Home Mission Parchi Viaggi Eventi Multimedia Contatti
Il Magazine I Numeri Catgorie Almanacco Contatti
Menu
Categorie
IntervisteLibri ApertiAmbiente e TerritorioPaesaggi SonoriCucina LetterariaStorie in CamminoA passeggio nel mondo

Ferramonti: la storia di David Henryk Ropschitz

21 Gennaio 2021
Ferramonti: la storia di David Henryk Ropschitz
Era il 5 luglio del 1940 quando mio padre, un giovane medico ebreo, fu chiamato dalla questura di Genova. Era arrivato il momento che aveva sempre temuto. Entrò a Ferramonti il 6 luglio 1940. Di Yolanda Bentham

traduzione di Annalisa Nicastro

Era il 5 luglio del 1940 quando mio padre, un giovane medico ebreo, fu chiamato dalla questura di Genova. Era arrivato il momento che aveva sempre temuto. Viveva sotto la spada di Damocle sin dalle leggi razziali del novembre 1938 che lo avevano reso apolide. Non poteva lasciare l'Italia né gli era stato permesso di esercitare come medico. Era, secondo le leggi razziali fasciste dell'epoca, un nemico straniero. Fu quindi inviato a Ferramonti, dove arrivò il 6 luglio 1940.

David Henryk Ropschitz è nato nel 1913 a Lemberg, in Galizia, che faceva parte dell'Impero Austro-Ungarico, il più giovane di 10 figli. Con l'intensificarsi dei pogrom e degli attacchi razziali contro gli ebrei, Morris e Sophia Ropschitz si trasferirono con la famiglia a Vienna, dove David crebbe e completò la sua educazione. Dal 1931 studiò medicina all'Università di Genova, seguendo quattro dei suoi fratelli in Italia. Un fratello aveva già uno studio medico ad Alassio, due sorelle avevano sposato medici e vivevano a Bordighera e Viareggio, mentre un altro fratello si era laureato in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Padova. Quindi il trasferimento in Italia, un paese che aveva imparato ad amare attraverso i suoi fratelli, è stata una scelta ovvia per mio padre, così come lo era la carriera di medico, una professione così tipicamente ebraica!

Quando mio padre arrivò a Ferramonti nel luglio 1940 il campo era in una fase di costruzione molto primitiva senza adeguate misure igieniche e solo 3 o 4 camerate. Inizialmente c'erano solo maschi nel campo ma nel tempo sono arrivati ​​grandi gruppi di internati dall'Europa e non solo, donne e bambini erano presenti. Tutto questo cambiò drasticamente il carattere del campo e le condizioni che stavano gradualmente migliorando.

L'impresa edile Parrini, inizialmente impegnata a prosciugare le paludi dalla anofele, la zanzara portatrice della malaria, avrebbe continuato a costruire per un altro anno per completare circa 100 camerate, alcune costruite per le famiglie, il resto dormitori monosessuali ciascuno dei quali ospitava circa 30 internati. 

A rendere sopportabile la vita a Ferramonti nonostante il caldo, la fame, l'incertezza, è stato il trattamento umano del Comandante del campo, Paolo Salvatore, la cui gentilezza e compassione è stata notata in tante occasioni. Sia che portasse i bambini a prendere un gelato o che facessero un giro sulla sua moto, permettendo agli internati di visitare la vicina Tarsia per fare lavori per la popolazione locale, o garantendo loro l'autonomia entro i confini del campo, l'atteggiamento di Salvatore nei confronti dei suoi "prigionieri" era uno dei protezione piuttosto che sfruttamento.

E così nei tre anni successivi, mentre la guerra in Europa continuava, diverse migliaia di ebrei abbastanza fortunati poterono scappare, vennero a Ferramonti trasformandolo in una vivace comunità cosmopolita. Sinagoghe, caffè, una scuola, una chiesa, sono apparsi nel tempo; si sono svolti recital musicali, mostre d'arte, concerti, rappresentazioni teatrali, partite di calcio. Come scrisse l'AMGOT quando il campo fu liberato nel settembre 1943, "il livello culturale e intellettuale del campo era di gran lunga superiore alla comunità media della stessa dimensione negli Stati Uniti".

Mio padre lasciò il campo quando fu liberato e si unì al Royal Army Medical Corps dell'esercito britannico a Taranto. Venne in Inghilterra nel dopoguerra dove lavorò per molti anni come psichiatra, ispirato a Ferramonti da Ernst Bernhard, il celebre psicoanalista.

Verso la fine della sua vita, mio ​​padre ha ripercorso quei tre anni importanti in Ferramonti e ha messo tutto nero su bianco per condividere la sua storia. Purtroppo è morto nel 1986 lasciando l'opera inedita. “Ferramonti: la salvezza dietro il filo spinato” è stato finalmente pubblicato nel gennaio 2020 ed è attualmente in fase di traduzione in italiano. L'amore di mio padre per l'Italia e per il popolo italiano non è mai venuto meno. Sarebbe stato felicissimo di sapere che un giorno avrebbe potuto essere letto dal popolo italiano.

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari


Ernst Bernhard
Scopri il parco

Ernst Bernhard

Ferramonti di Tarsia (Cs)

Torna indietro

Potrebbe interessarti anche

Pinocchio di Madè. Un naso lungo … Centoquaranta anni!

Ci sono libri che hanno la capacità di superare il tempo e riproporsi, con contenuti sempre attuali, alla sensibilità di diverse generazioni di lettori: il Pinocchio di Collodi è sicuramente uno di questi.

L’anello del vescovo e la battaglia di Campaldino

“Il castello di Poppi gli apparve da lontano, alto sulla piana dell’Arno, sentinella sul fiume e sulla via di Bibbiena". L'11 giugno 1289 l’oste guelfa da Firenze e i ghibellini di Arezzo avrebbero impugnato le armi nella piana di Campaldino

Una vitale incertezza

Quest’anno al mare ho letto un libro diverso dalle letture che riservo per la settimana di vacanze. L’ho scelto non tanto per il titolo - L’esercizio della filosofia – quanto per il sottotitolo: Per una vitale incertezza. Attualissimo, dunque.

Il “Teatro del Corvo” e il libro di Erin Shields. Here We are (Eccoci – Siamo qui)

Here We Are, è un libro ambientato in un teatro, che si legge, legge sè stesso, mentre il lettore di oggi rivive e quello di domani rivivrà le esperienze che tutti noi abbiamo vissuto..nel “vostro angolo di questo mondo insano, impazzito, al momento"

Il Carnevale di Aliano (Matera)

Tra i misteri racchiusi all’interno del Parco Letterario Carlo Levi di Aliano emerge quello delle maschere cornute. Di Lodovico Alessandri

Ernst Bernhard: Einzelgänger poliedrico, 'influencer' ante litteram. Un'istantanea

Ernst Bernhard introdusse la psicologia junghiana in Italia dandole un'impronta profondamente personale e contribuì in modo determinante alla sprovincializzazione del Paese. Oggi un ricco archivio è a disposizione degli studiosi.
I Parchi Letterari®, Parco Letterario®, Paesaggio Culturale Italiano® e gli altri marchi ad essi collegati, sono registrati in Italia, in ambito comunitario ed a livello internazionale - Privacy Policy
Creazione Siti WebDimension®