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#iorestoacasa e leggo Venezia, i Querini (Quirini) e la Norvegia. Di Paolo Francis Quirini

09 Aprile 2020

#iorestoacasa e leggo degli incredibili viaggi di Pietro e Francesco Querini oltre il Circolo Polare Artico. Venezia, i Querini (Quirini) e la Norvegia. Di Paolo Francis Quirini di Santa Giustina

Gli straordinari viaggi di Pietro Francesco Querini oltre il Circolo Polare Artico
Venezia, i Querini (Quirini) e la Norvegia

di Paolo Francis Quirini di Santa Giustina

Stanislao de Marsanich, presidente dei Parchi Letterari, mi invita a comporre qualche nota sul legame storico - quasi leggendario - che unisce, da secoli, la mia Famiglia alla Norvegia. Ciò in seguito all'essere venuto a conoscenza che non è stato solo il Patrizio Veneto Pietro Querini - nel cui nome Stanislao ha costituito nell'isola di Røst uno dei due Parchi Letterari più a Nord del mondo - che ebbe modo di conoscere queste terre e l'umanità dei pescatori locali che salvarono lui e i suoi dieci compagni superstiti da un tremendo naufragio avvenuto nel dicembre del 1431 oltre il Circolo Polare Artico; al loro ritorno a Venezia, con la relazione di Pietro e quella dei suoi Ufficiali di Bordo, Cristofalo Fioravanti e Nicolò di Michiel, venne reso noto al Doge Francesco Foscari ed al Maggior Consiglio, lo spirito caritativo di questa gente ed i loro costumi, tra i quali il loro sostentamento alimentare costituito maggiormente dallo "Stocfiso", il pesce essiccato all'aria sconosciuto a Venezia in quel tempo. Un altro Querini, discendente di Pietro, infatti, si avventurò, quasi 5 secoli dopo, in quelle terre norvegesi alla ricerca del punto più settentrionale del mondo, il "Polo Nord". 

Si chiamava Francesco, del ramo dei Querini di San Silvestro: figlio del conte Nuzio e di Carlotta Roelli, nacque il 16 dicembre 1867 a Milano, dove la Famiglia si era trasferita; compiuti gli studi in Svizzera, per il ricordo delle glorie marinare della sua Famiglia che faceva parte del suo DNA, si iscrisse all'Accademia Militare Navale di Livorno e dopo 2 anni di navigazioni intorno al mondo, fu nominato Guardiamarina, ed in rapida successione, Sottotenente di Vascello fino a Tenente di Vascello nel 1896.

Interessante è il suo "Cursus Honorum", che ripercorriamo in breve.

Imbarcato su navi militari, visitò la semisconosciuta Eritrea, dove resse il Consolato del Regno d'Italia e il Sultano lo decorò con l'"Ordine della Stella Risplendente", quindi il nostro Ministro degli Esteri lo nominò "Cavaliere della Corona d'Italia”; per di più, nel 1897, in seguito ad una sua coraggiosa azione compiuta a Creta al comando di un plotone Italiano, in occasione di disordini armati tra la popolazione greca e la guarnigione turca, sua Maestà Umberto I gli conferì la "Medaglia d'Argento al Valor Militare”: la fama di questo Tenente di Vascello giunse fino a Sua Altezza Reale Amedeo di Savoia Duca degli Abruzzi, che lo reputò perfetto per aggregarlo alla sua spedizione diretta al raggiungimento del Polo Nord, prima per mare poi a piedi con le slitte trainate dai cani.

Troppo lunga, anche se molto interessante, diverrebbe la descrizione dei preparativi e delle vicende che anticiparono la tragica e misteriosa fine di Francesco e dei suoi compagni di spedizione, la trentunenne guida valdostana Felice Ollier ed il norvegese Henrik Alfred Stocken: dopo l'imbarco di tutti i componenti sulla nave baleniera Jason, ribattezzata "Stella Polare", dovutisi fermare per l'imprigionamento della nave a causa dell'ispessimento dei ghiacci, venne costruito un accampamento sul pack, e dopo varie vicissitudini, la spedizione, composta da 12 persone, una decina di slitte e 104 cani partì il 12 febbraio 1900 in direzione del Polo Nord, ma dopo vari tentativi, a causa del terribile freddo e di pericolosi movimenti del ghiaccio, la spedizione, divisa in tre gruppi, iniziò la via del ritorno al campo base.

Il terzetto del Tenente di Vascello della Regia Marina, conte Francesco Querini, partì il 12 marzo, ma, attesi con trepidazione, non tornarono più, e nulla mai si seppe del tragico destino dei tre eroici esploratori e dei cani da slitta, alcuni dei quali acquistati dallo stesso Querini e da lui chiamati "Messicano, Barabba, Catrame, Birba, Moretta, Pantalòn": furono cercati per settimane, lasciando in tantissimi posti cibo per gli umani e per i cani, ma non vennero mai trovati, né vivi, né morti. 

Nel 1903 il Sindaco di Venezia, conte Filippo Grimani, con il Consiglio Comunale, fece erigere nei Giardini della Biennale, un monumento al Figlio di Venezia Francesco Querini: in abbigliamento da esploratore polare, seduto sulla sua slitta con ai piedi alcuni dei suoi amati cani, il suo triste sguardo e volto verso la città sua e dei suoi antenati, che non avrebbe più rivisto, VENEZIA

 Nell'Oceano Artico, esiste un'isola Russa nella cosiddetta "Terra di Zichy" - un tempo "Terra di Francesco Giuseppe" - oggi chiamata "Ostrov Querini", intestata, cioè, a Francesco Querini

 Nel 1932, gli abitanti dell'isola di Røst celebrarono i 500 anni dell'arrivo, salvataggio e partenza di Pietro Querini e dei suoi compagni sopravvissuti al naufragio della "Cocca Querina", ed anche della grande amicizia che da cinque secoli si instaurò tra gli abitanti delle Löföten con Venezia, il Veneto e l'Italia: in questa occasione, che culminò con la posa di una stele a ricordo nello scoglio di Sandøya, ove i naufraghi stremati presero terra il 6 gennaio 1432, il Ministro, Conte Alberto de Marsanich, Ambasciatore Italiano in Norvegia, pronunciò un caloroso discorso (la cui velina originale è stata rinvenuta dal nipote Stanislao!), carico di stima per tutt'e due i Querini, Pietro e Francesco, e di ammirazione per il popolo norvegese, evidenziando anche gli ottimi rapporti tra le due Nazioni. 

 Purtroppo oggi si è tristemente scialbato il ricordo di Francesco, fuorché a Venezia, dove, il suo amico conte Piero Foscari, fondò nel 1901 la “Reale Società Canottieri Francesco Querini”, che ebbe numerosi risultati sportivi ed ancor oggi, tolto il "Reale" dal titolo, questa Società fornisce robusti vogatori all'imbarcazione veneziana che partecipa ogni anno alla "Regata delle Repubbliche Marinare", nella quale contesa la più vittoriosa; a questa Società appartiene anche la famosa "Disdotona", una gondola a 18 rematori, molto acclamata al grido "Querini...Querini !!!” alla sua apparizione nella "Regata Storica di Venezia".

La memoria di Pietro è più viva che mai, in quanto viene ricordato soprattutto come colui che fece conoscere per primo, con la sua relazione, lo "stoccafisso" a Venezia ed al Veneto, qui trasformato nel nostro ricercato "BACALÀ", usando così la sua persona e la storia della tragica vicenda che lo coinvolse con il suo equipaggio, purtroppo a solo titolo promozionale del commercio dello stoccafisso, trascurando che il racconto del suo viaggio, conservato nella Biblioteca Apostolica Vaticana, è considerato da storici e studiosi, uno dei testi più affascinanti della fine del Medioevo ed è stata anche la l’argomento di due recenti tesi di laurea e di una meravigliosa mostra itinerante: una grande consolazione viene tuttavia dagli abitanti di Røst e di tutte le Löföten, posti stupendi, dove Pietro Querini è molto amato per aver fatto conoscere, con il suo scritto, i civilissimi costumi dei "Pescatori" che li avevano accolti e riportati alla vita. 

Paolo Francis Quirini di Santa Giustina

8 aprile 2020


Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

In foto
Lo Stato Maggiore della "Stella Polare": Dr. Cavalli, Torgrinsen,Cap. Evensen, Andresen, Cap. Cagni, Stokkën,Conte Querini
Monumento al Conte Francesco Querini, Venezia
Ritratto di Francesco Querini, Società Geografica Italiana, Roma
Targa dedicata a Francesco Querini
Posa del Monumento a Pietro Querini a Sandøya, Røst, nel 1932


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