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Il sostegno dei Parchi Letterari ad Aliano Capitale Italiana della Cultura 2024

26 Novembre 2021
Il sostegno dei Parchi Letterari ad Aliano Capitale Italiana della Cultura 2024
La candidatura di Aliano a Capitale Italiana della Cultura 2024 si inserisce in un percorso che ha visto negli ultimi anni una piccola comunità crescere e misurarsi con le dinamiche di sviluppo economico, sociale e culturale in Italia e all'estero

Il sostegno dei Parchi Letterari alla candidatura di Aliano a Capitale Italiana della Cultura 2024

 In un discorso sul risanamento dei Sassi tenuto a Matera nel 1967*, Giorgio Bassani, allora presidente di Italia Nostra, meditava sul futuro di un luogo unico al mondo che rischiava di perdere la propria identità millenaria a causa delle imminenti politiche di recupero.  L’autore de Il giardino dei Finzi-Contini temeva che  i Sassi a breve sarebbero divenuti ruderi inutilizzabili

“Come ha rivelato poco fa Carlo Levi (l’amico che siede qui al mio fianco), questa mattina mi sono alzato di buon ora per fare un giro a piedi …Sono sceso giù fino a Sasso Caveoso; ho ripercorso da solo le stesse vie che avevo già percorso nel 1948… Era molto presto …non ho incontrato lungo il cammino quasi nessuno…Sarà che a vent’anni di distanza, Cristo si è fermato a Eboli, il suo fascino, hanno allentato un poco la presa sulla mia mente, mi lasciano un poco più libero.

 Nel 1948, completamente schiavo, come ero a quel tempo, della magica suggestione del Cristo, vidi anche io nei Sassi, la favolosa sede metastorica della civiltà contadina. Oggi, poche ore fa, i Sassi li ho visti in una luce sostanzialmente diversa. Mi sono trovato di fronte, non senza sorpresa, ad un insieme urbanistico estremamente elaborato, ricco degli apporti più varii. C’è il fondo contadino e rupestre, d’accordo: il più antico, quello originario. Ma ad esso si sono poi sovrapposti, nel corso dei secoli, inserendosi perfettamente nel contesto originario, gli elementi architettonici delle civiltà successive, da quella gotico normanna, “cortese” per eccellenza e culta, alla rinascimentale, alla barocca di derivazione spagnola: sotto il profilo linguistico non meno aristocratiche e “illustri”. Basta leggere con un minimo di attenzione il famoso “orrido” di Matera, insomma, per rendersi conto della sua singolare, assoluta bellezza, e per convincersi che esso rappresenta qualcosa di oggettivamente prezioso: un unicum, dinnanzi cui la cultura italiana, e non soltanto italiana, non può rimanere insensibile”.

 La Basilicata è terra di unicum. Non dico nulla di nuovo se affermo che storia, cultura e ambiente lucani hanno qualcosa di straordinario.

 Si pensi alla raccolta delle “Constitutiones regni utriusque Siciliane" emanate a Melfi da Federico II nel 1231 e che regolarono diritto pubblico, processuale e feudale del regno fino al 1819. Sebbene fossero state volute dal re, e non dall’imperatore, sarebbe difficile non attribuire loro un valore universale.

 A Melfi veniva riaffermato il diritto romano, veniva insidiato il potere dei feudatari, venivano ridotti i casi cui applicare la tortura, veniva soppresso il diritto di albinaggio, abolito definitivamente in Europa solo in seguito al diffondersi delle idee della Rivoluzione francese che esaltavano la proprietà individuale come diritto naturale dell’uomo. Con la collaborazione di Pier della Vigna e di numerosi giuristi, vennero riuniti in un solo codice i testi normanni e riorganizzato lo Stato su basi razionali. Il corso dei secoli ne avrebbe minato il percorso evolutivo e da “centro del mondo” la Basilicata sarebbe stata pian piano emarginata. Ma le acque del Basento non sono mai riuscite a spengere gli animi più infuocati e oggi, nel millenario dalla fortificazione di Melfi e  dopo che  Matera è stata Capitale europea della cultura, anche le acque dell'Agri forniscono nuova linfa ad Aliano: il paese che con Matera condivideva la vergogna denunciata da Carlo Levi, si candida oggi a Capitale Italiana della Cultura per il 2024.

Quando più di  dieci anni fa presi in consegna la magnifica intuizione di Stanislao Nievo, della rete dei Parchi Letterari in Italia era rimasto poco o nulla. I tempi erano cambiati e i piccoli comuni si preparavano ad affrontare una crisi disastrosa. Ciò nonostante proprio a partire dalla Aliano di Carlo Levi e dalla Valsinni di Isabella Morra, un luogo di confino e lo scenario di un femminicidio fratricida, con altri quattro centri dell'Italia interna si decise coraggiosamente di non abbandonare il progetto ma anzi di rinnovarlo drasticamente ed evolverlo in un mezzo straordinario di coesione e sviluppo locale.

Così come a Galtellì in Sardegna (Grazia Deledda),  ad Anversa degli Abruzzi (Gabriele d’Annunzio) e in Alta Irpinia (Francesco De Sanctis), anche ad Aliano e Valsinni e in seguito, per restare solo in Basilicata, a Tursi (Albino Pierro), a Melfi (Federico II), a Brienza (Francesco Mario Pagano) e a Montalbano Jonico (Francesco Lomonaco) l’idea di Parco Letterario veniva reinterpretata. Non più solo un percorso del narrato, ma una cornice dove fare convergere le risorse proprie di comunità antiche, fiere, desiderose di raccontarsi e di proiettarsi con energia verso il futuro.

 Anche io la prima volta “Sono arrivato ad Aliano un pomeriggio di agosto, portato da una piccola auto sgangherata”. Faceva caldissimo. La macchina sgangherata era la mia, non avevo “le mani impedite” e ad accompagnarmi con i due due rappresentanti dello Stato, dalle bande rosse ai pantaloni , c'erano coloro che hanno sostenuto uno sviluppo straordinario tuttora in corso che spiega perché questo borgo di mille abitanti sia visitato da decine di migliaia di persone l’anno e si prepara oggi a una nuova e importante sfida. 

 Un piccolo borgo che non può e non deve più essere considerato solo l’esempio del riscatto desiderato da Carlo Levi, ma deve essere riconosciuto come modello da studiare e seguire con attenzione. Se pochi decenni fa Cristo si fermò dove la strada e il treno abbandonano la costa di Salerno e si addentrano nelle desolate terre di Lucania, oggi qui sono di casa anche il tempo, l'anima individuale, la speranza, il legame tra le cause e gli effetti, la ragione, la storia e, aggiungerei, un grande spirito di solidarietà nei confronti delle comunità vicine e dei nuovi arrivati da Paesi lontani. 

 Aliano e la Basilicata non sono o non sono più l’Altra Italia, l’Italia provvisoria o dimenticata; Matera 2019 lo ha ampliamente dimostrato. La Basilicata è al contrario l’Italia che vuole crescere ma non da sola, l’Italia ambiziosa che include e non esclude, l’Italia che fa tesoro, qui sì, di quella civiltà contadina la cui tenacia ha reso possibile restituire alle nuove generazioni parte di un patrimonio materiale e immateriale che rischiava di dissolversi e che invece prova a evolvere.

 Senza la partecipazione dell’intera comunità, sarebbe oggi impossibile rivivere emotivamente la tragedia di Isabella Morra e la poesia di Albino Pierro, e non si comprenderebbero gli aspetti più nascosti del messaggio leviano che è diffuso sulle due sponde del Mediterraneo anche attraverso il Premio Letterario a lui dedicato da piu di trenta anni dal Comune e dal Circolo Nicola Panevino. E proprio a partire dal premio ideato dal "trentaseiesimo confinato" si è creata quella situazione che ha permesso poi al Parco Letterario di essere strumento della Comunità per le attività di recupero ambientale e urbanistico, coinvolgomento sociale e  programmazione culturale. 

Un messaggio , quello leviano, che è stato elaborato e superato nel tempo e che oggi si poggia su una  rete museale diffusa di altissima qualità che potrebbe stare tranquillamente a Milano, Londra o Berlino e che invece mantiene qui tutta la sua unicità immersa nel silenzio delle montagne, tra le infinite distese di argilla, a ridosso dei fiumi lenti e sornioni e amplifica se possibile i sussurri, le leggende dei briganti, delle fate, dei lupi mannari e delle streghe che ancora oggi raccontano il territorio e commuovono il viaggiatore.

 Partendo dal principio che la cultura non è una merce, abbiamo ormai innumerevoli volte sottolineato quanto il nostro patrimonio culturale sia unico al mondo. Risorsa preziosa, irripetibile, non clonabile né de localizzabile, sulla quale sarebbe colpevole non investire mezzi ed energie. I Parchi Letterari sono indirizzati proprio a questo: non sfruttare il territorio, ma bilanciare le necessità dei residenti e dei visitatori affinché questo genere di viaggio porti benefici ad entrambi. 

 Alìano Capitale italiana della cultura 2024 significa sostenere la coesione sociale delle comunità che popolano i borghi, le campagne e anche i luoghi fortemente urbanizzati; significa non solo apprezzarne le straordinarie ricchezze architettoniche e artistiche, ma conoscere e riconoscere l’importanza di tutto ciò che le circonda a partire dalla filiera agroalimentare che qui come negli altri 29 Parchi Letterari in Italia e in Europa, è motore fondamentale per custodire il territorio dall’abbandono nel nome di quella “infinità di uomini senza nome” che nei secoli hanno contribuito a creare una ricchezza culturale unica da difendere, “…qualcosa che non è sanzionato, che non è codificato… e che è opera, diciamo così, del popolo, di un’intera storia, dell’intera storia del popolo di una città”. (Pier Paolo Pasolini, La forma della città, 1973) 

 Un qualcosa che rende possibile ancora oggi rivedere come: “Giulia su quel fuoco, cuoceva, con le scarse risorse del paese, dei piatti saporiti. Le teste delle capre le preparava a reganate, in una pentola di coccio, con le braci sotto e sopra il coperchio, dopo aver intriso il cervello con un uovo e delle erbe profumate. Delle budella faceva i gnemurielli, arrotolandole come gomitoli di filo attorno a un pezzo di fegato o di grasso e a una foglia d'alloro, e mettendole ad abbrustolire sulla fiamma, infilate a uno spiedo: l'odore della carne bruciata e il fumo grigio si spandevano per la casa e per la via, annunciatori di una barbara delizia". (Cristo si è fermato a Eboli). 

 Melfi, Aliano, Tursi, Valsinni, ma anche la straordinaria Venosa di Orazio, la Tricarico di Rocco Scotellaro, la Montemurro di Rocco Sinisgalli, la Brienza del giurista illuminato Francesco Paolo Pagano, la Montalbano Jonico di Francesco Lo Monaco amico di Manzoni e concittadino di uno dei fondatori dell’Alfa Romeo, come tanti altri centri dell’Italia interna, sono stati, e purtroppo sono ancora , luoghi di emigrazione. Una emigrazione forzata come forzato furono il soggiorno di Carlo Levi e quello di Isabella Morra.

 I ragazzi chepartono oggi per studiare e lavorare ma anche le seconde, terze e quarte generazioni delle comunità di Florianopolis in Brasile, di Bahía Blanca e Buenos Aires in Argentina, di Berlino, solo per citarne alcune, devono potere guardare a questi territori con orgoglio; l’orgoglio di chi non vuole dimenticare le proprie origini e che vuole anzi tornare ad esserne parte anche fisicamente, fermarsi e magari tornarci a vivere.

 Nei luoghi della poesia pierrana, delle liriche di Isabella Morra, delle Costituzioni di Melfi, e del Cristo, non si fa turismo, o almeno non solo. L’identità laica e religiosa, il patrimonio immateriale, non sono elementi di folklore. Anche se non è Parco Letterario, si pensi ad esempio al Maggio di Accettura, il matrimonio tra due alberi, rito di culto agrario di origini pagane. Ogni persona è partecipe e protagonista di un vissuto reale, la cui forza lascia disarmato il forestiero che magari stenta a comprendere ma che brama da subito di partecipare, anche se solo marginalmente.

 Oggi non è più Carlo Levi a raccontare Aliano, ma è Aliano che ricorda con affetto don Carlo. Oggi non è più Albino Pierro a cantare Tursi nella sua poesia, ma è Tursi a omaggiare Albino Pierro che sintetizzava così la sua opera: “Quella di Tursi, il mio paese in provincia di Matera, era una delle tante parlate destinate a scomparire. Ho dovuto cercare il modo di fissare sulla carta i suoni della mia gente.” Imbattutosi nella storia di Isabella Morra, Benedetto Croce si recò a Valsinni tra il 23 e il 25 novembre 1928   “per vendicare la povera vittima” che qui visse nel ‘500. E’ grazie a un’opera incessante di coinvolgimento di chi qui abita e lavora quotidianamente, che è possibile rivivere periodicamente i motivi per cui … io ho voluto recarmi nei luoghi dove fu vissuta questa breve vita e cantata questa dolorosa poesia, in quell’estremo lembo della Basilicata, di cui ci ha parlato il Lenormant, tra il basso Sinni e il confine calabrese, tra la riva del mar Jonio, dove verdeggia la foresta di Policoro e il corso del Sarmento, che versa le sue acque in quel fiume.

 Si tratta di una evoluzione sensibile dell’idea di patrimonio, non più legato a monumenti isolati ma a un luogo, che supera la netta separazione tra natura e cultura e che soprattutto prevede la partecipazione attiva delle popolazioni ad un processo di riappropriazione della propria identità. Il paesaggio diventa così comprensione del territorio, testimonianza dell’evoluzione dell’interazione tra uomo e ambiente e identificazione delle sensibilità locali, delle credenze e delle tradizioni. Un territorio incontaminato che ad un visitatore può sembrare vergine ed addirittura selvaggio, agli occhi di un nativo può rappresentare un libro aperto sul proprio passato, la propria storia, i propri miti.

Il visitatore non vuole sapere solo nomi e date, ma interpretare il territorio e farne parte. E’ fondamentale quindi insistere sulla qualità dei servizi per introdurre alla storia, alla cultura, ai monumenti e al paesaggio di un posto. Ciò che il visitatore vuole scoprire o riscoprire è il perché quel luogo debba essere considerato unico rispetto a tanti altri nel mondo e perché valga la pena andarlo non solo visitare, ma rivivere. Per questo motivo è importante non sovrapporsi a realtà che già operano localmente, ma individuarne i punti di eccellenza e offrire l’opportunità di fare parte di una rete che abbia i requisiti qualitativi necessari per presentarsi, organizzata e strutturata anche fuori dai confini nazionali. 

 Per questo i trenta Parchi Letterari in Italia e all'estero, sostengono con convinzione, orgoglio  e gratitudine la Candidatura di Aliano a Capitale Italiana della Cultura per il 2024 e si associano con l'Associazione Parchi Letterari alla Regione Basilicata, alla Provincia di Matera, all'APT Basilicata, alla Fondazione Eni Enrico Mattei, all'Università degli Studi della Basilicata, alla Fondazione Matera Basilicata 2019, al Parco Letterario Carlo Levi, a Paesaggio Culturale Italiano S.r.l. , a  TRM Network, al Circolo Culturale Nicola Panevino, al Parco Nazionale Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, al GAL Lucana Interiore, all' ANCI Basilicata, all'Unione Comuni Montagna Materana, alla Fondazione Appennino, a Randstad spa.


Stanislao de Marsanich


*Convegno di studi sul problema del risanamento dei Sassi, Matera 10 dicembre 1967: “Risanare i Sassi di Matera significa valorizzare la funzione urbanistica”. Da Giorgio Bassani, Italia da Salvare, Gli anni della Presidenza di Italia Nostra (1965 – 1980). Ed. Feltrinelli 2018

Foto Stanislao de Marsanich


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