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Cecilia Mangini, la Signora del Documentario che ha raccontato Grazia Deledda

03 Marzo 2021
Cecilia Mangini, la Signora del Documentario che ha raccontato Grazia Deledda
Ci ha lasciati lo scorso 21 gennaio Cecilia Mangini che ha dedicato la sua vita al cinema militante per documentare la storia del nostro Paese. Di Caterina Lucia

Esistono donne passionarie, il cui cuore batte per la libertà, la rivoluzione e la vera uguaglianza e brillano di luce propria anche al buio. La loro luce non si spegnerà mai. A 93 anni ci ha lasciati una donna dal talento e dalla forza straordinaria: Cecilia Mangini, che ha dedicato la sua vita al cinema militante, un aggettivo che oggi “sembra quasi una parolaccia”.
E' stata una fotografa, saggista, sceneggiatrice e regista e il suo è stato lo sguardo giovane di una regista che ha osato mettersi dietro la macchina da presa per documentare la storia del nostro Paese, uno sguardo sempre attento e premuroso nei confronti degli ultimi.

Alla fine degli anni ’50, anche grazie all’incontro con Pier Paolo Pasolini, Cecilia Mangini rivolge la sua attenzione a uno spazio urbano nuovo, quello delle borgate nel periodo del boom economico. Nascono così Ignoti alla città (1958), Stendalì (1960), La canta delle marane (1962).
È entrata nelle case, ha dialogato con la gente, ha registrato l’ultima testimonianza del pianto rituale pugliese a Martano, un piccolissimo centro del Salento, sulla scia dell’incontro con Ernesto De Martino.

La forza di Cecilia Mangini risedeva nel dare voce a coloro che vivevano ai margini, mostrare la desolazione della campagna devastata dal cemento delle periferie, registrare gli ultimi istanti di vita dei rituali della cultura contadina e pre-cristiana, spazzata via dall'avvento della civiltà industriale e dei consumi.

La regista rivoluzionaria ha anche dedicato alla scrittrice premio Nobel, Grazia Deledda, uno straordinario documentario. Un dialogo a distanza tra donne, accomunate dalla vicinanza con gli ultimi e dalla scelta di emanciparsi attraverso l’arte.

“Per me leggere i suoi libri, quando nei ’50 per le donne c’erano solo i romanzi rosa, era sovversivo”, dice la Signora Rock del documentario che ha sempre continuato a combattere col suo cinema la perdita di memoria e senso critico del nostro presente.

Quello sulla Deledda è stato un lavoro che, giorno dopo giorno, ha preso sempre di più forma e sostanza. Il titolo è fortemente evocativo "Grazia Deledda, parole e colori" ed è straordinario il focus incentrato su una sorta di incontro/riflessione tra due "monumenti" della cultura italiana del Novecento: Grazia Deledda e Cecilia Mangini. La sua scomparsa ha sancito la fine di un periodo storico e rivoluzionario molto importante. Il cordoglio è stato corale ed unanime per una personalità così forte e di rottura.

Foto is licensed under the Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0 International license

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