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La forza delle Donne di carta

03 Marzo 2021
La forza delle Donne di carta
L'Associazione Donne di carta crea molte iniziative interessanti, tra queste persone libro: due minuti di parole, che qualcuno ha scritto e che diventano nostre, noi stesse che le pronunciamo a voce alta. Di Rosa Maria Marini

Tornavo, camminando lenta al braccio di un’amica con una caviglia fasciata e dolorante, lungo l’ombra umida delle mura che da Porta Romana cingono il giardino di Annalena, dopo aver partecipato a un peculiare incontro di anziani, tutti coinvolti da uno stravagante danzatore, Virgilio Sieni, in un esperimento di gestualità e interpretazione di sentimenti.

Ilaria, l’amica ritrovata dopo anni, mi raccontava di sé. Nel suo discorso, a un tratto, si materializzano due parole che per me sono come una scossa di corto circuito: ‘persone libro’. Io le chiedo, bloccandola, “che hai detto?”, “persone libro? Io, io sono una persona libro!”. 
Mi prende un’emozione che è insieme riconoscimento e curiosità: così apprendo che a Roma, qualche anno prima, quattro donne, libraie di professione, hanno stretto un’associazione detta Donne di carta e che da questa, poco dopo, è scaturita quella delle persone libro, scelta e composta da chi legge e leggendo si trasforma e diventa il libro che sta leggendo, lo vive, lo impersona, lo dice. Memoria che è immedesimazione, memoria che è come un patto intellettuale e sentimentale.

Voglio saperne di più. L’amica mi invita a una riunione di persone libro a casa sua. (Coperta la chiama. Simbolicamente le persone libro si coprono con una coperta che le avvolge isolandole come sotto una tenda, e che le unisce e accomuna). So chi ci sarà  e chi dirà a memoria parti di libri. Ci vado con tutta la carica che mi dà pensare che io dirò a memoria Notizie dall’Amiata di Eugenio Montale. Poesia inarrivabile. E tutto ha il sapore di un rito.

L’amica ha un salotto vissuto, aperto su uno di quei giardini di ghiaia, con un nespolo e piante di iris, così frequenti in certi quartieri della Firenze postunitaria. Colore chiaro di un pomeriggio di aprile, donne (non signore borghesi) dallo sguardo vivo con un sorriso quieto e complice di attesa. Una comincia: “Io sono L’isola di Arturo di Elsa Morante”. Dice a memoria il passo in cui il ragazzo ha nostalgia della madre morta.
Quando tocca a me – e io sono Montale – il patto intellettuale/sentimentale è definitivo. Da allora.

Bella, bella iniziativa intelligente, che combina l’attenta lettura all’attenta immedesimazione. Non più di uno, due minuti di parole, che qualcuno ha scritto e che diventano nostre, noi stessi. E’ un’esperienza, un’ adesione che consiglio. Non ci sono strutture vincolanti, l’associazione resta sempre un piccolo gruppo concorde, occupa lo spazio fragile di un tempo breve, un’ora o poco più di parole dette senza recitare, senza enfasi emotiva, ma così, fragili, e non più corpose di quel poco di nero che hanno lasciato su bianco del foglio. Non più durature, se non per quell’insolito piacere di essere dette a memoria e non lette.

Ci sarebbero molte altre cose da dire sull’Associazione Donne di carta che si è cimentata in tante iniziative; sull’intervento qualificante di un attore spagnolo, Antonio Menendez, che ha amato e un po’ anche ‘codificato’ l’impresa delle persone libro, sui loro incontri, sulla formazione e adesione di gruppi di PL in varie città. Ma tutto questo è, ovviamente, in rete (www.donnedicarta.org).

L’Associazione Donne di carta è stata fondata a Roma nel 2008, dove risiede la sede legale. L’ Associazione è aperta a donne e uomini e deve il suo nome alle quattro donne fondatrici: Sandra Giuliani – editora, Stefania Molajoni – libraia, Monica Maggi – giornalista, Rosanna Romano – operatrice culturale che hanno voluto in questo modo rivendicare la maternità dell’idea.
Donne di carta è un’associazione culturale attiva su gran parte del territorio nazionale. Ha come scopo principale la promozione della lettura e la tutela della bibliodiversità contro ogni strategia di omologazione culturale.


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