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L'eco di Catullo sullo specchio del Lago di Garda

10 Febbraio 2021
L'eco di Catullo sullo specchio del Lago di Garda
Sirmione da sempre ha un impegno forte per la valorizzazione di arte e cultura; l'istituzione di parco letterario in questi luoghi altro non sarebbe che il riconoscimento formale di uno status che è già nell'ordine delle cose. Di Alessandro Colombo

Paene insularum, Sirmio, insularumque
ocelle, quascumque in liquentibus stagnis
marique vasto fert uterque Neptunus,
quam te libenter quamque laetus inviso,
vix mi ipse credens Thyniam atque Bithynos
liquisse campos et videre te in tuto.
...Salve, o venusta Sirmio, atque ero gaude:
gaudete vosque, o Lydiae lacus undae:
ridete, quicquid est domi cachinnorum!

Con quale gioia e felicità ti rivedo
Sirmione, gioiello delle penisole e delle isole,
fra tutte quelle che il duplice Nettuno accoglie nei
chiari laghi e nei vasti mari!
A stento credo di aver lasciato la Tinia
e le terre bitinie e di rivederti fuori da ogni pericolo.
...Salve, o bella Sirmione, gioisci del tuo signore;
e gioite voi, o Lidie onde del lago:
risuonate, risate tutte della casa.

[Catullo, carme XXXI]


Dall’alto della punta rocciosa della penisola di Sirmione, le “Grotte di Catullo” (in realtà le vestigia di una sontuosa villa romana di età augustea: la fuorviante denominazione è frutto dei resoconti dei primi viaggiatori che, nel Quattrocento, scambiano per grotte naturali le rovine dell’edificio, coperte nel tempo dalla vegetazione) offrono una spettacolare vista sul Lago di Garda, ma questo è solo l’inizio del viaggio. C’è una fascinazione magica e sensuale che si respira dentro e fuori questi due ettari di rovine, incastonate da 1.500 ulivi e piante ultrasecolari: qualcosa che trascende le epoche e le stagioni, la lingua e la cultura.

Sirmione è da sempre luogo d'elezione, affacciato sul "Benaco che si gonfia con flutti e impeto di mare": così scrive Virgilio nelle Georgiche, ai tempi in cui la cittadina è una stazione della Via Gallica, collegando Verona a Brescia. Non mancano i trascorsi guerreschi (nel 312 da queste parti battagliano Costantino e Massenzio, nel 1378 Sirmione è conquistata da Gian Galeazzo Visconti, poi passa alla Repubblica di Venezia fino al 1797, quando è militarmente occupata dai Francesi) ma la vocazione di Sirmione è nelle arti, nella letteratura, nella poesia. Non a caso, è intitolata alle Muse quella che per molti è la più bella delle sue spiagge.

Da Catullo alla Callas, il genius loci di Sirmione ispira languidi amori e leggende, al punto di farci chiudere gli occhi su scomode e fastidiose evidenze: ad esempio, il fatto che la villa è di epoca successiva alla morte del poeta. La stessa scheda del Mibac lascia trasparire un certo rammarico nell’ammettere la circostanza: Catullo (84-54 a.C.) possedeva davvero una dimora a Sirmione, ma non la villa che probabilmente fu proprietà della Gens Valeria, famiglia aristocratica di Verona.
Nel II secolo la villa passa verosimilmente a Caio Erennio Ceciliano, questore della Gallia Narbonese, membro del Senato di Roma e patrono di Verona. Nei secoli successivi inizia il degrado: parti della villa vengono via via riconvertite in abitazioni di fortuna, nell’area circostante si insedia una vasta necropoli. Nel V secolo il complesso diventa parte integrante della struttura difensiva della penisola mentre le murature della parte residenziale sono depredate, trasformandosi in materiale da costruzione.
Oggi restano le imponenti fondazioni, le botteghe, il criptoportico, il campo delle noci, l’aula dei giganti, gli ambienti pavimentati a mosaico, la grande cisterna. E un affresco con il ritratto di quello che potrebbe essere Catullo: la figura maschile - in toga listata di porpora e con un rotolo in mano - ricorda infatti da vicino un'analoga raffigurazione che, nella Casa con biblioteca a Pompei, rappresenta secondo la tradizione il cantore di Lesbia. Reduce da un viaggio in Asia Minore al seguito del propretore Caio Memmio, Catullo nel carme XXXI esulta per essere finalmente ritornato a Sirmione, il cui fascino è evidentemente di gran lunga superiore a quello dell'Oriente.

Da allora la penisola non smette di ammaliare potenti e viaggiatori, letterati e persone comuni. E se il Museo archeologico delle Grotte custodisce resti architettonici del monastero di San Salvatore, fondazione longobarda attribuita alla regina Ansa, moglie di re Desiderio (di particolare interesse un archetto del ciborio con dedica al consorte e al figlio Adelchi), l'intero territorio conserva - oltre alla rocca scaligera e a chiese millenarie - soprattutto le testimonianze delle tante personalità che vi hanno preso ispirazione.
Il passaggio di Dante Alighieri è controverso, ma tra Otto e Novecento matura un lungo elenco di poeti e scrittori: vasto il carteggio tra Ezra Pound e James Joyce, di stanza presso l'hotel Eden; per non dire di Giosuè Carducci, commissario ministeriale presso il liceo Bagatta di Desenzano, che vi soggiorna con l'amante Carolina Cristofori Piva, e a Sirmione dedica una delle Odi barbare.


Ecco: la verde Sirmio nel lucido lago sorride,
fiore de le penisole.

Il sol la guarda e vezzeggia: somiglia d'intorno il Benaco
una gran tazza argentea,

cui placido olivo per gli orli nitidi corre
misto a l'eterno lauro.

Questa raggiante coppa Italia madre protende,
alte le braccia, a i superi;

ed essi da i cieli cadere vi lasciano Sirmio,
gemma de le penisole.

Baldo, paterno monte, protegge la bella da l'alto
co'l sopracciglio torbido:

il Gu sembra un titano per lei caduto in battaglia,
supino e minaccevole.

Ma incontro le porge dal seno lunato a sinistra
Salò le braccia candide,

lieta come fanciulla che in danza entrando abbandona
le chiome e il velo a l'aure,

e ride e gitta fiori con le man piene, e di fiori
le esulta il capo giovine.

Garda là in fondo solleva la ròcca sua fosca
sovra lo specchio liquido,

cantando una saga d'antiche cittadi sepolte
e di regine barbare.

Ma qui, Lalage, donde per tanta pia gioia d'azzurro
tu mandi il guardo e l'anima,

qui Valerio Catullo, legato giú a' nitidi sassi
il fasèlo britinico,

sedeasi i lunghi giorni, e gli occhi di Lesbia ne l'onda
fosforescente e tremula,

e 'l perfido riso di Lesbia e i multivoli ardori
vedea ne l'onda vitrea,

mentr'ella stancava pe' neri angiporti le reni
a i nepoti di Romolo.

A lui da gli umidi fondi la ninfa del lago cantava
Vieni, o Quinto Valerio.

Qui ne le nostre grotte discende anche il sole, ma bianco
e mite come Cintia.

Qui de la vostra vita gli assidui tumulti un lontano
d'api sussurro paiono,

e nel silenzio freddo le insanie e le trepide cure
in lento oblio si sciolgono.

Qui 'l fresco, qui 'l sonno, qui musiche leni ed i cori
de le cerule vergini,

mentr'Espero allunga la rosea face su l'acque
e i flutti al lido gemono.

Ahi triste Amore! egli odia le Muse, e lascivo i poeti
frange o li spegne tragico.

Ma chi da gli occhi tuoi, che lunghe intentano guerre,
chi ne assecura, o Lalage?

Cogli a le pure Muse tre rami di lauro e di mirto,
e al Sole eterno li agita.

Non da Peschiera vedi natanti le schiere de' cigni
giú per il Mincio argenteo?

da' verdi paschi dove Bianore dorme non odi
la voce di Virgilio?

Volgiti, Lalage, e adora. Un grande severo s'affaccia
a la torre scaligera.

Suso in Italia bella sorridendo ei mormora, e guarda
l'acqua la terra e l'aere".

E l'elenco continua con Ernest Hemingway, Salvator Gotta e Naomi Jacob, la "Liala inglese". Gabriele d'Annunzio, dalla vicina Gardone, spesso raggiunge Sirmione con la sua Isotta Fraschini per concedersi un aperitivo al Caffè Grande Italia, nella centralissima piazza Carducci. Si narra che il Vate, qualche giorno prima della fine che sentiva imminente, abbia voluto passeggiare per l'ultima volta tra le vestigia classiche delle Grotte di Catullo.

Fortissimo poi è il connubio tra Sirmione e la musica colta. All’allora Hotel Promessi Sposi (oggi Hotel Sirmione) Arrigo Boito, storico librettista di Giuseppe Verdi, scrive nel 1924 il Nerone, poi rappresentato alla Scala da un altro grande estimatore di Sirmione: Arturo Toscanini, che ama ritemprarsi nel verde di Villa Cortine, scenografico resort in stile neoclassico fatto costruire dal conte Kurt von Koseritz nel 1898.
A legare in modo indissolubile il proprio nome a Sirmione è indubitabilmente il soprano Maria Callas - "la sola deità che ha distrutto gli dei" scrive di lei Montale - che qui vive la serena e felice parentesi di una vita tormentata. Dal 1953 al 1959 la Divina trascorre le sue giornate tra la sua villa e il borgo ("un angolo di paradiso") dove si intrattiene con i vecchi pescatori. "Ho tanta nostalgia di Sirmione" confida a un amico poco prima di morire, nel 1977 a Parigi. Complice la vicinanza dell'Arena di Verona, palcoscenico internazionalmente ambito, si contano a decine gli artisti che qui prendono dimora o trascorrono soggiorni tra terme e relax: cantanti come Carlo Bergonzi e Giuseppe Di Stefano, direttori d'orchestra come Riccardo Muti e Ennio Morricone, star della danza come Carla Fracci e Vladimir Vassiliev, che a Sirmione si fa fotografare in ginocchio, reverente e grato davanti al busto di Catullo.

Nel 1980 viene istituito il "Premio letterario Sirmione Catullo" che nel 1999 - dopo alterne vicende, grazie a un'intuizione di Bruno Vespa e Gino Colombo - assume un moderno taglio giornalistico televisivo. Per una decina d'anni l'evento viene trasmesso in prima serata su RaiUno e Rai International, calamitando oltre 4 milioni di spettatori con medie del 24% di share: sul palcoscenico sirmionese salgono stelle consacrate ed astri nascenti del giornalismo, della politica e della cultura tra cui Joaquin Navarro-Valls, Piero Angela, Sergio Romano, Folco Quilici, Giulio Andreotti, Umberto Veronesi, Enzo Bettiza, Francesco Cossiga, Giorgio Albertazzi, Ferruccio de Bortoli, Gianni Sartori, Giulio Anselmi, intellettuali e direttori di testate internazionali.
In giuria Carmen Lasorella, Corradino Mineo, Antonio Caprarica e Mario Pasi: divulgazione, arte e cultura dimostrano di meritare il prime time fino all'introduzione del patto di stabilità che, imponendo drastici tagli alla cultura, decreta di fatto la fine dell'esperienza. L'amministrazione comunale, tuttavia, anche in questi ultimi anni di grave crisi ha meritoriamente mantenuto un impegno forte per la valorizzazione di arte e cultura: la vocazione di Sirmione è questa e l'istituzione di parco letterario in questi luoghi, a ben vedere, altro non sarebbe che il riconoscimento formale di uno status che è già nell'ordine delle cose.

Credits Foto: Pixabay


Virgilio: pascoli, campagne e condottieri a Pietole
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Virgilio: pascoli, campagne e condottieri a Pietole

Borgo Virgilio (Mantova)

...propter aquam, tardis ingens ubi flexibus errat Mincius et tenera praetexit harundine ripas. (Georg. III, 10-15)

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