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Maurizio Maggiani. Io e i libri? Un rapporto viscerale

20 Aprile 2021
Maurizio Maggiani. Io e i libri? Un rapporto viscerale
Il telefono da cui Maurizio Maggiani concede questa intervista ad Alice Barontini, si trasforma in una sorgente di vita narrata, tra libri, letture e ricordi più o meno lontani.

Da tempo lo scrittore Maurizio Maggiani vive agli antipodi della Liguria, dove è nato e cresciuto. Ora ha quasi settant’anni e abita in Emilia Romagna, nel bel mezzo della campagna, dove coltiva il suo orto tra colline di Sangiovese. “Qui – racconta con la sua voce calma e profonda – posso guardare l'alba, io che sono vissuto per gran parte del tempo a ovest, al tramonto. Un cambio di sguardo che mi pare un buon modo per non invecchiare”.
Certo, ci tiene a precisare, ha una casa anche a Genova e quando finirà “questa storia orrenda della pandemia” ha intenzione di tornarci il più spesso possibile, perché – confessa, dopo una breve pausa -  ha bisogno anche del tramonto, come ha bisogno dell'alba.
Premio Campiello 1995 con Il coraggio del pettirosso e Premio Strega 2005 per Il viaggiatore notturno, Maggiani ha pubblicato il suo ultimo libro nel 2018, L’amore (edito da Feltrinelli) e ci confida di averne appena finito un altro, una storia leggendaria di cui però non può ancora svelarci molto.
E così il telefono da cui ci concede questa intervista si trasforma in una sorgente di vita narrata, tra libri, letture e ricordi più o meno lontani.

 
Il 23 aprile è la giornata mondiale del libro e del diritto d’autore. Nel suo ultimo romanzo, “L’amore”, si trovano spesso immagini legate all’abitudine di leggere. Qual è il suo primo ricordo del libro come oggetto?
Il libro c’è sempre stato, per me si è sempre trattato di un rapporto viscerale. Mi ricordo che non sapevo ancora leggere però mio padre, che era un operaio, e mio nonno, che era un contadino, nella loro casa avevano una biblioteca. Si trattava di una biblioteca piccola in assoluto, ma direi che comunque ci fossero in casa mia più libri di quanti ce ne siano oggi in una casa di un qualche ministro, di questo ne sono certissimo. Erano tutti libri di edizioni popolari, dispense di fine ‘800, alcuni libri erano addirittura del mio bisnonno. C’era l'Orlando furioso, una Divina Commedia in grande formato venduta a dispense e poi rilegata dal 1894 al 1896, c'erano libri di Victor Hugo, di Dickens, una storia del mondo, un’altra sulla nascita dell'uomo, la storia d'Italia e due o tre libri di Giuseppe Mazzini…A tre anni ho cominciato a tenere in mano quei libri, a guardarli, perché erano libri illustrati. La Divina Commedia, per esempio, aveva le illustrazioni del famosissimo Gustave Doré. Andavo pazzo per quelle immagini di mondi fantastici. E poi ricordo la carta, l’atto di sfogliarla; deve esserci qualcosa di freudiano ma ho sempre avuto una straordinaria passione per la carta perché da bambino, quando ancora non sapevo leggere, scrivevo e scrivevo con la matita di mio padre su un foglio. Chissà in che tipo di scrittura, eppure scrivevo.  

Quanto è importante creare occasioni per far entrare le persone in contatto con i libri?
Certamente il mio rapporto con i libri è nato perché mi è stata offerta l’occasione, sin da piccolo. Avere qualcuno che riesce a educarti al libro è un dono. Siccome il libro non cammina, bisogna che sia tu a camminare per prenderlo e se c’è qualcuno che te lo porge, allora tutto funziona meglio. Poi molto dipende dalle condizioni di ciascuno. 

Mi parli della sua condizione…
Io sono stato un fortissimo lettore anche per questioni mie, personali. Fino a sette anni sono vissuto in campagna, a Castelnuovo Magra. Giocavo negli orti, nei campi con i miei amici coetanei che, come me, erano figli della disgrazia, della guerra da poco finita, con le macerie ancora intorno. La mia famiglia era povera ma calda, estremamente protettiva. A sette anni mi sono trasferito in un ambiente differente, più freddo, in città. A scuola ero in una classe dove tutti erano figli di professionisti, mentre io ero l'unico figlio di operaio. Così ho cominciato a leggere perché era il modo migliore e più proficuo per andarmene da qualche altra parte. E con i libri che mi dava mio padre me ne sono andato ovunque. Così poi ho iniziato a prendermene anche da solo, a scegliermeli. E quando entravo in un grande romanzo sentivo che potevo essere chiunque. 

Nel suo romanzo L’amore la sposa legge allo sposo i libri, la sera…Visto che i cenni autobiografici ci sono, mi viene da chiederle: succede anche nella realtà?
Si, ci vedo male e non posso più leggere libri di carta. Di solito leggo i libri in formato elettronico perché almeno li posso ingrandire. Ma siccome ci sono ancora un sacco di libri di carta da leggere, allora me li legge mia moglie, la sera. 

L'ultimo libro che avete letto insieme?
Un saggio, molto ponderoso, sulla storia dell’Europa dal ’45 a oggi. In realtà avrei potuto leggerlo anche in formato elettronico ma siccome interessava anche a mia moglie lo abbiamo fatto insieme…Devo dire che è stata una lettura molto impegnativa, però è stato importante. Lei, che è molto più giovane di me, non ha vissuto alcuni momenti storici che invece io ho vissuto. 

I Parchi Letterari sono la realtà da cui prende vita questo magazine. Si tratta di ambienti che mettono in connessione letteratura e territori. Le è mai successo di voler visitare un luogo perché, magari, se ne parlava in un romanzo?
Naturalmente. Adesso sto leggendo un libro in cui si parla delle cinque ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale e ovviamente la prima cosa che mi viene in mente è di andarci. Credo che non ci andrò mai perché sono troppo vecchio, forse, per andare in quei posti. Ma del resto, anche quando ero bambino e leggevo Salgari, volevo andare in India o in Afghanistan. Leggendo Dickens mi viene voglia di andare a Londra…Credo stia in questo la differenza tra una buona letteratura e una letteratura mediocre; nella capacità di stimolare la ricerca, la scoperta, nel mettere in azione l'empatia non solo con gli uomini ma anche con i luoghi. 

I territori che lei vive e ha vissuto entrano nella sua scrittura.
Si tratta della mia scelta. Si può fare teatro mettendo un attore al centro, in un ambiente totalmente buio, con solo la faccia illuminata. E va bene…Però poi c’è anche il teatro che è fatto di grandi palcoscenici, di grandi scenografie e questa è la mia letteratura. Mi piace costruire dei grandi palcoscenici e accogliere il lettore in questi paesaggi che devono essere per forza di cose il più dettagliati possibile, sennò il lettore non sa dove stare, non trova il suo posto. 

Come ha trascorso quest’ultimo anno, segnato dalla pandemia?
Questo periodo lo vivo in una condizione di privilegio totale perché io vivo in campagna, in una grande casa…E sono tornato bambino. La mattina, quando avevo sei anni, me ne andavo per i campi, al fiume, a esplorare, a farmi strada fra i rovi…Questo è quello che faccio oggi. Dopodiché è vero che son tornato bambino ma sono tornato bambino solitario, che non è una bella condizione. Mi mancano gli amici, mi mancano le relazioni, è insopportabile non toccare più le persone a cui voglio bene e che ero abituato a invitare a pranzo. Io ho una grande stima dell’offerta del cibo, ero abituato ad offrire il cibo ai miei amici. 

Sta scrivendo in questi giorni?
No, fatta eccezione per gli articoli, in questo momento no. Ho appena finito un romanzo che avevo iniziato a scrivere nell’ottobre del 2018 e mi è costato due anni di lavoro. Si tratta di una storia leggendaria, una leggenda contemporanea, una grande storia, di quelle di cui ho bisogno per riprendere a viaggiare, per riprendere ad avere empatia con le persone sconosciute che si incontrano per la prima volta in un libro, come in una strada. 

Una curiosità. Dove si trova in questo momento?
Sono in cucina, dove passo gran parte del mio tempo quando sono in casa. Ho messo fuori le cose per preparare la cena perché in questa casa cucino io. Ho appena cambiato l'acqua in un vaso dei fiori che porterò nello studio…
Ho sempre bisogno di avere attorno qualcosa di vivo. 


Le fotografie che ritraggono Maurizio Maggiani sono di Gloria Ghetti che ringraziamo di cuore


Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari


http://mauriziomaggiani.feltrinellieditore.it/
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