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Dall'Italia alla Norvegia lo splendido viaggio fotografico di Valentina Tamborra.

24 Novembre 2020
Dall'Italia alla Norvegia lo splendido viaggio fotografico di Valentina Tamborra.
Ci sono storie che ci dimostrano come la cooperazione tra le persone possa trasformare un evento terribile in un'occasione di incontro e di scambio reciproco, l'inizio di qualcosa di non previsto si trasforma in meraviglia.

Ci sono storie che ci dimostrano come la cooperazione tra le persone possa trasformare un evento terribile in qualcosa di meraviglioso, un'occasione di incontro e di scambio reciproco, l'inizio di qualcosa di non previsto si trasforma in meraviglia. 

Il 25 aprile 1431 il Patrizio veneziano Pietro Querini salpò, con un carico di mercanzie, da Candia verso le Fiandre a bordo della "caracca" Querina. Superato Capo Finisterre, lui ed il suo equipaggio furono sorpresi da terribili tempeste e spinti dalla Corrente del Golfo giunsero naufraghi sullo scoglio deserto di Sandøy, nell'arcipelago norvegese delle Lofoten, oltre il Circolo Polare Artico, dove furono salvati dai pescatori della vicina isola di Røst. Una storia che ci insegna come da una sventura possa avere inizio un legame di vita, e una connessione forte tra Italia e Norvegia, seppure separate da molti km di distanza.

Valentina Tamborra, una fotoreporter milanese con una spiccata sensibilità, ha ripercorso questo lungo viaggio attraverso epoche e mondi solo apparentemente distanti, dove l'arte dell'incontro insieme alla cucina diventano elementi di unione.

Querini e gli altri naufraghi rimasero circa quattro mesi nell'isola. Della permanenza il Querini scrisse una relazione per il Senato di Venezia ancora oggi conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana, in cui descrive il popolo appena incontrato e i loro usi e costumi. I circa 120 abitanti dell'isola erano in buona parte dediti alla pesca del merluzzo e alla sua essiccazione. Quando Querini ritornò a Venezia fece conoscere alla sua gente lo stoccafisso, che ebbe successivamente un grande successo per la sua bontà e per la facilità di conservazione e di trasporto, segnando definitivamente le sorti culinarie di questa succulenta pietanza nella tradizione italiana.
La Tamborra dà come titolo al suo libro fotografico e narrativo “Skrei – il viaggio” (Silvana Editoriale), lo skrei è un particolare tipo di merluzzo norvegese, che ogni anno migra dal mare di Barentsverso le acque più calde della costa settentrionale norvegese per depositare le sue uova e riprodursi.

Il lavoro fotografico contenuto nel libro è un documento prezioso che cattura con l'obiettivo l'anima delle persone e dei popoli e ce le racconta: partendo dall'Italia e da Querini si arriva in Norvegia, una terra dominata dai ritmi della natura dove il pesce è quasi l’unica fonte di sostentamento.

Valentina Tamborra è docente di fotografia presso l'Istituto Italiano di Fotografia, a Milano. Si occupa principalmente di reportage e ritratto e nel suo lavoro ama mescolare la narrazione all’immagine. Ha collaborato e collabora con alcune fra le principali ONG ed Enti Nazionali ed Internazionali come AMREF, Medici Senza Frontiere, Albero della vita, Emergenza Sorrisi e Croce Rossa Italiana. Numerose le pubblicazioni sui principali media nazionali (Corriere della Sera, La Stampa, Repubblica, Il Manifesto, La Lettura, Famiglia Cristiana, Gioia).

Valentina raccontaci il viaggio interiore da cui parte il tuo libro “Skrei – il viaggio”. Già il titolo mi sembra molto significativo...

“å skrida“ in antica lingua vichinga significa “viaggiare, migrare, muoversi in avanti”: da questa espressione deriva il termine skrei. Il viaggio è il filo rosso che collega la storia di un pesce a quella di uomini coraggiosi. Una storia di migrazione, di ricerca, di scoperta, che partendo da Venezia e passando per Roma, è arrivata oltre il Circolo Polare Artico, in Norvegia, alle Isole Lofoten.  Ma a muovermi, a spingermi verso questa avventura durata 1 anno e 8 mesi, è stata anche una frase contenuta nel diario di Pietro Querini:"Niente è più necessario a chi va per il mondo che l'essere di aperte vedute e comportarsi di conseguenza". Come fotografa mi trovo ad avere a che fare con persone di ogni parte del mondo. Ciò che scrive Querini è assolutamente contemporaneo e dovrebbe essere un insegnamento per tutti

Il tuo punto di partenza è Pietro Querini che scrive il primo “reportage di viaggio” dedicato alla Norvegia del Nord. Dall'Italia alla Norvegia: a Røst c'è il parco letterario a lui dedicato. Hai ripercorso tutte le tappe del nobile mercante veneziano? Ce le racconti dal tuo punto di vista?

Sono partita dalla Biblioteca Apostolica Vaticana dove è custodito il diario di Querini per arrivare alla Biblioteca Marciana di Venezia ove ho trovato la trascrizione delle memorie di Cristofalo Fioravante e Nicolo de Micheile per arrivare poi oltre il circolo polare artico, alle Isole Lofoten, in particolare a Røst. Mi interessava capire cosa, in 600 anni, è davvero cambiato e come la memoria venga conservata. A Røst appunto c’è persino un parco letterario nonché un’opera lirica, creata da Hildegunn Pettersen, che ripercorre l’avventura del Querini. E’ impressionante come una storia antica che affonda le radici in una sventura, il naufragio appunto, sia diventata motivo di incontro e scambio.

Le tue fotografie compongono uno splendido racconto visivo. Hanno un protagonista principale o hanno un taglio corale? Che focus hai voluto dare al tuo reportage?

Il focus nei miei lavori è sempre la persona, l’uomo. Attraverso le voci e gli occhi degli altri racconto il mondo che mi circonda. Cerco sempre di entrare a far parte in qualche modo del mondo che decido di raccontare. Senza l’incontro nulla è possibile. In questo senso il mio lavoro è sicuramente corale ma ogni persona, ogni singolo individuo, ha la stessa valenza.

Il tuo libro ha anche una parte narrativa. Cosa contiene questa parte? Che curiosità ci puoi raccontare rispetto a Querini?

Che dire…bisogna leggerlo! Scherzi a parte: da sempre affianco alla fotografia la scrittura. Il volume non parla solo del Querini, piuttosto parte dalla storia di Querini per poi dare uno spaccato della vita moderna dei pescatori del mare del nord e anche del Mercato Ittico di Rialto. Una curiosità? Il mercato Ittico sorge sulle rovine di casa Querini.
Questo ci insegna quanto la storia sia circolare e quanto anche ciò che ci appare lontanissimo, possa essere molto più vicino di quanto crediamo

Cosa ti è rimasto dentro di questo lungo viaggio? E della popolazione norvegese e dei suoi luoghi cosa puoi raccontarci? Mi accennavi anche al mito degli iperborei...

Posso dirvi che l’artico mi è rimasto dentro, questo da tempo, dal mio primo lavoro alle Svalabrd. L’artico è luce assoluta, è purezza. Gli Iperborei secondo Erodoto erano divinità che vivevano in un posto dove regnava pace e serenità e dove la guerra non esisteva. Dunque l’idea del nord estremo è tutt’altro che la tristezza o la solitudine, ma bensì serenità, pace. Ho imparato che l’uomo, dove la Natura domina, trova un modo di sopravvivere che si basa prevalentemente sull’unione. C’è un proverbio africano che dice “se vuoi camminare veloce, cammina da solo, se vuoi andare lontano, cammina in due” e io sono proprio di questa idea. Ho altresì imparato l’ospitalità del nord, la vicinanza, la volontà di farti sentire a casa. Alle Lofoten non ho mai sentito “freddo” nonostante il clima rigido: il calore sta proprio nelle persone


Prima della chiusura forzata dovuta all’emergenza Covid-19 alla Fondazione Stelline di Milano era aperta la mostra degli scatti tratti da Skrei. Che tipo di afflusso c'è stato? Quando è in programma la riapertura?

La mostra riaprirà dopo il lockdown. Abbiamo inaugurato il 2 novembre per la stampa e a seguire c’è stato un forte afflusso, ovviamente contingentato. E’ stato bellissimo vedere la curiosità che le vicende del Querini suscita, la voglia di saperne di più, il fascino delle terre nordiche. Vi aspetto tutti dopo il 3 dicembre per riprendere il viaggio insieme. Inoltre c’è in programma l’idea di portare la mostra anche a Roma e Venezia e poi in Norvegia.

Annalisa Nicastro

Foto di © ValentinaTamborra  

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Pietro Querini
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Pietro Querini

Røst (Norvegia)

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