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Alle donne è ornamento il silenzio?

24 Febbraio 2021
Alle donne è ornamento il silenzio?
La musica rock è uno di quegli ambiti in cui il genere femminile costituisce, ancora oggi, una sparuta minoranza; tuttavia, fa da contraltare la qualità eccellente. Di Giovanna Musolino

“Alle donne è ornamento il silenzio” suggerisce Aiace, nell’omonima tragedia sofoclea, a Tecmessa, sua concubina. Una convinzione che tuttora alberga nelle menti di molti, troppi individui. Un’idea che sembra affascinare e riprendere vigore, anche laddove la battaglia appariva ormai vinta. Da sempre le donne hanno dovuto compiere sforzi inenarrabili per affermarsi; con grande fatica hanno dovuto dimostrare di valere, soprattutto in determinati settori.

La musica rock è, per l’appunto, uno di quegli ambiti in cui il genere femminile costituisce, ancora oggi, una sparuta minoranza: il binomio rock/donne spesso è stato associato più alle adoranti groupies che a musiciste di valore. Ai numeri non esaltanti, tuttavia, fa da contraltare la qualità eccellente. Pregevoli e di tutto riguardo sono artiste come Marianne Faithfull, Patti Smith, Siouxsie Sioux, Kim Gordon, Kim Deal, Savages tanto per citare qualche illustre nome: costoro, più che tacere, hanno preferito calcare il palcoscenico e lasciare un segno indelebile nella storia della musica.

Modella, attrice, sceneggiatrice, ma, anzitutto, musicista geniale Nico è stata una superba artista, al cui talento, forse, non è stato tributato l’onore meritato. Muove i primi passi musicali accanto a personaggi come Jimmy Page e Bob Dylan. Andy Warhol ne rimane affascinato, tanto da convincerla a unirsi ai Velvet Underground, assieme ai quali firmerà il primo memorabile album The Velvet Underground & Nico.
La vita all’interno della band non sarà facile: il rapporto conflittuale, soprattutto con Lou Reed, la relegherà al ruolo “marginale” di cantante in Femme Fatale, All Tomorrow's Parties e I'll Be Your Mirror.

Nico
ha in dispregio l’addobbarsi con il silente ornamento: la creatività e il bisogno insopprimibile di esprimersi la condurranno inevitabilmente verso una carriera solista, con la produzione di sei album in studio, in un arco temporale che va dal 1967 al 1985. Alcuni di questi, The Marble Index, Desertshore, The End, sono autentici capolavori, scrigni traboccanti gioielli sonori: l’allucinata Evening of Light, la maestosa e stravolta reinterpretazione dell’inno tedesco Das lied Der Deutschen, la scarnificata cover di The End dei Doors, la delicatissima e malinconica Le petit Chevalier, interpretata dal figlioletto Ari.

Grazie anche all’utilizzo di strumenti inusuali, come l’armonium suonato da lei stessa o la viola del fido John Cale, plasma una musica senza tempo, dal fascino arcano e dolente, che si nutre di inquietudine e che alimenta l’inquietudine; una musica che possiede l’intensità del Rock, la solennità delle composizioni sacre, il potere evocativo dei canti tradizionali, l’universalità delle opere classiche. Una musica che sfugge a qualsivoglia facile, semplicistica e, spesso, castrante, definizione. Le sonorità dense di spettri e oscurità sono enfatizzate da una voce suggestiva e desolata, intensamente drammatica e venata di pathos, che sembra incarnare e dar voce alle angosce dell’essere umano.

Sperimenta, innova, precorre. Muore, cadendo dalla bicicletta, nel 1988, quando le tenebre che da sempre avevano popolato la sua esistenza, sembravano essersi lievemente diradate. La Femme fatale, innocent and vain, attraversa, al crepuscolo, il fiume del dolore per tornare alla Nibelungen land.

E quale costume indosserà la povera ragazza/
Un sudario annerito, un vestito di seconda mano/
Di stracci e seta, un costume/
Adatto a quelli che siedono e piangono/
Per tutte le feste di domani

Immagine di copertina: Nico in un Fotogramma preso dal Film La Dolce Vita di Federico Fellini

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