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Immagina Mancante

"Come il mare io ti parlo": il carteggio tra la “Divina” Duse e d’Annunzio

21 Gennaio 2015

21 gennaio 2015, Roma Palazzo Firenze. "Come il mare io ti parlo": Franca Minnucci presenta a Società Dante Alighieri il volume sul carteggio tra la “Divina” e d’Annunzio tra il 1894 e il 1923
 
 
I Parchi Letterari® Gabriele d'Annunzio

Franca Minnucci presenta a Palazzo Firenze il volume sul carteggio tra la “Divina” e d’Annunzio tra il 1894 e il 1923

Verrà presentato mercoledì prossimo, 21 gennaio, alle ore 18 presso la sede della Società Dante Alighieri a Roma (piazza Firenze 27 - sala ‘Pierpaolo Conti’) il libro

Come il mare io ti parlo
Gabriele D'Annunzio/Eleonora Duse, Lettere 1894-1923

a cura di Franca Minnucci (Bompiani 2013)

All’incontro, oltre la curatrice, saranno presenti Anna Maria Andreoli e Filippo Sallusto.

"Vedo il sole”, scrisse Eleonora Duse nel primo biglietto per Gabriele d’Annunzio, e parlava di lui, che definirà il loro incontro “un incantesimo solare”.
Senza saperlo, ma forse lui sì, il loro amore inaugurò il divismo moderno e alimentò le cronache mondane per anni.
I detrattori hanno sostenuto che non fu un vero amore. La questione è più complessa. Il loro, semmai, fu un incontro di reciproco interesse.
Il connubio artistico con la più celebrata attrice del tempo avrebbe permesso a Gabriele di avvicinare il pubblico ai suoi miti e alla sua poesia. A lei premeva rinnovare il suo repertorio e legare la propria arte a testi che fossero “suoi” e soltanto suoi. E per di più cadde fulminata dal grande seduttore che, pur amandola, finì per stancarsene, come sempre.

Fu un grande amore? Sì, e questo libro – che ho visto crescere insieme agli studi di Franca Minnucci negli Archivi del Vittoriale degli Italiani – lo racconta con le stesse parole della grande attrice. Quasi tutte le lettere di lui sono andate distrutte, ma se ne salva una del 17 luglio 1904, poco dopo la fine della loro storia, che le riassume tutte: “Il bisogno imperioso della vita violenta – della vita carnale, del piacere, del pericolo fisico, dell’allegrezza – mi hanno tratto lontano. E tu – che talvolta ti sei commossa fino alle lacrime dinanzi a un mio movimento istintivo come ti commuovi dinanzi alla fame di un animale o dinanzi allo sforzo d’una pianta per superare un muro triste – tu puoi farmi onta di questo bisogno?

La risposta gli giunse pochi giorni dopo: “Non parlarmi dell’impero della ragione, della tua ‘vita carnale’, della tua sete di ‘vita gioiosa’. – Son sazia di queste parole! – Da anni ti ascolto dirle. Non ti posso seguire interamente, né interamente comprendere [...] Quale amore potrai tu trovare, degno e profondo, che vive solo di gaudio?”

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