Francesco Petrarca e dei Colli Euganei

Francesco Petrarca e dei Colli Euganei

(Padova)

“Se solo potessi mostrarti il secondo Elicona che per te e per le Muse ho allestito nei Colli Euganei penso proprio che di lì non vorresti mai più andartene”

Francesco Petrarca, Senili, XIX, Lettera a Maggio di Parma (1369)

Gli Scenari

I Colli Euganei

Fonte d'ispirazione per generazioni di importanti scrittori, poeti ed artisti, la quieta ed incantevole bellezza dei Colli Euganei costituisce ancora oggi una delle principali attrattive della provincia di Padova. Dall'amor cortese dei trovatori provenzali, cantori della bellezza di Beatrice e della grande generosità del loro ospite Azzo Vl d'Este, all'atmosfera decadente di Bruce Chatwin, un percorso suggestivo conduce alla scoperta dei luoghi che fecero scaturire liriche e pensieri sublimi, pagine ineguagliabili dei classici più amati, lettere appassionate di poeti e scrittori romantici. L'itinerario tra i colori, i profumi, gli ambienti che suscitarono grandi sentimenti si snoda tra oasi ambientali, antiche abbazie, castelli, ville, bastioni, ritiri campestri e parchi storici ed include tappe eccellenti come la casa di Francesco Petrarca ad Arquà, ultima,amatissima, dimora del Poeta. Una "passeggiata nella letteratura" per carpirel'incanto e la magia di mondi fantastici che la frenesia ed il fragore della vita quotidiana spesso ci impediscono di cogliere[1].

Arquà Petrarca, Piazza Alta, Foto Danesin Arquà, Casa Petrarca, Interno, Foto Danesin

Ma parlare soltanto della seppur eccellente presenza del Vate aretino sarebbe riduttivo perchè la quiete e la bellezza del paesaggio dei Colli Euganei hanno attratto scrittori, poeti ed artisti in ogni epoca.

Ad inaugurare la stagione letteraria è la corte di Azzo VI che ad Este accoglie giullari e trovatori dall'Europa e dalla pianura padana, dando vita ad una vivace corte che presiederà' fino alla sua morte, lasciando i menestrelli in un lutto disperato che avrà' come esito molti planhs (compianti). Ma oggetto di molti versi sarà' anche la di lui figlia, Beatrice d'Este di rara bellezza ma votata da subito alla vita conventuale fino alla morte in giovane eta' e che è ora sepolta nel duomo della città'.

“signor Marchese, che cosa faranno i giullari a cui faceste tanti doni , tanti benefici? Per questa situazione ho solo un consiglio da dare ai trovatori: che si lascino morire e vadano a cercarvi di la',perchè non conosco ne' vedo punto chi si curi di loro, ora che non voi non ci siete più'”
Aimeric de Peguilhan, Ja no cujey que'm pogues oblidar (1212)

“ A Dio raccomando la terra dov' ella sta e il dolce paese dove è nata, e la sua gentile persona, piacente, dove risiede tanta virtù' e tanta beltà', ch'io tanto desidero. Dio, quando potrò vederla?”

Rambertino Buvalelli, Al cor m'estai l'amoros desiriers (1209)

Il rinascimento padovano fa una tappa importante ancora nel comune atestino con le figure di Alvise Cornaro, un mecenate generoso che crea a Padova una piccola corte privata di intellettuali ed artisti tra cui Angelo Beolco detto il Ruzante e l'architetto Giovanni Maria Falconetto che lavorera' per lui nel suo palazzo di città' e sarà' da lui incaricato del progetto della villa dei Vescovi di Padova a Luvigliano di Torreglia.

Il Cornaro è anche autore di un breve libro “Trattato de la vita sobria” in cui elogia la vita di campagna e loda la “Santa agricoltura” e il Beolco in alcune lettere parla proprio di un sito dei colli che nomina “podere dell'Allegrezza”

“Io vo l'aprile e 'l maggio, et cosi' il settembre et l'ottobre, per alquanti giorni a godere un mio colle, che è in questi monti Euganei, et nel più' bel sito di quelli, che ha le sue fontane et giardini, et sopra tutto commoda e bella stanza, nel quale luogo mi trovo anchora alcune fiate a qualche caccia conveniente alla mia etade, commoda et piacevole”

Alvise Cornaro, Trattato de la vita sobria

Ma volendo ritornare alla notte dei tempi, a quella dei Veneti Antichi di cui Este è la culla alla fine dell'eta' del bronzo (X-IX secolo a.C.) non si può non parlare di quello che viene definito un “poema” di questa cultura, non scritta ma raccontata in un dei piu' preziosi pezzi nel Museo Nazionale Atestino , la situla Benvenuti del VII sec. a.C , un recipiente in bronzo decorato a sbalzo che racconta in immagini vita ed usanze di questa antica popolazione.

Tornati nel passato più' recente, gli ameni colli di Este sono stati scelti per un breve soggiorno dallo scrittore Shelley e della moglie Mary Shelley e la moglie di Byron che aveva preso in affitto la villa ora detta Kunkler dal suo ultimo proprietario sul luogo:

“dove un tempo si trovava un convento di cappuccini (….) la casa era ridente e piacevole (…) con un padiglione che Shelley adibì a studio, e nel quale inizio' il Prometeo e qui scrisse anche Julian e Maddalo (…) Dal giardino potevamo spaziare con lo sguardo sulla vasta pianura della Lombardia, cinta a occidente dai lontani appennini, mentre a oriente l'orizzonte si perdeva in brumosa lontananza”
Dalle note di Mary Shelley a “The poetical Work of P. B.Shelley” (Londra, 1840)

Nella vicina Valle San Giorgio, frazione di Baone, nel 1777 ha soggiornato Giacomo Casanova in visita al suo ex-precettore e parroco del paese e lì trova sul letto di morte Bettina, perpetua del paese che aveva allietato alcuni momenti della sua gioventù sui Colli e per andare a visitare la casa di uno dei poeti più' amati dallo scrittore fin dall'epoca dell'Università', come ci racconta nella Histoire de ma vie”.

Proseguendo fino a Monselice si seguono le tracce del padre dello stilnovo, Guido Guinizelli che qui si sarebbe morto e di Anton Francesco Doni, personaggio quanto mai bizzarro che approda in questa città’ per passarvi gli ultimi anni di vita, ma ancora molto attivo nella sua produzione letteraria di poemi oltre che in quella di poligrafo.

Si arriva cosi a Selvazzano dove Melchiorre Cesarotti vive quando è gia’ molto conosciuto in Europa per la traduzione dei “Canti di Ossian”. In questo comune ristruttura una villa che ha avuto come ospite anche Ugo Foscolo, che abito’ poco distante, nell’attuale frazione di Feriole a villa Cittadella Vigodarzere ora Milan che lo ospitò e dove ambientò “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” in cui parla anche della casa del Petrarca di Arqua’. Qui tuttavia la descrizione dei Colli che ne traspare non è realistica ma trasfigurata dalla sua sensibilità’ preromantica:

“[…] di sotto a me le coste del monte sono spaccate in burroni infecondi [...] Il fondo oscuro e orribile sembra la bocca di una voragine […] “, dove burroni e voragini sicuramente non sono delle caratteristiche di questi paesaggi"

Nella vicina Villa Emo-Capodilista è invece ancora il teatro protagonista con la tragedia “Adriana” di Luigi Groto, detto anche il “Cieco d'Adria” che l'ha messa in scena nell'elegante loggiato.

All’alba del 1900  possiamo fermarci a leggere alcune pagine di “Piccolo mondo moderno” del vicentino Antonio Fogazzaro che ha ne ambientato alcune parti nell’abbazia benedettina di Praglia nel comune di Teolo, di cui offre alcune descrizioni:

“ […] quella divina loggetta […] quella bruna e chiesa quattrocentesca, cosi larga e solida nella sua eleganza [­­­...] e qui e qui questo cortiletto divino[…]guardate la grazia infinita dei fregi minuti, vedete le cornici di terracotta, gli archetti trilobati, il melarancio simbolico, e quelle conchigliette, un antico rosario allineato […]”
 
In quest’abbazia passò qualche anno Giuseppe Barbieri, amico del Cesarotti e che scrisse i poemetti “Le stagioni” e “I colli Euganei”.

“[…] Vezzosi poggi [...] tra voi tutto respira gioventù’, gaiezza: voi siete un vezzo di natura, un riso, gioia del ciel e leggiadria del suolo. Facili dossi, collinette apriche, tumuli erbosi, piccoletti scogli, comode vallicelle, ombrosi seni, cari boschetti, ruscelletti vivi e torrentelli di brevissim’onda son vostra gloria”.

Sara’ suo ospite nella dimora di Torreglia Niccolo’ Tommaseo che descrive cosi i colli.

“non è parola che valga a rendere le tinte con si’ delicata e si ricca varietà’ digradanti, dell’azzurro e del verde, il colore delle nubi, e la forma de’colli, che o soli o appoggiati l’uno all’altro fraternamente, s’abbelliscono con la muta bellezza […]".

Sempre nel comune di Torreglia si trova la neo-riaperta Villa dei Vescovi , ora del FAI, che Dino Buzzati cosi ci descrive: “si tratta del palazzo di campagna che nella prima meta' del Cinquecento Alvise Cornaro, il saggio umanista autore dei Discorsi intorno alla vita sobria fece costruire dal pittore e architetto Giovanni Maria Falconetto per la villeggiatura dei vescovi di Padova, di cui era amministratore. È uno dei primi esempi di architettura classica nel Veneto. Palladio non si era ancora rivelato. Sorge in cima ad una collinetta e i suoi due orgogliosi loggiati fissano, immobili, il singolare panorama che probabile sia unico al mondo. Sorgono infatti all'intorno alcuni dei migliori Colli Euganei i quali, per non essere deturpati da colture, per non portare sulla sommità' alcuna fabbrica e per la tipica sagoma a cono che allude a preistoriche eruzioni, risultano oltremodo puri e misteriosi” 
Cronache terrestri, Mondadori, Milano 1972.  
 
Le rinomate acque termali di Abano e Montegrotto Terme hanno invece ispirato Claudio Claudiano nel suo carme “Aponus” IV sec. d.C che così descrive la Fons Aponi presso il piccolo colle del Montirone: “più' bassa di un alto colle, ma piuttosto elevata rispetto alla campagna circostante, con notevole giro, dolcemente si gonfia un'altura ricca di acqua bollente; dovunque l'acqua scava caverne, l'acqua che sgorga dal fuoco [...]qui c'è l'umida e infiammata regione di vulcano: qui la ricchezza della terra è il regno infuocato della plaga solforosa […] Nel mezzo, come un mare che ribolle per largo tratto, si estende un lago azzurro, con grandissimo giro, che occupa un enorme spazio”.  
 
Echi virgiliani si trovano invece nell'iscrizione dell'abate Barbieri dedicata alla villa Selvatico, ora Sartori il cui giardino nel primo Ottocento fu sistemato da Jappelli, pare proprio seguendo alcuni scritti del poeta. "A Virgilio, il più' dolce dei poeti, esperto nella sapienza eleusina, questa immagine del regno tartareo e delle sedi dei beati, tratta dal VI libro dell'Eneide, per opera dell'architetto Giuseppe Jappelli, Augusto Meneghini signore del luogo, avvalendosi della natura, dedicò”
 
Il Parco Letterario® Francesco Petrarca  unisce quindi  idealmente eccellenti presenze letterarie di una vasta area geografica, quella dei Colli Euganei, un gruppo di colline di origine vulcanica a sud-ovest della citta' di Padova e che sono Parco Regionale dal 1989 e dal 1971 protetti da quella che viene considerata la prima legge ecologica varata per controllare e limitare l'attivita' devastante delle cave.

Si elevano dalla pianura padana isolati nelle loro modeste altezze, dando origine ad un paesaggio dalle forme uniche, caratterizzati da un'eccezionale varieta' di fauna e flora, a causa della diversa composizione dei terreni e della presenza di particolari microclimi.
Eccezionale quanto unica presenza in Italia è quella della Haplophyllum patavinum , piantina dai fiori gialli , nota piu' comunemente con il nome di Ruta Patavina  che si trova in aree molto ristrette proprio in questa zona ma che è originaria addirittura delle steppe dell'Asia Centrale.
 
 

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