Isabella Morra

Isabella Morra

Valsinni

D'un alto monte onde si scorge il mare / miro sovente io, tua figlia Isabella, / s'alcun legno spalmato in quello appare, / che di te, padre, a me doni favella

Gli Scenari

In Costruzione

La vita e la vicenda umana e poetica di Isabella Morra si svolgono interamente nel feudo di Favale. La sua gioventù e “beltade” si consumano tra le mura del vetusto castello, oggi indicato come principale luogo morriano.
Il castello, costruito dai normanni intorno all’anno 1000/1100, sorge su un preesistente insediamento longobardo, da postazione militare, nel corso degli anni diventa luogo di comune abitazione. Dagli spalti del castello Isabella affida ai luoghi il suo tormento e il suo pianto, le sue speranze e i suoi sogni.
Da qui vede il fiume Sinni e il monte Coppolo, altri due luoghi morriani.
Il fiume Sinni diventa il suo unico amico e confidente.

Secondo la leggenda anche il fiume ha avuto pietà del dolore di Isabella tanto da deviare il suo corso e formare un’ansa, una curva in prossimità del castello, in modo da poter abbracciare e “asciugare” le lacrime della poetessa.
Il Sinni che ha dato il nome alla Siritide, oltre a parlarci dei dolori di Isabella, ci racconta altre storie.
Secondo quanto scrive il poeta greco Archiloco, dov’è la confluenza tra il Sinni e il suo affluente, il Sarmento, lì il mitico Ercole uccise il mostro Idra; le sue acque ci fanno ascoltare, ancora, i lamenti dei soldati morenti di Pirro, che lo attraversarono per giungere a Maleventun (attuale Benevento) e combattere contro i Romani.
Ma ci racconta anche la storia di Epeo, costruttore del cavallo di Troia che al rientro dalla guerra arriva a Policoro e da lì approda a Valsinni trasportato dalle acque del fiume. Qui, sul monte Coppolo, fonda la città di Lagaria, i cui resti sono stati riportati alla luce dal prof. Lorenzo Quilici.

Tornando a Isabella, il monte rappresenta per la poetessa il luogo della speranza, ma anche delle illusioni. Dalla sua sommità si vede il mare Jonio e ivi lei si reca nell’attesa di poter scorgere una nave con a bordo il padre. Giovan Michele non rientrerà mai in patria dopo l’esilio. Oggi tra i luoghi e gli scenari morriani assume grande importanza il borgo medioevale (annoverato tra i 23 borghi più belli d’Italia) dove cantastorie e menestrelli fanno rivivere e cantano in versi e rime la triste storia della loro più illustre cittadina.

(A cura di Piera Chierico, Parco Letterario Isabella Morra)
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