Regina Margherita e il Parco Valle Lambro

Regina Margherita e il Parco Valle Lambro

Monza e Parco Valle Lambro

"La prima regina d'Italia, nella vita privata, nella vita del paese, nelle lettere e nelle arti"

Gli Scenari

pagine in costruzione

I luoghi di riferimento del Parco Letterario Regina Margherita si trovano all’interno del perimetro del Parco Valle Lambro ed in particolare riguardano il Parco della Villa Reale di Monza.
La Reggia di Monza, che comprende l'appartamento privato di Re Umberto I e della Regina Margherita e le sale di rappresentanza della famiglia reale, sono state oggetto di un recente restauro, che ha restituito alla cittadinanza lo splendore della residenza reale. La Villa Reale fu progettata e disegnata dall’architetto Giuseppe Piermarini, su volontà di Maria Teresa d’Austria nel 1777. I giardini della Villa Reale, realizzati a fine Settecento dal Piermarini, costituiscono uno dei primi esempi di giardino “all’inglese” del Nord Italia, e furono progettati secondo un grande disegno geometrico e regolare, in seguito ampliato al fine di proporre una percezione unitaria con il paesaggio circostante. L’attuale varietà botanica, con esemplari di pregio, è il risultato dell’accurato lavoro di sapienti giardinieri, che da inizio Ottocento introdussero più di 15.000 specie diverse.
La villa e i suoi giardini sono inseriti nel Parco di Monza, entro il territorio del Parco Regionale della Valle del Lambro. Il Parco di Monza, il con i suoi 700 ettari, è il parco recintato più grande d’Europa. Progettato nel 1805 da Luigi Canonica su incarico di Napoleone, è nato come tenuta agricola e riserva di caccia. Ricco di cascine e prati coltivati, vanta un’incredibile varietà di piante esotiche e alberi ultrasecolari di eccezionali dimensioni, come querce e sequoie.
Tra i suoi tesori vi sono, oltre alla Villa Reale, le Ville Mirabello e Mirabellino e numerose cascine e antichi nuclei rurali con architetture affascinanti e di un notevole pregio stilistico, che offrono incantevoli scorci di un tempo perduto. Il complesso del Parco di Monza e dei giardini della Villa Reale di Monza ha un valore del tutto eccezionale all’interno dell’area protetta: oltre a costituire un polmone verde per la cittadinanza, la gestione integrata degli Enti che ne esercitano la giurisdizione ha permesso di realizzare un programma di interventi per la riqualificazione del Parco e delle strutture in esso contenute, che prevede, tra l'altro, il risanamento dei boschi, il restauro delle ville e delle cascine storiche ed il miglioramento della fruizione del Parco.
Il Parco Letterario Regina Margherita e Parco Valle del Lambro, oltre alla conservazione integrata dell’ambiente naturale e dei complessi storico-architettonici presenti, intende fare conoescere e apprezzare ulteriormente  promuovere un luogo eccezionale per contenuti culturali ed ambientali. Un luogo che da sempre conserva alcune parti di territorio caratterizzate da diverse combinazioni di elementi naturali e umani, che illustrano l'evoluzione delle comunità locali attraverso la letteratura e la cultura in genere.
La presenza di un’area protetta non può che incentivare la valenza del territorio in questione: una gestione particolarmente attenta per promuovere eventi ed in generale un turismo culturale, sostenibile e responsabile rappresenta un'opportunità concreta di sviluppo per le comunità e le imprese locali nell'ambito di una rete nazionale funzionale ed efficiente.


Teatrino di Corte
della Villa Reale di Monza
È situato nell’ala laterale sinistra della Villa Reale, ed è costituito da una serie di salette che occupano tutta la parte di ala ribassata che va dalla cappella sino all’angolo che collega il fabbricato al Serrone.
Si tratta di un vero e proprio teatro di corte, di piccole dimensioni (solo 120 posti) con un palcoscenico in legno, leggermente inclinato verso gli spettatori, e un fondale di scena con soggetto mitologico realizzato dall’Appiani. Il soffitto della platea è interamente affrescato con motivi floreali, strumenti musicali e maschere dai colori vivacissimi, mentre il soffitto del palcoscenico ha la volta in cotto dipinta. Due grossi pilastri affrescati delimitano il boccascena e terminano con un’arcata all’interno della quale sono inseriti cinque rosoni quadrati e quattro rosoni rettangolari, dipinti con colori contrastanti.
Sul lato opposto al palcoscenico si trovano il palchetto Reale e la balconata. Le pareti e il palchetto Reale sono interamente affrescati con motivi di stile neoclassico. La parte superiore della fascia terminale delle pareti è fregiata con dentellature, ovuli e fogliette.
Documenti antichi testimoniano che il teatrino era collegato con la Rotonda per mezzo di un lunghissimo corridoio soprastante, che seguiva a nord e a est l’angolo dell’ala subalterna delle cucine fino ad incontrare l’ammezzato nell’ala cappuccina settentrionale. Il teatrino fu progettato nel 1806 dall’architetto luganese Luigi Canonica, allievo prediletto di Piermarini. Il primo articolo di cronaca che documenta gli spettacoli del teatrino realizzati dalla Compagnia del Teatro Carcano di Milano è datato 3 agosto 1808

Villa Mirabello, nel Parco di Monza.
Restaurata e integrata nel 1768, per iniziativa del cardinal Durini, che da quell'anno la abitò e divenne "luogo di delizie e cenacolo di letterati". Dimora seicentesca preesistente alla creazione del Parco. Secondo la leggenda la Villa sorge sulle rovine di un antico castello di proprietà dei De Leyva, nobile famiglia d'origine spagnola, da cui nacque Virginia Maria De Leyva, meglio conosciuta come la Monaca di Monza.
Mirabile esempio di architettura voluta dal conte Giuseppe Durini (1612-1671), fu costruita tra il 1666 e il 1675 secondo il progetto dell'ingegner Gerolamo Quadrio, che strutturò il Mirabello con una planimetria a U attorno a due corti, una nobile e una rustica, e con il viale di carpini d’accesso in corrispondenza dell’asse di simmetria.
Aperta verso il paesaggio fluviale, la villa costituisce un concreto esempio del passaggio dalla tipologia del castello/palazzo chiuso fra mura, tipico del 1400-1500, al nuovo concetto di residenza di campagna, “luogo di delizie e cenacolo di letterati”, aperta verso uno scenografico giardino, di cui si conserva tuttora l’impianto.
Il fronte principale della Villa, verso la corte d'onore, è reso evidente nella sua parte centrale da un portico su colonne a tre fornici e dal sovrastante balcone, coronato da un timpano triangolare. Due volumi laterali più bassi, leggermente sporgenti verso la corte, collegano il corpo principale alle ali laterali. Queste ultime, attraverso aperture coperte a volta, conducono alle corti rustiche, a una cappella, identificabile grazie ad una cornice in granito rosa, e alle scuderie. Ai lati del corpo centrale s’innalzano due torrette, che testimoniano le origini militari dell’edificio, adibite rispettivamente a campanile della chiesa e a belvedere. Lo scalone d'onore, con balaustra in arenaria, conduce all'ammezzato e al primo piano nobile. Gli ambienti interni sono sopravvissuti a rimaneggiamenti e cambi di destinazione d’uso e presentano ancora stucchi e affreschi con motivi architettonici ed episodi mitologici.
La pianta del nucleo centrale comprende otto sale con atrio, disposte intorno a un ampio salone da ballo che occupa tutta l'altezza dei due piani. Al piano superiore una balconata, posta lungo tutto il perimetro della grande sala da ballo, era utilizzata sia come luogo di passaggio per accedere alle camere, sia come tribuna d'onore per assistere a danze e ricevimenti. Le pareti sono interamente affrescate e il soffitto a volta presenta un medaglione centrale polilobato nel quale sono dipinti personaggi allegorici e scene mitologiche. Attorno al nucleo più antico, già cintato a est in corrispondenza del giardino, sono stati aggiunti altri corpi di fabbrica, diversamente databili, tra i quali il cortile degli stalloni, un secondo cortile con piccolo galoppatoio a nord, una corte rustica e tre edifici sede del Monza Polo Club a sud.

Negli anni tra 1776 e 1788 divenne la residenza preferita del cardinale Angelo Maria Durini (1725-1796), che la rese luogo di cultura e di incontri mondani, tanto da commissionare anche la costruzione di un edificio poco distante, villa Mirabellino, per ospitare i suoi illustri invitati, tra i quali Giuseppe Parini e il Metastasio. Utilizzata come reposoir, luogo di feste e ricevimenti, ma soprattutto cenacolo per letterati e artisti, alla morte del Cardinale la villa venne requisita dai soldati di Napoleone e nel 1805 passò a Carlo Vimercati Sanseverino, che l’anno successivo la cedette al Governo italico perché la inserisse nel progetto generale del Real Parco di Monza, voluto dal vicerè Eugenio di Beauharnais e progettato dall’architetto Luigi Canonica.

Nel 1825 la residenza venne ritratta tra le acquaforti disegnate da Federico Lose e incise da Carolina Lose, rese celebri nella raccolta Promenade dans le Parc Impérial et Royal et dans les Jardins de Monza, almanac pour l’an 182.

Numerosi cambi di destinazione d’uso condussero nel 1920 alla gestione della SIRE, Società per l'Incoraggiamento delle Razze Equine. In quegli anni anche il prato tra le due ville Mirabello e Mirabellino venne trasformato in ippodromo, con conseguente stravolgimento della zona e soppressione del cannocchiale, oggi recuperato.
Dal 1935, quando divennero proprietari i Comuni di Monza e Milano, Villa Mirabello fu deputata a sede degli uffici amministrativi del Parco e solo negli ultimi anni l’edificio è stato dedicato a ospitare attività culturali. Nel maggio 2005, in concomitanza con i festeggiamenti per il bicentenario della nascita del Parco di Monza, il Salone centrale è stato riaperto al pubblico, dopo che importanti lavori di restauro conservativo hanno riportato al loro splendore affreschi e decorazioni.

Villa Reale, brevi cenni storici
La Villa Reale di Monza è stata costruita per volontà dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria tra il 1777 e il 1780 come residenza estiva per il figlio Ferdinando d'Asburgo, governatore generale della Lombardia austriaca e grazie al cospicuo finanziamento di settantamila zecchini. Il sito, adagiato ai piedi dei colli brianzoli, fu scelto per la sua bellezza, per la sua vicinanza a Monza e per la posizione, strategicamente importante, lungo la direttrice Milano-Vienna. L'architetto prescelto, il Piermarini, progettò un edificio a "U", in stile neoclassico, secondo la sobria tradizione tipologica della villa lombarda, ma ispirato al fasto e alla grandiosità della reggia di Caserta, alla cui realizzazione aveva partecipato come allievo del Vanvitelli.
Al corpo centrale di rappresentanza si aggiunsero due ali laterali per le stanze padronali e degli ospiti, e altre due sezioni perpendicolari alla parte principale, destinate alla servitù, alle stalle e agli attrezzi, per un totale di quasi settecento stanze.

Il periodo napoleonico

Con l'incoronazione di Napoleone nel 1805, la Villa divenne residenza del figliastro Eugenio di Beauharnais. La caduta di Napoleone riconsegnò la Villa Reale nelle mani degli austriaci, i quali la lasciarono per alcuni anni in uno stato di relativo abbandono, fino a quando nel 1818 non ne prese possesso il viceré del Lombardo-Veneto Giuseppe Ranieri. Occupato nel 1848 dai militari di Radetzky, tra il 1857 e il 1859 il palazzo ritornò a essere sede di una corte sfarzosa durante il breve soggiorno monzese dell'ultimo rappresentante della casa d'Austria, Massimiliano I d'Asburgo, fratello di Francesco Giuseppe.

I Savoia in Villa Reale….e oggi.
Quando il Lombardo-Veneto venne annesso allo Stato del Piemonte, la storia della Villa finì per incrociarsi inevitabilmente con il destino dei Savoia, diventando residenza privilegiata di Umberto I e ritornando così al suo ruolo originario di residenza di villeggiatura. Incantato dalla tranquillità e dal verde in cui l'abitazione era immersa, il sovrano si affidò alla direzione dell'architetto Majnoni per ornarla, restaurarla e migliorarla secondo il gusto dell'epoca. Fu dunque in quegli anni che la Villa subì una radicale trasformazione di molte delle sue parti.
Nel 1900 Umberto fu assassinato proprio a Monza da Gaetano Bresci mentre assisteva a una manifestazione sportiva; in seguito al luttuoso evento il nuovo re Vittorio Emanuele III non volle più utilizzare la Villa Reale, facendola chiudere e trasferire al Quirinale gran parte degli arredi.Nel 1934 con Regio Decreto Vittorio Emanuele III fece dono della Villa ai Comuni di Monza e di Milano.
Le vicende dell'immediato dopoguerra della Seconda Guerra Mondiale provocarono occupazioni, ulteriori spoliazioni e decadimento del monumento. Oggi la Villa Reale è di proprietà congiunta del Comune di Monza, della Regione Lombardia e del Demanio dello Stato.
Nel 2003 la Regione Lombardia, il Comune di Monza, proprietari pro quota parte del complesso Villa Reale di Monza indicono un Concorso Internazionale di progettazione per il recupero e la valorizzazione della Villa Reale e dei Giardini di pertinenza.
 
a cura di Antonetta Carrabs, Presidente de La Casa della Poesia di Monza
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