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Carducci e Verga rivali in amore

26 Novembre 2021
Carducci e Verga rivali in amore
C'è stata una donna mantovana che ha acceso i cuori di due grandi personaggi della letteratura italiana dell'Ottocento: Giosuè Carducci poeta, scrittore, critico letterario e accademico, il primo italiano a vincere nel 1906 il Premio Nobel letteratura

C'è stata una donna mantovana che ha acceso i cuori di due grandi personaggi della letteratura italiana dell'Ottocento: Giosuè Carducci poeta, scrittore, critico letterario e accademico, il primo italiano a vincere nel 1906 il Premio Nobel per la letteratura e Giovanni Verga, scrittore, drammaturgo e senatore italiano considerato il maggior esponente della corrente letteraria del verismo. 

La fanciulla è Caterina (Lina) Cristofori Piva nata nella città virgiliana nel 1837, figlia del medico e letterato Andrea Cristofori e moglie del militare in carriera Domenico Piva

La storia è questa. Carolina o Lina Cristofori Piva, soprannominata anche la "pantera" per i suoi modi provocanti non disdegnava i tradimenti amorosi tanto che, oltre ad aver fatto innamorare i due illustri scrittori, ebbe avventure sentimentali con altri colleghi dei due personaggi citati. Mantovana di nascita, ma milanese d'adozione, Carolina era donna colta, graziosa ed ambiziosa e assidua frequentatrice dei salotti milanesi della contessa Maffei, dove conobbe nel 1871 Giovanni Verga che aveva fama di riscuotere grande successo nel mondo femminile per il suo bell'aspetto e i modi signorili e quindi considerato un rivale pericoloso dal Carducci che. Il quale, arrivato a Milano colse in casa di Carolina il Verga in atteggiamento da corteggiatore.

 Carducci all'età di 36 anni si innamorò perdutamente della giovane, che corrispose alla sua passione dal 1871 al 1881, e dunque si infuriò molto di questo "tradimento" inviando a Carolina nel 1873 una lettera di pesanti offese contro il siciliano:

"...ora mi torna alla mente il cavaliere......, dico, o cavalierino, come avrebbe detto Foscolo, Verga, il quale mette una brutta corona di barone, falsa probabilmente come il titolo che gli presti tu, benigna e gentile complice di falsità, il quale scrive una delle solite invenie di racconti di monastero in romanzo epistolare e che ha il coraggio di lasciarti la mano per far paragone della morbidezza con quella del visino del tuo bambino. Ah stupida bestiola d'un falso cavaliere e in tutto imbecille uomo! E dire che fra i miei rivali , o fra quelli che nel loro audace secreto vagheggerebbero un furto da borsaiuoli su quel che è l'amor mio, e che innanzi a un mio sguardo che li cogliesse nella premeditata mariuleria diverrebbero lividi di paura, ci sarà anche cotesto rifiuto isolano! Un uomo che mette una brutta corona baronale su una carta da visita e che si lascia dare falsamente del cavaliere e che scrive un romanzo epistolare ; e con tutto questo è siciliano, non può essere altro che un vigliacco ridicolo parvenu".

 Questa è una delle centinaia di lettere che Carducci inviò a Carolina, un epistolario tra i migliori a sfondo intellettuale, amoroso ed erotico dell'Ottocento , cantandola anche nelle "Primavere Elleniche" del 1872 e in alcune "Odi Barbare" del 1877 come sua musa. 

Carolina morì nel 1881 a 44 anni a Bologna assistita dallo scrittore che suggerì l'epigrafe della lapide sulla tomba che si trova alla Certosa di Bologna e che recita : "ALLA MEMORIA / DI/ CAROLINA PIVA NATA CRISTOFORI / D'INDOLE D'INGEGNO DI COLTURA /SINGOLARE / MANCATA IL 25 FEBBR. MDCCCLXXXI / NEL VIGOR DELL'ETA' / E NEL MAGGIOR UOPO / AI FIGLIOLETTI E AL MARITO / MAGG. GENER. DOMENICO PIVA / CHE/ RAMMARICANDO POSE".

 Carducci e Carolina ebbero un figlio, Gino Piva, partorito dalla donna nel 1873, frutto segreto della relazione sentimentale, che fu poeta, letterato (scrisse una ventina di opere), sindacalista socialista e corrispondente di guerra.

Graziano Mangoni


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