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Tabula Amalphitana. Il primo nucleo del diritto commerciale e marittimo

26 Maggio 2022
Tabula Amalphitana. Il primo nucleo del diritto commerciale e marittimo
Ad Amalfi nacque il primo nucleo del diritto commerciale e marittimo dei Paesi Mediterranei. Di origine romana, Amalfi oggi è una pittoresca stazione climatica e balneare dal clima dolce e ricca di incomparabili bellezze naturali.

Ad Amalfi nacque il primo nucleo del diritto commerciale e marittimo dei Paesi Mediterranei Di origine romana, Amalfi oggi è una pittoresca stazione climatica e balneare dal clima dolce e ricca di incomparabili bellezze naturali. Situata sulla costa meridionale della Penisola sorrentina, allo sbocco della cosiddetta valle dei Mulini, nel golfo di Salerno, conserva tuttora tracce di un passato glorioso di autonomia e ricchezza. 

Fu la prima città marinara a progredire autonomamente. Dopo la mitica data dell'anno Mille in cui si aspettava la fine del mondo, ci fu una decisa ripresa economica e sociale in tutta Europa, che si manifestò soprattutto negli scambi commerciali attraverso le vie marittime. Fu in questo periodo che l'Italia vide affermarsi le repubbliche marinare di Venezia, Genova, Pisa, Amalfi, che grazie ai loro traffici con l'Oriente, svilupparono una potenza economica e politica fino a diventare repubbliche autonome.

La storia di Amalfi non è diversa da quella delle tre grandi consorelle del nord: un'aristocrazia di origine terriera che divenne mercantile e marinara, lo slancio verso i porti più orientali del Mediterraneo, dall'Asia Minore alla Siria, alla Turchia e alla Sicilia con prevalenza dell'Egitto. Resasi indipendente dal dominio longobardo nell'VIII secolo, riuscì per molti decenni a costituire il tramite commerciale fra gli Arabi e alcune città e regioni dell'Italia centrale e meridionale.

Raggiunse il massimo splendore politico ed economico fra il X e il XII secolo, nel periodo cioè in cui i suoi mercanti ebbero traffici di straordinaria intensità e dimensione, in piena libertà e autonomia, sia con gli Arabi che con i Bizantini. Non ci fu allora porto o città mercantile dell'Oriente in cui i navigatori - mercanti di Amalfi non avessero impiantato colonie, banche, fondachi, negozi, stabilimenti e chiese. Amalfi era priva di materie prime, svolgeva perciò, soprattutto, un commercio di transito; ma dalla ricchezza che ne derivava, poté trarre alimento per attività artigianali nella lana, nella seta, nelle paste alimentari e nella carta. 

Quando le incursioni dei Turchi cominciarono a dilagare nel Mediterraneo orientale e la Sicilia fu conquistata dagli invasori normanni, Amalfi iniziò il suo pur lungo e inarrestabile tramonto. Aveva tuttavia lasciato al commercio un bene imperituro: le famose Tavole amalfitane (Tabula AmalphitanaTabula de Amalpha), la raccolta più ampia ed organica delle leggi e degli usi che regolamentavano il commercio marittimo; erano norme, leggi, usi che trovarono il loro crisma non soltanto in Patria, cioè nel porto, ma anche sulle stesse navi ad opera di notai presenti nelle loro rotte e nei loro scali. 

Le Tavole amalfitane constano di un primo nucleo in latino attribuito all'XI secolo e di un nucleo più recente che prese forma intorno al XIV secolo. L'istituto più importante è la Societas maris il cosiddetto "Contratto di colonna" che regolava i rapporti fra il commerciante armatore-imprenditore e le forze degli addetti alla navigazione. In esso sono contenute norme molto avanzate poiché prevede ad esempio che la quota spettante al marinaio gli fosse riservata anche se fosse stato catturato dai pirati o colpito da malattia a bordo. 
Altra norma importante è la presenza sulla nave di uno "scriba" con le già dette funzioni notarili, il quale annotava le vicende di bordo con potere di conferire validità di pubblica scrittura alle sue annotazioni. 

Tale fu l'importanza di queste "tavole" che successivamente le norme in esse contenute diventarono il fondamento del diritto commerciale e marittimo di molti Stati europei. Alle Tavole amalfitane attinsero le altre repubbliche marinare italiane e non solo. Un ignoto giurista catalano verso la fine del XIV secolo si ispirò ad esse compilando un vero e proprio codice destinato a regolare il commercio sui mari che fu denominato Consolato del Mare. Fra le materie trattate c'erano, oltre ai rapporti armatore-capitano-equipaggio, la compravendita delle navi, il carico-e-scarico, i noli, le assicurazioni, le complesse regole di destinazione del carico in caso di naufragio, di avaria o altro sinistro. Ma il Consolato del Mare andava ben oltre poiché stabiliva quella che viene considerata la prima regola di diritto in materia di neutralità, tutelando la proprietà neutra in pieno mare con precisione e chiarezza. Per fare un esempio: i Paesi in guerra fra loro avevano diritto a impadronirsi del carico nemico su una nave neutrale, ma dovevano rispettare il carico appartenente ad una nazione neutrale anche quando questo fosse posto su una nave nemica. Ancora una volta il diritto traendo il suo fondamento dall'attività economica, ne garantiva, regolamentandolo, il libero sviluppo. Fu davvero un progresso notevole in tempi in cui la guerra era ancora un atto di pura violenza, uno stato di cose senza legge dove veniva permesso tutto ciò che si potesse compiere con la forza. Al Consolato del Mare aderirono tutte le marinerie del Mediterraneo, e ben presto i suoi principi si affermarono anche nell'Europa settentrionale e presso le città anseatiche. Ma con la scoperta di nuovi continenti e di vie marittime mai conosciute prima, si riaccese più forte che mai la rivalità fra le grandi potenze, come ai nostri giorni, ed ebbe di nuovo inizio la guerra marittima con l'aggiunta di una sorta di pirateria autorizzata in appoggio all'azione della flotta militare regolare.

Paola Benadusi Marzocca


Immagine: Tabula Amalphitana, Museo della Bussola e del Ducato Marinaro di Amalfi
Ph: Ellywa, https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Tabula_Almalphitana_(2)_(cropped).jpg


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