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Violenza sulle donne, le leggi di Federico II

26 Novembre 2021
Violenza sulle donne, le leggi di Federico II
Il 25 novembre si celebra la “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne” . È Federico II di Svevia il primo a dettare norme organiche contro le violenze sulle donne. Lo fa con le Costituzioni di Melfi del 1231.

Il 25 novembre si celebra la “Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne”, istituita dalle Nazioni Unite nell'ambito della campagna di sensibilizzazione della pubblica opinione contro la violenza di genere e sul tema dei diritti civili.
È un appello rivolto soprattutto ai paesi dove la violenza contro le donne, materiale e non, è una consuetudine diffusa, ammessa o tollerata.
È un appello anche alla coscienza di quei paesi dove la violenza sulle donne è un reato, ma è anche la cronaca di tutti giorni, frutto di un retaggio culturale difficile da sradicare.

 La pratica di questa brutalità viene da lontano. Al tempo della Roma imperiale, secondo epigrafi ritrovate nelle necropoli, Prima Florenzia, di 16 anni, è uccisa dal marito e gettata nel Tevere; uccisa come Giulia Maiana di Lione, era sposata da 28 anni e aveva due figli grandi; come Giulia Restuta, uccisa a dieci anni per i gioielli che indossava. Tacito racconta di Ottavio Sagitta che, al tempo di Nerone, uccide Ponzia Postumina perché voleva interrompere la loro relazione amorosa per sottrarsi all'uomo rivelatosi possessivo e violento.
 C'era in verità anche un editto che puniva chi attentava alla pudicizia delle donne, ma con pene più leggere se fosse stata una schiava o una prostituta; tutelava soprattutto le donne ricche.

 Poi dilaga il cristianesimo che relegava la donna ad un ruolo subalterno all'uomo. San Paolo, nella prima lettera a Timoteo, così scrive “La donna impari in silenzio, in piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dominare sull’uomo; rimanga piuttosto in atteggiamento tranquillo”.
 È il retaggio biblico di Eva tentatrice del peccato originale, ancora attuale. Oggi alle donne è vietato diventare sacerdote, vescovo, papa; se votate alla fede, restano suore, servili e subalterne al clero.

 Si approda al medioevo con queste tare. Prevale la legge del sopruso, del maschio che stupra le donne, restando impunito. Se moglie, può malmenarla ogni giorno, se figlia, può darla a chi vuole per il suo tornaconto.

 È Federico II di Svevia il primo a dettare norme organiche contro le violenze sulle donne. Lo fa con le Costituzioni di Melfi del 1231.
 Nel Libro I, al Titolo XXII, l'Imperatore decreta la condanna alla pena di morte, già contemplata negli statuti dei re normanni, per i rapitori delle donne, vergini vedove sposate separate, e per i loro complici, abrogando la consuetudine del “matrimonio riparatore”, sopravvissuta nel nostro diritto, insieme con il delitto d'onore, fino al 1981.
 Per il caso della violenza carnale, decreta l'abolizione del “giudizio del duello” a carico dell'imputato e quello del giuramento sui testi sacri, ammessi invece al tempo dei suoi avi, re di Sicilia. Pur consapevole della difficoltà a provare con testimoni l'avvenuta violenza, dato che essa è consumata generalmente di nascosto, stabilisce la condanna alla pena di morte, da eseguirsi direttamente dai giustizieri, se l'imputato è reo confesso o se l'accusa è sostenuta da testimoni oculari.
 Nel caso di mancanza di testimoni oculari o di confessione, il giudizio è sottoposto direttamente alla sua sovranità, ma nel frattempo, l'accusato deve restare in carcere.

 Al Titolo XXIII è scritto che chiunque oda grida di aiuto di una donna alla quale viene usata violenza e non interviene a porgerle soccorso, deve pagare una sanzione pecuniaria di 4 augustali.

 Al successivo Titolo XXIV decreta la condanna alla pena di morte mediante impiccagione per la donna che muove false accuse di essere stata violentata, ledendo così il buon nome dell'accusato o per indurlo a sposarla.
 Nel caso di gravidanza in corso, la sentenza va eseguita 40 giorni dopo il parto. Il figlio venuto alla luce dovrà essere affidato a parenti o altri disponibili ad allevarlo, in mancanza, sarà allevato a spese dell'Imperatore in un brefotrofio del distretto.
 Ribadisce la disposizione del nonno re Ruggiero II della condanna alla pena di morte per il rapitore di vergini consacrate a Dio, anche se al fine di sposarle. Conferma anche quella dell'avo re Guglielmo della condanna alla pena di morte per la violenza contro le “povere donne meretrici”.

 Con le Costituzioni di Melfi, Federico II, da sovrano medievale, sogna di dare forma ad uno stato laico e moderno, fondato sulla legge al di sopra di tutti.

 Il sogno sulla tutela delle donne naufraga quando gli inquisitori della Chiesa di Roma, soprattutto Domenicani, con la caccia alle streghe, consegnano alla giustizia secolare migliaia di donne innocenti per essere decapitate o bruciate vive, in nome di Dio misericordioso.

 Quando la ragione dorme o sonnecchia accadono le più grandi tragedie dell'umanità. 

 Francesco Corona


Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

 Immagini a cura di Francesco Corona, Parco Letterario Federico II di Svevia, Melfi


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