Giuseppe Giovanni Battaglia

Giuseppe Giovanni Battaglia

Aliminusa (Palermo)

"L'Óriu abballa sulu e 'mpurrazza
spacchiu; aggarbizzatu
splenni lu sŔnsiu di lu l˛chiru,
abbutta, e sprucchia l'Óriu."


"L'aria balla sola e porta
seme; ben in ordine
splende la ragione del luogo,
vanagloria , e abortisce l'aria."

Aliminusa

Tra Cefalù, le Madonie, alle spalle del meraviglioso scenario del Monte San Calogero, e le strette e tortuose strade della leggendaria Targa Florio che tagliano i campi gialli della campagna siciliana, la poetica di Battaglia si fa spazio tra la sua forte identità di cultura contadina e la sua difficile assimilazione del mondo urbano e industriale le cui scioccanti evoluzioni sociali il Poeta predisse e denunciò.

Se Battaglia prende la strada della città, il suo cuore resta legato alla sua magnifica terra, La terra vascia de La Piccola valle di Alì, e, con essa, ai suoi volti, alla sua religione, ai suoi riti, alla dignitosa generosità dei suoi abitanti. Come scrisse Don Cosimo Scordato, l’artista fa la spola tra una città che promette ma non mantiene, e un paesino che non promette perché ha già dato, ma richiede tempo per apprezzare i suoi doni.

 

Aliminusa è situata nella zona centro-settentrionale della Sicilia. Comune dell’area madonita, dista 62 km da Palermo. Il suo territorio ha una superficie di 13,7 kmq ed un’altitudine di 450 m sul livello del mare, su cui è prevalente la coltivazione di oliveti, alberi da frutta (ciliegi, albicocchi, susini e fichi), fichi d’India, vigneti, grano, carciofi, broccoli e fave. Dalla sua favorevole posizione geografica è facile raggiungere sia le spiagge di Campofelice di Roccella, Lascari e Cefalù che i rigogliosi monti della Riserva Naturale Orientata Bosco della Favara e Granza.

L’aria salubre, le acque fresche e il grande senso di ospitalità fanno di Aliminusa un luogo di villeggiatura ideale.
Due date sono determinanti nella storia di Aliminusa: il 1635, anno in cui con la “ LicentiaPopulandi” nasce il Paese, e il 1812 quando con l’abolizione del feudalesimo in Sicilia, il centro diventa Comune autonomo. 

Aliminusa nasce come feudo e il suo destino fu segnato dalle famiglie feudali quali: i Conti Luna, gli Aragona e i Moncada. Nel 1796 il feudo fu acquistato dai Baroni Milone di Palermo, casata che, alla data odierna, mantiene i suoi eredi,con dimora presso il Baglio Baronale.

 

Il Baglio Baronale, con il suo rispettivo atrio, è la più antica costruzione del paese. Si tratta di una costruzione seicentesca attorno alla quale si è sviluppato tutto l’impianto urbanistico di Aliminusa. L’edificio si componeva di due ali:l’una che serviva da abitazione e l’altra da magazzino. Entrambe sovrastate da una torre centrale che aveva funzione difensiva. Annessa al Baglio, con una struttura più piccola e semplice dell’attuale, era la Chiesa dedicata a Sant’Anna.

La Chiesa di Sant’Anna , edificata nel 1635, si erge nell’omonima piazza. Piazza Sant’Anna è il centro di ritrovo della collettività aliminusense, è il luogo dove nel corso della giornata ci si incontra per discutere di ogni sorta di problema. La chiesa è stata rimaneggiata ed ingrandita almeno tre volte, l’ultimo intervento risale al 1932 su un progetto dell’ing. Indovina di Termini Imerese. La struttura é sobria nella sua linearità ma nello stesso tempo suggestiva. Al suo interno vi si possono ammirare anche raffinate pitture e interessanti sculture.

 

Note storiche 
Le prime notizie certe su Aliminusa risalgono al secolo XV in una carta geografica custodita nell'archivio storico degli Uffizi fiorentini con il nome TERRÆ HARMINUSÆ.
Il toponimo Aliminusa deriva con molta probabilità dal termine arabo ARMISCH che signifa valle desolata, mancante d'acqua, o sempre dall'arabo ALUMANAC che significa illesa, in quanto dal mare l'abitato è visibile, ma a terra questi scompare, dovuto alla particolare morfologia del territorio. .

L'area geografica in cui è sita Aliminusa è stata fino al 1600 una delle zone meno popolate della Sicilia. Fino a quella data esistevano infatti soltanto alcune masserie ed abbeveratoi oltre ad alcuni mulini lungo le valli dei fiumi Imera e Torto, collegati tra loro con una rete di trazzere. Sempre nel secolo XV un aumento demografico accentuò l'esigenza di fondare nuovi centri abitativi in tutta la Sicilia. Tale obiettivo venne raggiunto con la fondazione di nuovi borghi sottoposti all'autorità dei feudatari, i Baroni, ai quali come contraccambio per l'iniziativa per la nuova urbanizzazione considerato un investimento economico rischioso, veniva garantito un aumento di potere all'interno del Parlamento Siciliano, ed un'autorità assoluta all'interno dei centri stessi.

Aliminusa, ex feudo Giummeti, facente parte della contea di Sclafani Bagni fino al 1532, rientrò in questa stessa politica di espansione. Difatto, in quell'anno, Giovanni Vincenzo Luna Rosso e Spadafora, conte di Sclafani Bagni, lo vendette a Giovanni Bartolo La Farina. Nel 1550 il feudo venne riacquistato dalla famiglia Peralta dei Conti Luna, i quali si stabilirono nella villa baronale, che in seguito ad una sanguinosa contesa, con i nobili Tirallo di Sciacca venne distrutta.

Esistevano allora alcune case alla sinistra dell'attuale strada provinciale che collega Cerda - Montemaggiore Belsito che fungevano da centri di raccolta dei prodotti agricoli, data la difficoltà di trasportare questi prodotti a Sclafani Bagni per la considerevole distanza fra le varie parti del suo territorio. I collegamenti erano allora assicurati dalla strada Regia a valle dell'attuale paese, rimasta tutt'oggi allo stato di trazzera che collega Montemaggiore Belsito con la contrada Trabbiata.

Dopo la distruzione delle case esistenti e della villa, i proprietari costruirono un caseggiato chiuso (Baglio) in una zona sopraelevata rispetto alla strada per meglio difendersi da eventuali incursioni. All'interno del Baglio, vi erano due ali, una che serviva per l'abitazione del proprietario e dei guardiani, l'altra che serviva per il ricovero di animali (Erranteria) e per magazzino; queste due ali erano separate da un torrione centrale che evidentemente serviva per scopi difensivi.

Da ricerche storiche, si evince che ai conti Luna successero molti altri nobili tra i quali Antonio D'Aragona e Moncada fino al 1625, anno in cui venne acquistato da Gregorio Bruno. Avendo detto Barone avuto provisione da parte della Regia Curia il 18 Luglio 1634, avendo pagato alla tesoreria Regia Generale di Sicilia duecento once in data 30 Giungo 1634, viene accolta la richiesta di edificare, abitare e popolare detta baronia (Licenza Populandi), che autorizzava anche ad imporre diritti di gabella e dogane. Gli veniva inoltre conferito il potere di nominare un castellano, un capitano, un giudice, giurati ed altri ufficiali civici necessari al governo della nuova comunità. Questi fondò il borgo di Sant'Anna in posizione baricentrica rispetto all'intero feudo in modo da poter controllare dal punto di vista agricolo tutto il territorio. Già nel 1635 codetto borgo contava già 343 anime. A Gregorio successe il figlio Giuseppe che vendette il feudo, in data 23/04/1652, e l'abitazione al celebre giure consulto catanese Mario Cutelli Conte di Villa Rosata, come per atto in notar Pietro Cardona di Palermo. Il Cutelli fu generoso nel dotare la chiesa e nello stabilire un legato di maritaggio in favore degli abitanti, come si scorge dal suo testamento del 28/08/1954, anzi disponeva che ove ed in qualunque tempo fosse mancata la linea maschile il territorio di Aliminusa dovesse andare in beneficio ad un istituto di educazione da fondarsi in Catania.

Al Cutelli Mario successe Giuseppe, che fu anche Signore di Valledolmo, e poi Antonio e Giuseppe Giovanni dal 1656 fino al 1747, quando, morto quest'ultimo senza eredi, il feudo passava nel dominio dell'erigendo istituto che prendeva il nome di Cutelli, che tutt'ora esiste ed è sotto il dominio diretti dello Stato. Nel 1750 Aliminusa era concessa dal Vescovo Mons. Galletti quale fido commissario della volontà del Cutelli, in enfiteusi ad Ignazio Vincenzo Paternò, Principe di Biscari, il quale lo cedeva poi, correva l'anno 1766, a Gerolamo Recupero Bonaccorsi, e indi nel 1796, passava ai baroni Miloni di Palermo, finchè abolito con il Real Rescritto del 1812 il feudalesimo in Sicilia, Aliminusa si erigeva a Comune per come si regge fino ad oggi. Dopo aver esposto il succedersi dei proprietari del feudo, il baglio inizialmente era costruito da un corpo di fabbrica semplice, successivamente vennero costruite delle altre case tutt'attorno per ospitare i contadini per il breve periodo che si soffermavano nel piccolo centro.

Quando Gregorio Bruno ottenne la LICENTIA POPULANDI nel 1635, non si ebbe subito lo sviluppo del paese (infatti sono assenti nell'archivio di Stato di Palermo riveli di case fino al 1811) poichè al Bruno non interessava fondare un nuovo centro, ma gli premeva soprattutto essere proclamato Senatore secondo la prescrizione della vecchia legge. Infatti il territorio si distacca dal comune di Sclafani Bagni dopo più di un secolo e cioè nel 1765 solo alcuni decenni dopo aver ottenuto la licenza di fondare il paese, vengono costruite le prime case e si suppone che queste case vennero a formare sei strade che si sviluppavano attorno al Baglio.

Le strade sopra menzionate hanno tre caratteristiche principali che influirono sull'attuale assetto del paese, ossia la loro larghezza di nove metri, dirette e disposte lungo le linee di massima pendenza. Detta organizzazione urbanistica era dettata da una legge spagnola che imponeva le regole suddette a tutti i territori conquistati non tenendo conto quindi delle caratteristiche del territorio e delle esigenze degli abitanti. Le case costruire erano di proprietà del barone che li dava in affitto ai contadini che venivano ad abitare in Aliminusa.

Dalla seconda metà del XVII secolo fino agli inizi del XVIII secolo non si ebbero abitanti stabili, anzi i contadini dell'epoca possono considerarsi dei nomadi particolari. Infatti per un curioso meccanismo di credito da parte dei baroni, essi si trovavano sempre in debito cosicchè erano costretti ad abbandonare un feudo e trasferirsi in un altro. Costoro giungevano in un feudo senza possedere nè soldi nè case, ma venivano aiutati in un certo senso dal barone, il quale prestava loro del grano fino al momento del raccolto; ma poneva gli interessi talmente alti da non consentire ai contadini di restituire il prestito.

Agli inizi del XVIII secolo questo fenomeno scompare, la popolazione divenne stabile, il paese si espande e le nuove strade hanno caratteristiche simili alle precedenti. In questo periodo il Barone cedette un lotto gratuitamente sul quale poi i contadini edificarono le proprie case, che rimasero per lo più invariate fino alla prima metà del XX secolo. Il modulo tipo di queste costruzione si ergeva su un lotto prospiciente la strada della lunghezza di dieci metri; si sviluppava solo al piano terra e perciò veniva chiamata terragna.

L'interno (che aveva la triplice funzione di abitazione, ricovero di animali e conservazione delle provviste) veniva divisa in due ambienti: nel primo che occupava metà dell'intera superficie dalla parte posteriore delle strada, venivano ricavate due alcove: la prima separata da tende, fungeva da stanza matrimoniale e da letto per i figli (se vi erano figli di entrambi i sessi i maschi venivano sistemati in lettini approntati nel solaio), la seconda veniva utilizzata come stalla e da ripostiglio.

Anteriormente si collocavano il forno, la cucina a legna, e nelle pareti si ricavavano dei vuoti "finestredde" che servivano da armadi. In corrispondenza dei letti, del ripostiglio e della stalla che coprivano circa i due terzi posteriori, si ricavava superiormente un solaio per il deposito delle provvigioni e degli arnesi da lavoro.

Nel 1812 quando viene abolito il feudalesimo, i contadini occupanti le terre del Barone all'interno del paese, ritennero opportuno appropriarsene a discapito del comune, favoriti dal disordine che si venne a creare, affrettandosi ad edificarle onde evitare la perdita dei lotti. (da Comune di Aliminusa e Aliminusa.net con consulenza dell''Ing. Rosario Zanghì)

Il centro visite del Parco Letterario del Poeta Giuseppe GiovanniBattaglia, già Parco Urbano comunale progettato dall’arch. Girolamo Bellomo, è motivo di vanto e orgoglio per la cittadinanza di Aliminusa. Si trova ad ovest del centro abitato e si estende su una superficie di tre ettari di terreno da cui, in particolari periodi dell’anno, si propaga nell’aria circostante un profumo di lavanda, alloro e acacia mediterranei.

Lungo il percorso, all’interno del parco, si trovano: il Giardino della memoria, il Labirinto del tempo, il centro servizi, realizzato come un anfiteatro, le “Terrazze panoramiche” e le attrezzature per lo sport, il tempo libero e giochi. Nel parco, ogni muretto, ogni struttura, ogni intervento dell’uomo rispetta i colori del paesaggio dando il giusto spazio alla natura. Nel mese di luglio del 2011, per volontà dell’Amministrazione Comunale, la cittadinanza di Aliminusa ha voluto ricordare in un modo particolare il “suo” poeta Giuseppe Giovanni Battaglia, scomparso prematuramente nel 1995, dedicandogli il Centro Culturale-Ricreativo, con lo scopo di divulgare e far conoscere la poetica di Battaglia. Quest’ultima ruota attorno al mondo contadino, con il suo patrimonio di delusioni e speranze, di sconfitte e vittorie.

Trascorsi appena due anni dalla nascita del Centro, un altro grande evento coinvolge la piccola cittadina di Aliminusa: il Centro Culturale-Ricreativo dedicato al poeta, diventa un Parco Letterario. Il Parco Letterario® “Giuseppe Giovanni Battaglia” rappresenta, per l’intera cittadinanza, uno strumento idoneo per la valorizzazione del territorio, finalizzata alla salvaguardia e alla promozione culturale delle tradizioni locali.

 

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