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La Resistenza e i suoi valori da Nino Chiovini alla famiglia Cervi

18 Marzo 2021
La Resistenza e i suoi valori da Nino Chiovini alla famiglia Cervi
Lotta a favore della dignità, contro l’ignoranza, la dittatura, i soprusi, le disuguaglianze. Si parte dal parco Letterario dedicato a Nino Chiovini e si arriva ad Adelmo Cervi. di Giovanna Musolino

 Nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola è stato da poco inaugurato il ventiseiesimo parco letterario in Italia, dedicato al partigiano, storico e scrittore piemontese Nino Chiovini. Lo incornicia uno scenario di prepotente e maestosa bellezza: il Parco Nazionale della Val Grande, la più estesa zona selvaggia d’Italia. Bellezza aspra e tanta storia, antica e recente. 

Luoghi frequentati fin dall’epoca preistorica, come testimoniano le incisioni rupestri e le necropoli risalenti all’età del ferro. In tempi recenti gli anfratti, i boschi fitti e densi, gli intricati meandri non potevano non attirare numerosi partigiani, che vi trovarono rifugio, protezione e, qualche volta, morte. Nel 1944 infatti la Val Grande fu teatro di uno degli innumerevoli eccidi nazifascisti perpetrati durante la Resistenza. Dopo circa venti giorni di rastrellamento furono massacrate oltre cinquecento persone, tra partigiani e civili. Non fu la prima, non fu la più grave, non fu l’ultima di quelle raccapriccianti carneficine. 

Poche settimane fa è ricorso l’anniversario di un’altra vile rappresaglia: otto persone catturate, imprigionate, torturate e fucilate. Era l’alba del 28 dicembre del 1943 quando, al poligono di tiro di Reggio Emilia, Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio ed Ettore Cervi insieme a Quarto Camurri furono passati per le armi dal plotone di esecuzione. Da quel momento i sette fratelli Cervi abbandonano la vita terrena per assurgere a mito, diventano un’entità unica, indivisibile, una sorta di monolite. 

Ne celebrano le gesta i libri, il cinema, la musica: li racconta papà Alcide e li racconta Adelmo, figlio di Aldo. Quell’Adelmo che aveva solo quattro mesi quando il padre morì e che, a settant’anni, nel 2014, sente la necessità di scrivere Io che conosco il tuo cuore “storia di un padre partigiano raccontata da un figlio”. Un padre spogliato di quell’aura di leggenda e visto nella sua umanità più profonda e vera. E i fratelli Cervi da blocco monolitico tornano a essere individui, diversi per indole, carattere, attitudini, ma accomunati dai medesimi ideali: la libertà, la giustizia, l’equità sociale, il desiderio di progresso. 

Una famiglia sui generis, coraggiosa, insofferente del giogo della mezzadria che è schiavitù e sfruttamento, da sempre in prima linea in nome dei diritti sacrosanti dell’essere umano, con un amore profondo per la cultura, quella vera non data dai titoli accademici, ma generata dalla passione, dalla fame di conoscenza. 

Non è un caso che l’etimologia della parola cultura derivi da colere, coltivare, quindi rimandi a quel mondo contadino di cui i Cervi facevano parte. Con il libro Io che conosco il tuo cuore (Piemme Edizioni), attraverso “un insalata di ricordi” , Adelmo riporta in vita quel padre, di cui troppo presto era stato privato, e il suo sogno di cambiare il mondo, un sogno condiviso con i fratelli, che costerà loro la vita. 

La Resistenza per la famiglia Cervi comincia molto prima del 1943: tutta la loro esistenza è improntata alla lotta. Lotta a favore della dignità, contro l’ignoranza, la dittatura, i soprusi, le disuguaglianze. Combattono il Fascismo con tutte le armi a loro disposizione. Casa Cervi è sempre aperta all’ospitalità e non nega mai accoglienza, un pasto e caldo e panni puliti a persone invise al regime. Proprio questa generosità sarà loro fatale e orberà, in una manciata di minuti, due genitori di sette figli, undici figli dei loro padri, due sorelle dei loro fratelli, quattro donne dei loro compagni. 

 Qualcuno in passato, in nome del revisionismo storico ha provato a negare i valori della Resistenza e ridimensionarne la portata: una pericolosa tendenza che oggi, fomentata dall’ignoranza della storia, sta tornando in auge. Come sempre i grandi uomini di cultura possiedono le risposte e il pensiero espresso da Italo Calvino val più di mille polemiche: “Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c'erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l'Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c'era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta, se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono”.

Foto di copertina di Alessandro Suraci


Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari


Nino Chiovini
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Nino Chiovini

Parco Nazionale Val Grande (VB)

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