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Intervista a Marco Buticchi. Dal nuovo libro alla sua idea di scrittura

13 Settembre 2021
Intervista a Marco Buticchi. Dal nuovo libro alla sua idea di scrittura
Il 16 settembre esce “Il mare dei Fuochi” di Marco Buticchi. Il più conosciuto scrittore italiano di libri d’avventura a ispirazione storica, intervistato per noi nel suo stabilimento balneare di Lerici da Alice Barontini

Intervista a Marco Buticchi. Dal nuovo libro alla sua idea di scrittura

Da sempre mischia attualità, storia e avventura, legando tutto con la sua abile narrazione, che oscilla continuamente tra vero e verosimile.
Marco Buticchi è il più conosciuto scrittore italiano di libri d’avventura a ispirazione storica. Nato a La Spezia nel 1957, è stato il primo autore in Italia ad entrare nella collana di Longanesi “I maestri dell’avventura”, al fianco di Clive Cussler, Wilbur Smith, James Rollins e Patrick O’Brian.

Tanto che, nel 2008, è stato nominato Commendatore dal Presidente della Repubblica per aver contribuito alla diffusione della lingua e della letteratura italiana anche all’estero.

Una carriera iniziata con l’auto pubblicazione di due romanzi (Il cuore del profeta e L’ordine irreversibile) e poi decollata nel 1997 con Le Pietre della Luna, un viaggio incredibile che dall’antica Roma arriva ai giorni nostri, attraverso un labirinto di luoghi, situazioni, dati, fatti, misteriose coincidenze e imprevedibili salti temporali.

 Da lì in poi è stato un susseguirsi di libri pubblicati (una quindicina per oltre 1 milione e mezzo di copie vendute) che – tra intrighi politici, epoche diverse e misteri storici - hanno mantenuto come costante i personaggi di Sara Terracini e Oswald Breil, sempre pronti ad entrare in azione quando si tratta di fare giustizia e risolvere un mistero.

 Laureato in Economia e commercio all’Università di Bologna, per molti anni Buticchi ha lavorato come trader petrolifero in giro per il mondo. Fino a quando ha capito che quella vita frenetica gli stava troppo stretta e ha deciso di cambiare tutto, per dedicarsi totalmente al mare e alla scrittura.

 Oggi Buticchi vive in Liguria, con la moglie Consuelo e le figlie Andrea e Beatrice, che ha firmato la foto del padre, qui pubblicata.

 Con la famiglia gestisce uno storico stabilimento balneare a Lerici, “Il Lido”, dove l’estate fa il bagnino. «Non ci crede nessuno – spiega divertito – alcuni restano sorpresi quando dico che faccio il bagnino, eppure è così, è la verità. D’estate è questo il mio lavoro: osservo la mia azienda, la spiaggia, il mare…L’inverno, invece, scrivo». E non solo romanzi d’ avventura. 

In Casa di Mare. Una storia italiana, per esempio, Buticchi parla della sua famiglia e in particolare della storia del padre, Albino Buticchi, uomo abituato al successo, indiscusso protagonista del boom economico italiano, presidente del Milan al tempo di Rivera e poi tragicamente travolto dalla terribile passione per il gioco d’azzardo.

 Incontriamo Marco Buticchi una mattina di inizio settembre, nel suo stabilimento da cui si apre come in una scenografia la vista sull’isola del Tino, la Palmaria, il profilo di Portovenere e - sul lato opposto – il castello di Lerici.

 Lo troviamo sulla terrazza, alla sua postazione preferita dove - appoggiato alla ringhiera - sta sempre un po’ defilato, con la spiaggia e il mare sott’occhio.
 E un ufficietto lì vicino dove si infila per appuntarsi qualche idea per le sue storie, non appena arriva l’ispirazione.
 Con lui parliamo di libri, di scrittura, di territorio e non ci nega qualche piccola anticipazione sul suo ultimo romanzo.

 Il 16 settembre uscirà il suo ultimo libro, “Il mare dei Fuochi”. Lei spesso ha spiegato che i suoi libri nascono da una sorta di “folgorazione”; un evento, un oggetto da cui prende il via l’idea del romanzo. Da dove è partito, in questo caso?
Questa volta l’idea prende le mosse da una folgorazione per me antica. Mi sono congedato da ufficiale dell’esercito italiano a fine luglio del 1980. La mia caserma bolognese, la Caserma Mameli, era stata la prima a intervenire, pochi giorni dopo il mio congedo, quando avvenne la strage alla stazione ferroviaria. Ancora oggi mi colpisce rivedere le foto d’epoca, i molti volti di quei ragazzi - i miei ragazzi - che lavoravano a mani nude con le lacrime agli occhi. Già allora mi dissi che un giorno avrei scritto qualcosa su questo fatto. E oggi questo sentirmi in dovere di scrivere su quegli anni difficili è stato il motivo da cui ha preso il via il mio romanzo.

Ci anticipa cosa affronteranno, questa volta, i suoi personaggi?
Questa volta Sara Terracini e Oswald Breil si trovano a combattere contro la ‘ndrangheta, contro i servizi deviati italiani, contro le trame oscure italiane…E contro quel che accadde in questa bellissima città di provincia che è Bologna. Perché, trentacinque giorni prima la strage della stazione, un aereo partito dall’aeroporto bolognese si perde nel Mar Mediterraneo… 

I suoi romanzi ci hanno abituato a incredibili sbalzi temporali e spaziali.
In alcuni libri tuttavia ho concentrato gli avvenimenti in un arco di tempo circoscritto. Quest’ultimo romanzo è uno di quelli, perché si svolge dal 1980 e arriva fino ai nostri giorni, andando a coprire quarant’anni di storia in Italia.

Scrive i suoi libri a Lerici. Nel romanzo il territorio entra in qualche modo?
In questo romanzo il nostro golfo spezzino ha un peso particolare. Perché il caso vuole, anzi il mal caso vuole, che dalla Spezia siano partite molte delle navi che sarebbero poi andate ad alimentare il “mare dei fuochi”. Il mare dei fuochi è una zona abbastanza circoscritta, pare di fronte alle coste calabre, dove sarebbero state fatte affondare dalla criminalità organizzata almeno 30 navi contenenti rifiuti tossici e nocivi, con interessi illeciti da capogiro.

Quanto è stato difficile scrivere questo libro, in cui si parla di un passato ancora recente?
È stato molto difficile perché ci sono ancora anime addolorate per questo. E quindi è stato un lavoro complicato.

Non ci resta che aspettare l’uscita del libro...Grazie per le anticipazioni. Parliamo di lei. Faceva il trader petrolifero, com’è diventato scrittore?
Ho sempre scritto, fin da bambino. Quando c’era la redazione del giornalino della scuola, io facevo il redattore. Lo facevo anche da militare. Alla fine mi sono auto improvvisato scrittore, pubblicandomi i romanzi. Quello è stato il colpo di fortuna che mi ha aperto le porte alla grossa editoria.

In questo senso Lerici è stata determinante, perché è qui che ha incontrato Mario Spagnol, grande editore.
Spagnol era di Lerici ma io mi vergognavo. Non avevo il coraggio di dargli la classica busta gialla con dentro il manoscritto. La cosa incredibile è che, alla fine, fu proprio lui a chiedermela. Mi disse che si era letto quei miei romanzi che avevo pubblicato e che - se avevo qualcosa di scritto - di farglielo vedere. Ed è stato così che mi è cambiata la vita.

Vive e lavora qui. In un golfo da tutelare, che ha affascinato artisti, scrittori, poeti: Lord Byron, Percy Shelley, Mary Godwin, Mario Soldati, Henry James, Virginia Wolf, Arnold Böcklin, Lawrence...Un luogo che segna.
Una volta parlavo con Indro Montanelli, che aveva una casa a Montemarcello ed era innamorato di questi posti. Gli chiesi come mai, secondo lui, tutti quelli che hanno frequentato il nostro golfo hanno poi deciso di scrivere delle righe indelebili su di esso, da Dante a Hemingway. Lui mi guardò e disse: “Ma Buticchi, lei ha mai provato a guardarsi attorno?” Ecco, ogni giorno mi stupisco della meraviglia che abbiamo davanti.

Che necessità esiste, per lei, dietro all’atto di scrivere?
Per me è uno sfogo dell’anima. Uno scarico di tensione. Ma anche un modo di lasciare memoria. Trovo paradossale il fatto che oggi noi non abbiamo più memoria. Parlo di quella memoria semplice, famigliare. L’immagine del bisnonno che si mette vicino alla stufa e racconta le storie di famiglia, che diventavano poi gesta epiche per intere generazioni. Questa cosa la stiamo perdendo. Invece, scrivendo, qualcosa rimane. Resta una traccia.

Com’è per lei fare lo scrittore?
In un lavoro come quello dello scrittore tutti vedono il fiore. Mennea correva una corsa di nove secondi, eppure si allenava per tutto l’anno. Anche per lo scrittore è un po’ così. Io passo l’estate a guardare il mare, a osservare, a pensare…Poi c’è lo sprint della scrittura, in inverno.

Nei suoi romanzi inserisce sempre delle note finali. Perché?
I miei lettori, solitamente, mi chiedono: cosa c’è di vero nel libro? Ma quel fatto è successo sul serio? Perché il confine tra vero e verosimile nei miei romanzi è molto sottile. Per questo alla fine inserisco delle pagine in cui ristabilisco i confini tra realtà e invenzione e spiego al lettore dove inizia il mio racconto e cosa c’è invece di realmente accaduto.

Lei è molto letto. È anche un grande lettore?
Lo sono stato, soprattutto da bambino. Leggevo tutti gli scrittori di avventura, a partire da Emilio Salgari. Poi ovviamente più tardi ho letto Clive Cussler, Wilbur Smith…Oggi leggo soprattutto saggistica, per documentarmi anche sui temi che riguardano i miei libri.

Con alcuni scrittori è diventato amico. Per esempio con Cussler, scomparso nel febbraio 2020.
Sì, è vero. E per me è sempre stato motivo di orgoglio essere collega di scrittori che erano i miei miti letterari. Pensa che con Cussler scambiavamo per posta le salse. Io mandavo il mio pesto ligure, lui mi inviava improbabili salse americane.
Che però non avevo il coraggio di mangiare…


Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

Immagine di copertina di Beatrice Buticchi

Il Mare dei fuochi, Longanesi Ed
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