Federico II

Federico II

Melfi

La vita

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Federico II di Svevia

Figlio dell'imperatore Enrico VI di Svevia e di Costanza d'Altavilla, Federico II fu considerato da alcuni una "meraviglia del mondo", per altri fu invece l'Anticristo.
Per tutta la prima metà del 13° secolo, l'imperatore svevo si mosse con spregiudicatezza e inventiva in un complesso scenario politico, che egli influenzò fortemente e di cui fu protagonista per un cinquantennio. Il centro della sua politica fu il Regno di Sicilia e la sua corte a Palermo fu il luogo d'incontro delle culture greca, ebraica, cristiana e araba.
Federico nacque il 26 dicembre 1194 a Jesi, nelle Marche. La madre, morendo, aveva affidato la reggenza del regno e la tutela del figlio a papa Innocenzo III. Mentre Federico tentava di affermare la sua sovranità sul regno, improvvisi sviluppi nella politica imperiale gli presentarono ben più vaste prospettive. L'imperatore Ottone IV, infatti, rivendicando diritti sul Regno di Sicilia, discese in Italia. Con ciò provocò la reazione di quanti ‒ il papa, il re di Francia e molti principi tedeschi ‒ osteggiavano un'unione tra l'Impero e il regno italiano. Federico fu il loro strumento e nel 1211, quando ormai Ottone sembrava avere il controllo dell'Italia meridionale, un'assemblea di principi tedeschi, deposto Ottone, decise di invitare in Germania Federico per incoronarlo re dei Romani e designarlo con ciò alla successione imperiale. Ottone. Questi, nel 1214, veniva però rovinosamente sconfitto da truppe anglo-francesi nella battaglia di Bouvines. Il 25 luglio 1215 lo Svevo venne incoronato re dei Romani ad Aquisgrana. In quella stessa occasione egli s'impegnò a bandire una crociata. Nulla seguì per anni ‒ era stato intanto incoronato imperatore a Roma nel novembre 1220 ‒ e un nuovo papa, Gregorio IX, nel 1227 lo colpì per ciò con la scomunica.
Federico fu costretto a partire, ma la sua fu un'impresa particolare: invece di combattere intavolò un lungo negoziato con il nemico, il sultano d'Egitto, ottenendo la consegna di Gerusalemme, Betlemme, Nazareth e garanzie di movimento per i pellegrini. Durante le trattative si intrattenne in discussioni filosofiche e scientifiche con dotti musulmani, il che gli procurò critiche e accuse di miscredenza.
Lasciata la Germania, che abbandonò sostanzialmente al suo destino, Federico si stabilì nel Regno di Sicilia, che egli si impegnò fortemente a trasformare. Riformò i tribunali e l'amministrazione del regno, riorganizzandone le strutture e creando nuove figure di funzionari. Emanò un'importantissima serie di leggi tra cui le Costituzioni di Melfi (1231), con le quali si sforzò di realizzare uno Stato organizzato e coerente che non prevedeva soltanto obblighi dei sudditi nei confronti del governo, ma anche dello Stato nei confronti dei sudditi. Era una novità assoluta e in molti hanno visto in lui il primo sovrano di stampo moderno. Federico stimolò anche l'economia del regno, intervenendo sulla struttura produttiva. Nel 1224 Federico istituì a Napoli la prima università statale.
Federico aveva contravvenuto da subito agli impegni presi col papa. Non solo la sua crociata era finita con un negoziato, ma egli non aveva nemmeno rinunciato, una volta divenuto imperatore, al Regno di Sicilia, così come gli era stato richiesto già da Innocenzo III. La tensione col papato toccò il limite di guardia in più occasioni. Nel 1241 Federico catturò al largo dell'isola d'Elba i prelati che intendevano raggiungere Roma per partecipare al Concilio generale indetto dal papa.
Tali avvenimenti si intrecciavano con ciò che avveniva in Italia settentrionale, dove l'imperatore si scontrò con i Comuni che volevano preservare la propria autonomia dalle sue pretese di sovranità. A tal fine essi risuscitarono la Lega lombarda che s'era già opposta per gli stessi motivi a suo nonno, Federico I Barbarossa. Federico conobbe l'amarezza della sconfitta: nel 1248, presso Parma, subì una grave disfatta; l'anno dopo i Bolognesi catturarono a Fossalta Enzo, figlio prediletto dell'imperatore (morto prigioniero nel 1272).
La sete di sapere spinse Federico II a ospitare presso la sua corte importanti personalità della cultura. Alla sua iniziativa si devono le traduzioni di opere della tradizione filosofica greca e araba fino allora sconosciute, in particolare quelle di Aristotele. Federico ebbe poi rapporti col celebre matematico Leonardo Fibonacci, con dotti ebrei, arabi e greci. Personalità di rilievo attiva al suo fianco fu quella di Pier delle Vigne, che fu suo stretto collaboratore e portavoce. Nel suo trattato sulla caccia col falco, l'imperatore dimostrò uno spiccato interesse naturalistico. Favorì la scuola poetica siciliana ed egli stesso compose poesie amorose. Collezionò sculture e cimeli antichi e si fece riprodurre copie di opere del passato; inoltre seguì personalmente il progetto della Porta di Capua, un monumento ricco di riferimenti all'antichità romana, che, all'ingresso del Regno, doveva testimoniare i valori cui si ispirava la sua monarchia. Negli augustali, monete d'oro che egli mise in circolazione nel 1231, Federico era raffigurato coronato d'alloro come gli imperatori romani. Sviluppò nel regno una rete di castelli, per esigenze di controllo ma anche per favorire i suoi svaghi, come la caccia: il più celebre è Castel del Monte, dalla singolare pianta ottagonale.
L'imperatore morì mentre cercava di reagire alle disfatte subite in Italia settentrionale. La fine avvenne nel suo luogo di soggiorno preferito, Castel Fiorentino (presso Foggia), il 13 dicembre 1250. La salma fu portata a Palermo e collocata in un sarcofago nella cattedrale.

Altri personaggi legati al territorio di Melfi


Pasquale Festa Campanile
Scrittore e regista, nato a Melfi nel 1927. Negli anni ’60 inventò la “commedia all’italiana”, scrivendo copioni, quali “Rocco e i suoi fratelli” e “Il Gattopardo”. Molti i lavori da regista, da “La ragazza di Trieste” a “Le voci bianche”. Festa Campanile esordisce alla fine degli anni ’50 con il romanzo “La nonna Sabella”, ambientato nella sua Melfi. Un esordio quanto mai positivo che lo pone tra i grandi della novellistica meridionale. Nel suo ultimo lavoro “Per amore, solo per amore”, premio Campiello, si ritrovano ancora i ricordi della terra natia. La piazza antistante il Palazzo di Città è intitolata al suo nome. Abele Mancini Storico e poeta. Nacque a Melfi nel 1845 ed ivi scomparso nel 1899. I suoi versi ebbero, fra gli estimatori, Matilde Serao. Molte le sue opere. Quali “Lo studio sulla filosofia critica storica”, “Dell’applicazione della critica ai lavori storici”, “Della critica storica in Italia”, “Melfi all’alba del secolo XX” e “Capitula et statuta baculationis civitatis Melphis”, dedicata a Giustino Fortunato.

Francesco Saverio Nitti Statista 
Statista. Nacque a Melfi nel 1868 da famiglia modesta e morì a Roma nel 1953. Fu economista, uomo politico e di governo, patriota e giornalista, scrittore e professore di Scienze delle Finanze. Fedele alle idee mazziniane e liberali, fu uno studioso attento e autodidatta. Con sacrificio conseguì la laurea in giurisprudenza nel 1890 e presto fu ordinato professore ordinario della Cattedra di Scienze delle Finanze presso l’Università di Napoli. Come uomo di governo offrì il massimo appoggio all’Unione Nazionale per la lotta contro l’analfabetismo. Come deputato di Muro Lucano, preparò la legge speciale sulla questione meridionale, in cui affrontò il problema tra Nord e Sud. Nel governo Giolitti fu ministro, nel 1911 resse il Ministero dell’Agricoltura, Industria e commercio e, l’anno seguente, creò l’Istituto Nazionale delle Assicurazioni, primo Ente pubblico di gestione. Avviò il processo di modernizzazione produttiva delle industrie private. Dimessosi nel 1914, visse in isolamento, ma nel 1917 venne richiamato a reggere il Ministero del Tesoro e delle Finanze. Dopo la guerra, nel giugno del 1919, caduto il governo Orlando- Sonnino, assunse la carica di Presidente del Consiglio dei Ministri, con l’interim degli Interni. Suo intento precipuo, avviare il paese verso la normalità, con un’azione mirata alla ripresa produttiva ed economica. Nel 1920 le dimissioni, dopo aver promosso, tra l’altro, la riforma elettorale, basata sullo scrutinio di lista con rappresentanza elettorale, primo passaggio verso un sistema politico democratico. Seguirono, per Nitti, anni difficili ed amari. Dopo l’esilio di Zurigo e poi di Parigi, per la sua lotta al fascismo, nell’agosto del 1943, oramai vecchio, fu arrestato dai tedeschi e deportato in Germania. Rientrato in Italia nell’ottobre del 1945 formò con Croce, Orlando e Bonomi, l’Unione Democratica Nazionale. Eletto alla costituente trasmise la sua esperienza ed il frutto delle sue meditazioni alla scrittura della Costituzione repubblicana. Nominato senatore a vita concluse la sua vita politica, appunto, alla guida della coalizione di sinistra, con l’intento principale di contrastare l’alleanza della Dc con i neofascisti.
Melfi conserva la casa natale dello statista, trasformata oggi in biblioteca, con un annesso centro studi. A suo nome sono intitolate le scuole elementari del centro storico, oltre ad una strada principale della città. Nella villa comunale “Sibilla” è eretto un monumento in suo onore.

Giustino Fortunato

Scrittore e uomo politico italiano (Rionero in Vulture 1848 - Napoli 1932).Uomo di destra, legato politicamente al Sonnino, fu deputato dal 1880 al 1909, e senatore dal 1909. Prosatore elegante e nitido, si deve a lui principalmente il vasto interesse per la questione meridionale. Nelle sue opere (La questione demaniale nelle provincie meridionali, 1882; Il Mezzogiorno e lo Stato Italiano, 1911; Pagine e ricordi parlamentari, 1920; ecc.) sostituì alla vecchia immagine del Mezzogiorno fertilissimo e povero solo per inerzia di abitanti e malgoverno, il quadro d'un Mezzogiorno ingrato e povero per natura: tesi che, sostenuta da F. anche in una serie di lavori storici (S. Maria di Vitalba, 1898; Rionero medievale, 1899; La Badia di Monticchio, 1904; ecc.), oltre a ispirare vivaci studî geologici, economici e storiografici, impose alla classe politica il problema meridionale in tutta la sua ampiezza.

A cura di Michelangelo Levita
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