosciuti durante la fanciullezza, luoghi che non poté scordare mai:  

CASA CARDUCCI
L’indomita fede repubblicana e Carbonara abbinata ad una dialettica difficile da controllarsi, ha procurato in Versilia grossi guai al Dottor Michele Carducci: da studente aveva subito la condanna ad un anno di relegazione a Volterra, da giovane medico non riesce in alcun modo a trovare lavoro. Perciò il 25 ottobre 1838 emigra a Boìgheri, nella tenuta “Maremma” di allora, feudo ab antiquo dei Gherardesca. Ma anche li, col tempo, l’antica fede riaffiora ed esplode e purtroppo con essa anche i guai. Bollato dal pievano come “mangiapreti”, “mangiaconti” e “mangiagranduchi” è costretto dal lugubre canto delle famose fucilate a lasciare Boìgheri e a riparare provvisoriamente a Castagneto.

I Carducci giungono a Castagneto nel giugno del 1848 nella speranza di ritornare presto a Boìgheri, ma la permanenza si protrae per quasi un anno. La casa dove alloggiano i membri della famiglia Carducci viene fornita da Odoardo Espinassi Moratti: concessa gentilmente, ma non gratuitamente, perché il Carducci per tre stanze paga un affitto di lire 100 annue, mentre a Boìgheri per un numero doppio di locali (più una cantina e una stalla) aveva sempre pagato un affìtto annuo di 66 lire. Sono stati undici mesi dì vivissime tensioni e ardenti passioni per il dottore, la cui intransigenza politica, in tempi come il ‘48 castagnetano, sulle prime è esaltata e portata alle stelle dai maggiorenti locali, poi, quando si concretizza la prospettiva di avere a livello 1500 saccate di terra da ripartire fra tutte le famìglie castagnetane, il rigore ideologico del dottore non solo non serve più, ma è addirittura di ostacolo: tanto che gli viene perfino negato il posto lasciato libero dal dottor Bernieri, costringendolo così ad arrangiarsi o andarsene. Dopo una nuova e sfortunata esperienza a Lajatico, come semplice interino, conclusa con una nuova fuga notturna, il 26 aprile 1849, il dottor Michele si presenta al fattore degli Espinassi Moratti, Francesco DelFOmodarme, saldando il conto del l’affitto (50 lire per sei mesi). Subito dopo i Carducci partono per Firenze, verso un futuro privo di prospettive. Giosuè Carducci, divenuto celebre, torna a Castagneto e visita spesso la casa in cui era vissuto adolescente. La frequentazione di Castagneto va dal 1879 al 1894, alla ricerca dei vecchi amici e della loro compagnia fatta di "sgambate” e di “ribotte” alla Torre di Donoratìco. Del 1885 è la più celebre e maremmana delle sue poesie, Traversando la Maremma toscana, inviata ancor prima della stampa all’amico Chiarini di Livorno (testimone al matrimonio del poeta) e poi letta in occasione di una “ribotta” di cui è conservata una celebre fotografìa. Quando il 16 febbraio 1907 il poeta muore, insieme all’immediata delibera comunale di cambiare la denominazione di “Castagneto Marittimo” in “Castagneto Carducci”, viene timidamente ventilata l’ipotesi di acquisire da parte del Comune una o entrambe le “Case Carducci” di Bolglieri e Castagneto, a somiglianza di quanto già avvenuto, con Carducci ancora vivo, a Bologna, dove però Io sponsor si chiamava Margherita di Savoia. La casa di Bolgheri non viene neppure presa in considerazione, dato Io scarso credito goduto dal Carducci presso i Della Gherardesca. L’acquisto di quella di Castagneto è vivamente auspicato da tutti, ma c’è un ostacolo insormontabile: i dodici anni della proprietaria Antonietta Espinassi Moratti. La prospettiva si dilegua perciò nel mondo dei sogni: anzi, quando giunge la maggiore età della proprietaria, imperversa la grande guerra e per i sogni non c’è più spazio. Oggi finalmente il sogno si realizza, per mano della figlia deirAntonietta ancora minorenne, Maria Bianca Cancellieri, la quale, con il patrocinio dell’Amministrazione Comunale, ha provveduto a ripristinare l’appartamento. Nel mese di Giugno 1992, quasi un secolo e mezzo dopo la prima permanenza, Carducci è tornato di nuovo cittadino di quel comune della “sua” Maremma che tanto aveva inciso nella sua formazione e sulla sua opera poetica.

La casa è stata aperta al pubblico nel mese di giugno del 1992 grazie alla proprietaria, la Sig.ra Maria Bianca Cancellieri, la quale, con il patrocinio dell'Amministrazione Comunale, ha provveduto a restaurare e ripristinare l'appartamento dei CARDUCCI. Durante la permanenza a Bologna Giosuè Carducci, per circa 15 anni, dal 1879 al 1894, ritornò nei luoghi della sua fanciullezza, e fu ospitato nella stessa casa in cui anni prima aveva soggiornato con i familiari. 

BOLGHERI 
Dall'VIII° secolo fin verso il Mille, il nome ricorrente era Sala del Duca Allone, residenza di caccia e di riposo del duca longobardo Allone. Il nome di Bolgheri prese a comparire nel X° secolo e finì col sostituire il toponimo precedente, in coincidenza con l'avvicendamento del dominio pisano al precedente dominio lucchese. Quando nel 1406 Pisa fu assoggettata a Firenze, insieme al proprio contado, i fiorentini crearono i comuni di Bolgheri, Castagneto e Donoratico, dando loro la possibilità di darsi degli statuti. Verso la fine del secolo Pisa si ribellò a Firenze e chiamò in difesa l'imperatore di Germania Massimiliano I d'Asburgo, il quale, in attesa di rinforzi, pose l'assedio a Livorno.
In quell’occasione, le truppe imperiali, i Lanzichenecchi, furono lasciate libere di far preda nel contado e giunsero fino a Bolgheri: forse i bolgheresi si ribellarono, forse i tedeschi furono inebriati dal vino di Bolgheri, comunque si verificò l'irreparabile e Bolgheri fu distrutto.

Fu ricostruito ai primi del 1500 nella posizione attuale. Nei secoli che seguirono Bolgheri divenne il centro prediletto dei conti Della Gherardesca. La sua storia di si vivacizzò nella seconda metà del '700: sorsero alcune case coloniche, iniziò qualche timida forma di mezzadria, nacquero alcune infrastrutture(cantina, granaio, ecc…). Nel 1838 giunse a Bolgheri il dottor Michele Carducci con la famiglia: una decina d'anni di aperta sfida ai tre poteri dominanti dell'epoca, "la chiesa, il Granduca, il conte". Ancora oggi nel paesino si ritrovano testimonianze del vissuto della famiglia Carducci: largo "bionda Maria", Casa Carducci, cimitero di nonna Lucia. 

 CASTAGNETO CARDUCCI
Compare nell'atto di donazione dei beni all'Abbazia di San Pietro in Palazzuolo di Monteverdi, redatto dal fondatore Walfredo di Ratcauso nel 754 d. C.. La comunità che vi si andò formando si distinse sempre per i vivaci contrasti con gli antichi dominatori. Quando Pisa fu sottomessa a Firenze, Castagneto rimase sempre all'erta contro prevaricazioni e soprusi. La lotta per gli usi civici (caccia, pesca, legnatico e pascolo) si protrasse fino al 1778 quando il giudice Martini emise una precisa sentenza: la proprietà dei territori ai Gherardesca, il godimento degli usi civici ai castagnetani. La soddisfazione per questo riconoscimento non scalfì il vivo disappunto per la mancanza di terra, per cui, 10 anni dopo quella sentenza, si arrivò ad una definizione: ai Gherardesca gli usi civici di pascolo e legnatico, ai castagnetani la terra. Negli anni successivi la terra ritornò agli antichi proprietari e il conte Guido Alberto introdusse un progressivo stato di conflittualità per venire in possesso anche dei due rimanenti usi civici, la caccia e la pesca. Questo stato fu esasperato da processi, attentati e incendi alle proprietà Gherardesca, finchè nel 1848 scoppiò una rivolta totale a Castagneto. Il 6 gennaio 1849, con l'intervento del Granduca Leopoldo II, il conte Guido Alberto concesse le "preselle", la proprietà dell'ex-palazzo pretorio, la chiesina di San Sebastiano, il locale della scuola. La "comunità Gherardesca" fu sostituita da Castagneto Marittimo, Bolgheri e Donoratico. Nel 1907 con la morte del poeta, avvenuta il 16 febbraio a Bologna, la denominazione di Castagneto Marittimo fu cambiata in Castagneto Carducci.

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