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Capodanno 2020, una cruna di passaggio

30 Dicembre 2020
Capodanno 2020, una cruna di passaggio
di   Foto: Claudia Erba Claudia Erba

Claudia Erba ci regala una poesia tratta dal suo volume Adagio con brio per riflettere sul Capodanno di quest'anno.

“Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito”. E’ questa, di Giacomo Leopardi, una delle citazioni che da sempre mi sono più care. 
Nulla come la notte tra il 31 e il primo gennaio abita questo meraviglioso forse: una stasi che è moto in potenza, matrice dello scrivibile esistenziale, germinale del possibile. Quest’anno, più che mai, lacerazione, fessura, cruna di passaggio. La terra promessa è appena al di là di questo sofferto attraversamento.








Capodanno


Questa notte

di sbocciate malinconie

e futuristico furore

-dinamismo esasperato

in ipercinetiche istantanee-

di sogni archiviati

come braci spente

e paure rannicchiate

dietro spericolate carambole.



Questa notte

di alcolici bilanci

e pirotecnici esorcismi

di stelle eclissate

e terre promesse

ha l’incedere pesante della fine

e gli occhi incendiati

d’ogni nuovo inizio.





Claudia Erba, Adagio con brio (trentanove poesie e una “canzone”)

Catartica Edizioni, 2018

Collana Tremori


Foto di Copertina di Claudia Erba

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari


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