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Uscire a fare due passi nel “qui e ora”

01 Gennaio 2021
Uscire a fare due passi nel  “qui e ora”
Imparare a spostarsi senza una meta fa parte della meditazione camminata che ci mette in contatto con il nostro corpo e con la nostra consapevolezza

“Si narra che quando venne chiesto al Buddha in che cosa consistesse il suo insegnamento, rispose: sediamo, camminiamo, mangiamo. Di fronte all’obiezione che tutti lo fanno, la risposta fu: quando noi mangiamo, sappiamo di mangiare. Quando sediamo, sappiamo di sedere. E quando camminiamo, sappiamo di camminare. Il Buddha definì quindi il camminare consapevole – e così sedere, mangiare, e via dicendo – come l’essenza del suo insegnamento.” (Volker Winkler, Meditazione Camminata)

In questi giorni il mondo intero sta vivendo l’incertezza e la spossatezza di nuovi lockdown, ogni Paese con modalità diverse, ma tutti accomunati dalla negazione di una delle attività primarie per l’uomo, il movimento: divieto di spostamenti, di ricongiungimenti. In queste circostanze una semplice passeggiata assume il valore di uno spazio individuale nel quale gustare il sapore di una libertà assoluta, altresì l’impossibilità di percorrere grandi spazi e di spostare il nostro corpo come e dove vogliamo può essere l’occasione per avvicinarsi ad una pratica formale di mindfulness: la meditazione camminata.

Per l’uomo camminare è un’abilità acquisita, non è data come il respiro, ma è talmente antica e ormai naturale, che durante l’azione di camminare spesso viene inserito il pilota automatico. E’ un’attività che diamo per scontato e raramente nel quotidiano, in particolar modo in un contesto lavorativo o all’interno della propria abitazione, esercitiamo alcuna concentrazione sul percorso che stiamo compiendo. Una camminata consapevole può essere un ottimo strumento per non rimuginare sui propri problemi, ricercando il momento presente e facendo attenzione alle sensazioni del corpo.

La meditazione camminata consiste nel coltivare l’osservazione interna, la consapevolezza del respiro e l’esplorazione delle sensazioni concentrandosi su ciascun passo. È una modalità differente di stare col corpo, che non necessita di tendersi in alcuno sforzo né di avere competenze specifiche. Un passo dopo l’altro, l’attenzione si ferma sull’atto del camminare: se fatta a piedi scalzi, si può focalizzare meglio l’ascolto sulle sensazioni del piede a contatto col suolo. Si cammina per camminare, non per spostarsi.

Nella tradizione zen la meditazione camminata è detta kinhin ed è utilizzata per alternare le sessioni di meditazione seduta (zazen). Anche nella scuola zen si suggerisce di praticare la meditazione camminata in ogni circostanza della vita quotidiana, camminando consapevolmente ogni volta che è necessario spostarsi. 

Solitamente nella sala di meditazione (zendo) si pratica percorrendo un tragitto circolare lungo il perimetro del locale. Il passo è sincronizzato col respiro e le mani sono posizionate sull’addome nel mudra shashu: la mano sinistra, col pollice stretto tra le dita, è racchiusa nella mano destra e i gomiti rimangono alti. 

Secondo la tradizione vipassana la meditazione camminata si svolge non in senso circolare, come nello zen, ma su un tragitto lineare, solitamente definito a priori, che viene percorso avanti e indietro. Si può svolgere al chiuso come all’aperto, ma la distanza percorsa deve essere sempre di pochi metri così da poter circoscrivere il campo percettivo, contenere l’esperienza entro certi limiti, riducendo le distrazioni. Ciò che interessa, infatti, non è cosa si vede o si sente, ma come lo si vede o lo si sente. Per iniziare la pratica della meditazione camminata suggerisco di muoversi nello spazio secondo le direzioni preferite e senza prendere particolari posizioni con il corpo (come ad esempio mudra). Iniziare la pratica nell’intimità della propria casa, lontano dallo sguardo degli altri, permette una maggiore libertà nella sperimentazione e in un secondo momento, se spazio e tempo lo consentono, si può passare all’aperto, ad esempio in un parco, con o senza le scarpe. 

E’ importante tenere ferma l’intenzione di entrare in contatto con sé stessi e la terra, in modo che ogni singolo passo ci stabilisca nel momento presente. Il primo passo ci porta nel “qui e ora”, liberandoci da progetti, proiezioni e preoccupazioni. 

 “…inspira e fai un passo, concentrando tutta l’attenzione sulla pianta del piede; non fare il passo successivo finché non sei pienamente arrivato, finché non sei nel qui e ora al cento per cento, puoi concederti il lusso di fare così. Poi, quando sei certo di essere arrivato al cento per cento nel qui e ora, in contatto profondo con la realtà, sorridi e fai il passo successivo. Quando cammini in questo modo, imprimi sul terreno la tua stabilità, la tua solidità, la tua libertà, la tua gioia. Il piede che posi è come un sigillo, il sigillo dell’imperatore. Il sigillo imprime un segno su un foglio di carta. Che cosa vediamo, osservando la nostra impronta? Vediamo il marchio della libertà, il marchio della solidità, il marchio della felicità, il marchio della vita.” Thich Nhat Hanh


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