Giosue Carducci

Giosue Carducci

Castagneto Carducci (Livorno)

“ Quel tratto della Maremma che va da Cecina a San Vincenzo, è il cerchio della mia fanciullezza… Ivi vissi, o, per meglio dire, errai, dal 1838 all’Aprile del 1849.”
Giosue Carducci, Lettere

Scuole

San Martino
Rime Nuove, 1861/1887

"Se io potessi, vorrei ritirarmi in qualche villaggio perduto negli Appennini, o in qualche castello diroccato della Maremma, e non sentir più rumore di vita intorno a me, dimenticare che laggiù infondo, là lontano, vi sono quelle fogne di pietra ribollenti di un brulicame di insetti chiamate città’’.

Il Carducci, ormai affermato poeta, ritorna a Castagneto ogniqualvolta gli impegni professionali glielo consentono. Egli trova l’ispirazione per questa lirica proprio in seguito ad una visita fatta a Castagneto, nel mese di novembre, periodo nel quale i colli appaiono avvolti dalla nebbia, il mare è in burrasca per il forte vento e gli abitanti del paese sono tradizionalmente impegnati nella svinatura. Il paesaggio descrìtto dalla poesìa richiama alla mente i contorni sfumati dì tanti quadri macchiaioli, con le immagini più conosciute delia Maremma: il mare, le colline e i campi. Le tre stesure documentano l’evolversi della poesia: nella prima bozza emerge l’impeto dei Carducci, l’urgenza di fissare immediatamente l’ispirazione o l’idea originaria che poi sarà rimaneggiata e sviluppata in quelle seguenti, tanto che il poeta sembra appuntare i primi versi su di una nota di lavoro. Gli scritti autografi successivi riportano fa data 8 dicembre 1883, con il primo titolo di Autunno; vi sono indicati però due differenti orari che rimandano a momenti diversi della stessa giornata. Nella seconda bozza semi definitiva e nella trascrizione in bella copia compaiono alcune varianti rispetto al testo pubblicato definitivamente con fi titolo San Martino.

La poesia è mirabile per l'eleganza stilistica e l'equilibrio compositivo. La prima e la quarta strofa descrivono ambienti esterni ricorrendo all’uso di sostantivi che richiamano alla mente ampi spazi - colli, mare, nubi questi ambienti aperti sono il simbolo della Natura, in particolare di una natura ammantata da un velo di malinconia ottenuto dall’unione di tali sostantivi con aggettivi o verbi capaci di trasmettere al lettore una sensazione di dolore e di tristezza - irti, urla, piovigginando, neri

La seconda e la terza strofa, che sono in antitesi alla prima grazie all’avversativa ma, descrivono invece due ambienti chiusi, una cantina ed una cucina, simboli dell’interiorità dell’Uomo, il quale può opporsi alle avversità della Natura solo mediante la propria operosità, rappresentata dal ribollir dè tini e dallo spiedo che gira su ’ ceppi. 


Davanti San Guido
Rime Nuove, 1861/1887
 
... Là in Maremma ove fìorìo
la mia triste primavera, là rivola il pensier mio con i tuoni e la bufera:
là nel del nero librarmi la mia patria a riguardar,
poi co'l tuono vo' sprofondarmi tra quei colli ed in quel mar...

Mentre si reca in treno da Roma a Livorno nel 1873, il Carducci volge lo sguardo verso i cipressi del Viale che unisce l’antica vìa Emilia al paese di Bolgheri, tra i quali era solito giocare durante la sua infanzia.
Scrive la poesia nel periodo del Natale 1874, ma sono necessari molti tentativi prima di arrivare alla stesura definitiva risalente al 18 agosto 1886.
Il poeta definisce i cipressi - giganti giovinetti - poiché negli anni della sua adolescenza erano appena stati piantati. Sul finire del 1700, infatti, a seguito delle bonifiche volute dai Conti Della Gherardesca, viene realizzato uno stradone sterrato di circa tre miglia per collegare Bolgheri con la via Emilia.

Dopo il 1830 si aggiungono due filari di pioppi che sono però ben presto divorati dai rustici bufali Maremmani. Si rende necessaria perciò, la loro sostituzione con i cipressi, la cui messa a dimora si conclude nel 1911, a rispettosa distanza dal castello di Bolgheri, conferendo al vecchio stradone l’aspetto di un ombroso viale.
Asfaltato fin dal 1954 il Viale dei cipressi è oggi monumento nazionale, posto sotto la tutela del Ministero dei Beni Culturali. 

L'improvvisa apparizione dei cipressi, consente al poeta di rivivere per un momento gli anni della sua fanciullezza, quando si diverte a tirare i sassi del Viale ed a cercare ì nidi dei rusignoli. L’uomo maturo tiene a specificare in maniera polemica che le sue sassate infantili sono divenute oggi invettive politiche e letterarie contro i suoi avversari; si vanta di non appartenere al quella schiera di romantici manzoniani moderati e conformisti, che riescono ad ottenere incarichi ben pagati - che tiri quattro paghe per il lesso rivolge un’altra frecciata polemica ai seguaci delle teorie linguistiche del Manzoni apostrofandoli con l’epìteto di stenterelli poiché fanno uso improprio delia favella toscana.

Tra i cipressi - alti e schietti - si staglia - alta e solenne - la figura di nonna Lucia; ella è solita raccontargli la novella del Re Porco tenendolo sulle ginocchia e chiamandolo affettuosamente bufolotto. Giosuè la esorta a raccontar nuovamente all'uom savio la favola popolare che sconfina in miti antichi; nella lirica riproduce il ritmo poetico del racconto fiabesco e ritrova così il senso dei l’antica saggezza.
Nelle ultime due quartine il poeta si riscuote dai ricordi; il treno lascia la terra amata, inseguito dai puledri e ignorato da un asino grigio. La schiera dei polledri simboleggia l’irruenza e la passione tipici dell’età giovanile che segue il ritmo della vita e del progresso identificato nella vaporiera mentre l'asin bigio è l’emblema dell’ignavia e della grettezza che offuscano gli animi scettici e disillusi. La poesia è l’espressione del tormento esistenziale del Carducci che contìnua a ripercorrere con la memoria gli anni giovanili nella speranza di ritrovarvi una vitalità pura e innocente con la consapevolezza della morte imminente, forse unica fonte di vera felicità.
Traversando la Maremma toscana
Rime Nuove, 1861/1887

 
”21 aprile 1885. ore 3. ricordo della mattina del 10 aprile che passai per la Maremma;
ricordo delle ore 6, sotto Castagneto ”

Il Carducci, dopo aver fatto visita aita figlia Beatrice, si reca da Livorno a Roma per una seduta del Consiglio Superiore; il treno passa per la sua Maremma ed egli osserva i paesi di Bolgheri e Castagneto. La prima stesura del sonetto riporta il titolo Traversando la Maremma pisana.
Il 23 aprile 1885, scrivendo al Chiarini una lunga lettera di cui riportiamo alcuni brani, invia all?amico livornese anche il sonetto appena terminato in bella grafia.
A distanza di pochi giorni scrive di nuovo al Chiarini in vista della pubblicazione: “se vuoi stampa il sonetto. L'argomento è questo... passando per la ferrata sotto Castagneto - Traversando la Maremma pisana... bada, sii esigente fin da principio su l'amministrazione; e fatti pagare specialmente te: se cominciano a pigliar confidenza, addio”.

La lirica appartiene al nutrito gruppo di poesie dedicate a questi luoghi e perciò dette “liriche maremmane”, la cui ideazione è compresa in un periodo ben definito che va dal 1871 al 1885. Il poeta passa per la Maremma - dolce paese - e si commuove al ricordo dei sogni giovenili che egli aveva lungamente accarezzato durante la sua permanenza a Bolgheri e a Castagneto. All’aspetto della campagna che circonda questi paesi, semplice ma solenne, sobrio ma dignitoso, il poeta assimila - portai conforme - il suo carattere orgoglioso - l'abito fiero - e la sua poesia che non accetta compromessi - sdegnoso canto -, Il paesaggio castagnetano, a lui così familiare - usate forme -, suscita sentimenti contrastanti nell’animo del poeta poiché la sua mente si rasserena quando si abbandona ai dolci ricordi dell’infanzia, ma si addolora quando comprende che gli ideali della sua adolescenza - giovanile incanto - si sono ormai trasformati in mere illusioni - sogni -,
La consapevolezza del lento dissolversi delle proprie attese giovanili - quel che amai fu invano - e dell’approssimarsi della morte - dimani cadrò - crea al poeta un turbamento interiore. Solamente il paesaggio di Castagneto, con le sue colline lavorate dall'uomo e la sua pianura verde di vegetazione rìdente, pur se avvolta in una fìtta nebbiolina, riesce a mitigare la sua inquietudine - paca dicono al cuor -,

La bellezza della poesia risiede nella perfetta fusione tra il paesaggio ed il sentimento, che passa dal rimpianto (per la gioventù ormai trascorsa), alla delusione (per gli ideali rivelatisi irraggiungibili) ed infine al desiderio rasserenante dell’oblio.

Galleria Fotografica

I Parchi Letterari®, Parco Letterario®, Paesaggio Culturale Italiano® e gli altri marchi ad essi collegati, sono registrati in Italia, in ambito comunitario ed a livello internazionale - Privacy Policy
Creazione Siti WebDimension®