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La musica contro la violenza sulle donne. di Marco Restelli

24 Novembre 2020
La musica contro la violenza sulle donne. di Marco Restelli
In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle donne vogliamo offrire il nostro contributo ricordando come anche la musica, negli anni, abbia voluto in qualche modo dire la sua su questo delicato tema. di Marco Restelli

La musica lo ha fatto attraverso numerosi artisti, sia stranieri che italiani, che hanno dato il loro personale “calcio in faccia” a tutti coloro che considerano le donne come mero oggetto e arrogandosi quindi il diritto di abusarle o anche solo di umiliarle con pesanti avances non richieste. 

 Numerosi sono i brani di denuncia esplicitamente dedicati a questo argomento mentre altri, in maniera forse ancora più profonda e toccante, hanno voluto quasi far rivivere (dal punto di vista della vittima) una traumatica esperienza al riguardo. Fra questi ultimi, uno dei più efficaci è senza dubbio Me and the gun di Tori Amos nel quale la cantante americana descrive, con immagini da togliere il fiato, la violenza sessuale da lei stessa subita. Alcuni versi della canzone però vanno oltre e suonano come protesta per l’assurdo ragionamento di chi considera le donne dall’abbigliamento provocante sostanzialmente colpevoli di aver indotto l’assaltatore a commettere un così grave gesto. 

In Sullen girl, invece, Fiona Apple descrive malinconicamente le personali difficoltà nel superare uno stupro avvenuto in giovanissima età che, come è normale che sia, le ha lasciato per anni un senso di vuoto e di incapacità ad essere di nuovo felice (“…but it’s calm under the waves, in the blue of my oblivion”). 

Sono particolarmente fiero che anche alcuni cantautori italiani abbiano voluto dire la propria fornendo la loro personale “zampata”, vergognandosi di (indegni) loro simili dall’infimo livello umano e morale. È il caso della violenza domestica perpetrata con tragica normalità dal personaggio di Colpo di pistola di Brunori Sas che, con la massima serenità, si stupisce del fatto di essere stato lasciato dalla propria compagna (”ma io non la tenevo prigioniera, la incatenavo solo verso sera per stare un po’ con lei…per stare stretto a lei”). Ma la storia del brano non si ferma là, perché la follia possessiva di certi uomini può giungere fino al rifiuto dell’idea che la donna possa vivere la propria libertà lontani da loro. E come la cronaca tristemente racconta, la fatale conseguenza, a quel punto, diventa l’eliminazione fisica (“prima l’ho uccisa e dopo l’ho baciata”). 

Considero interessante anche un richiamo alla violenza morale, che spesso può raggiungere livelli di gravità altrettanto elevati quanto quella fisica. La canzone di riferimento, di Fiorella Mannoia, si intitola Nessuna conseguenza e punta il dito contro i continui tentativi di alcuni uomini di cancellare  l' autostima delle proprie compagne. La protagonista, finalmente affrancata, si lascia andare a considerazioni che non possono non provocare una totale empatia, regalando all’ascoltatore un senso decisamente liberatorio: “E ripetevi tutto questo con quell’aria da padrone, convincendomi a pensare che io avevo torto e tu ragione. Ma lo sai alla fine che l’amore se lo tieni chiuso a chiave guarda altrove. Come se accontentarmi fosse la scelta migliore, come fosse troppo tardi sempre per definizione, come se l’unica soluzione fosse quella di restare e invece pensa, nessuna conseguenza, di te so stare senza”.

Personalmente, ho sempre sentito con particolare inquietudine - mista a rabbia - il problema della violenza sulle donne. È per questo che ho molto apprezzato quanto il movimento Me Too sia riuscito ad ottenere in questi ultimi anni, direi in maniera quasi insperata, stanando e facendo condannare alcuni predatori ritenuti intoccabili per la posizione sociale o lavorativa che occupavano (il caso del noto produttore Epstein, nel mondo del Cinema, è forse fra i più emblematici). 

 Nessuno dovrebbe permettersi mai di esercitare un tale potere, ma finché ciò continuerà a ripetersi ogni momento e occasione per denunciarlo per noi sarà sempre quello giusto.

Fotografia di copertina di © Stefano Ciccarelli

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

Marco Restelli

 Originario di Latina ormai da cinque anni si è trasferito in Belgio. Collezionista di cd, scrive per diverse riviste musicali online, fra le quali SOund36. Amante dell’arte, dipinge con la tecnica dell’Acquerello, partecipando ad alcune esposizioni locali. Family man a tempo pieno, si dedica alla sua famiglia e ai suoi tre figli.


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