Grazia Deledda

Grazia Deledda

Galtellì (Nu)

“…ecco ad un tratto la valle aprirsi e sulla cima a picco d’una collina simile ad un enorme cumulo di ruderi, apparire le rovine del castello…l’occhio stesso del passato guarda il panorama melanconico, roseo di sole nascente, la pianura ondulata con le macchie grigie delle sabbie e le macchie giallognole dei giuncheti, la vena verdastra del fiume, i paesetti bianchi col campanile in mezzo come il pistillo nel fiore…”
canne al vento

Gli Scenari

La Storia di Galtellì

Il territorio di Galtellì è frequentato sin dal periodo Neolitico, è intensamente abitato in età nuragica e in età romana, lo testimoniano le numerose domus de janas sparse nel territorio, alcune ormai inglobate nel nucleo urbano, i diversi nuraghi e i resti di vari siti romani.

« ...le janas, piccole fate che durante la giornata stanno nelle loro case di roccia a tesser stoffe d’oro in telai d’oro, ballavano all’ombra delle grandi macchie di filirea... »

Ma il territorio galtellinese è soprattutto nel Medioevo che assunse particolare importanza, quando divenne sede di Curatorìa giudicale e di Diocesi, la seconda per importanza nel Giudicato di Gallura, dopo Civita (Olbia). La Basilica di San Pietro e il Castello di Pontes sono teatro del potere ecclesiastico e politico che gravitava in questo villaggio medievale.

“…lunghe muricce in rovina, casupole senza tetto, muri sgretolati, avanzi di cortili e di recinti, catapecchie intatte più melanconiche degli stessi ruderi fiancheggiano le strade in pendio selciate al centro di grossi macigni; pietre vulcaniche sparse qua e là dappertutto danno l’idea che un cataclisma abbia distrutto l’antica città e disperso gli abitanti…” E’ Galtellì! Non resta niente, a prima vista, che possa far pensare alla “Civitas Galtellina”, come la chiamò il Fara, ricordandola quale centro dell’omonima Baronia e dell’antica Diocesi.

Il castello, di cui restano i ruderi, fu edificato intorno al 1070 e costituiva un baluardo di difesa in tempo di guerra, e un rifugio sicuro in occasione delle frequenti scorrerie dei pirati barbareschi che approdavano ai lidi di Orosei. La chiesa di San Pietro risale al 1090, e la prima notizia certa sulla presenza della diocesi risale al 22 Aprile 1138, quando il Papa Innocenzo III emana la bolla che concede all’Arcivescovo di Pisa la giurisdizione metropolitica sulle diocesi sarde di Civita e Galtellì,oltre che Populonia in Toscana, per compensarlo delle tre diocesi della Corsica, passate in mano genovese. Galtellì tra l’XI e il XIII secolo assunse un’importanza sempre più rilevante e la mantenne anche quando, dissoltosi nel 1288 il Regno di Gallura, divenne parte della Repubblica comunale di Pisa. Il suo ruolo inizia a decadere dopo il 1324, quando, divenuto possesso del Regno catalano-aragonese di Sardegna, i diversi feudatari non riuscirono a tenere a lungo la proprietà che cadde continuamente in diverse mani creando disagi alla popolazione e provocando continue guerre tra il Regno d’Aragona e il Giudicato d’Arborea che si contendevano il territorio.

“…I fantasmi degli antichi Baroni scendevano dalle rovine del castello sopra il castello di Galte, su, e percorrevano le sponde del fiume alla caccia dei cinghiali e delle volpi…”

Quando, nel 1449 il feudatario aragonese Ernesto Guevara lo vendette al Barone Salvatore Guiso, il paese si vide privare della centralità del suo ruolo. In più l’11 settembre del 1495, il Papa Alessandro VI, con bolla Sacrosanta Romana Ecclesia abolì la diocesi di Galtellì e la annesse all’Archidiocesi di Cagliari. Da questo momento iniziò la decadenza che cessò in parte con il ripristino della diocesi nel 1779, anche se con una nuova sede, quella di Nuoro. Intanto il castello era sempre presidiato dai Baroni Guiso che, dopo lunghe dispute tra la famiglia e il Fisco, lo cedettero all’erario nel 1808. Nel 1838 venne riscattato dal demanio statale, con decreto del 1927 venne aggregato al nuovo comune di “Irgoli di Galtellì”e nel 1946 divenne finalmente comune autonomo.

 


La Natura


“…ecco ad un tratto la valle aprirsi e sulla cima a picco d’una collina simile ad un enorme cumulo di ruderi, apparire le rovine del castello…l’occhio stesso del passato guarda il panorama melanconico, roseo di sole nascente, la pianura ondulata con le macchie grigie delle sabbie e le macchie giallognole dei giuncheti, la vena verdastra del fiume, i paesetti bianchi col campanile in mezzo come il pistillo nel fiore…”

Interessato dalla tipica macchia mediterranea, il territorio di Galtellì viene considerato di grande importanza per la rarità delle specie botaniche presenti soprattutto sul Monte Tuttavista. Proprio sul monte sono state trovate ben 32 entità di orchidee spontanee, pari al 60% dell’intero contingente presente in Sardegna. Alcune di queste sono considerate preziosi e rari endemismi, come l’Orchis Brancifortii, presente solo in Sardegna e in Sicilia, la Macula Ichnusae, endemismo sardo delle montagne calcaree del versante centro-occidentale e sud-occidentale, l’Ophirys Morisii, esclusiva della Sardegna e della Corsica. Alle orchidee si aggiungono altre eccezionali specie botaniche endemiche come: l’Helichrysum saxatile, la Centaurea filiformis, la Poligala sardoa, etc…

Per quanto riguarda le specie faunistiche, tra gli ambienti meno accessibili del monte, si muove furtiva la volpe sarda, sempre oggetto di caccia spietata, e non è insolito trovare, timido e vulnerabile, nonostante gli aculei, il riccio. Se il monte Tuttavista richiama interesse per la presenza di piante endemiche, il fiume Cedrino è oggetto di attenzione per uno schivo ed elegante rallide che abita le sue sponde: il raro pollo sultano ( Porphirio Porphirio Porphirio), dal caratteristico piumaggio blu ardesia e il rosso vivo del robusto becco e delle zampe dalle lunghe dita. Si nasconde nel fitto dei canneti e tra piante acquatiche, dove nidifica e vive con abitudini crepuscolari. E’ lo stesso habitat, quello del fiume, dove un tempo giungevano come visitatori abituali ( prima che la nuova diga impoverisse il corso d’acqua) il germano reale, la candida garzetta, l’airone cinerino, l’airone rosso, l’airone guarda-buoi, dove si muove ancora sinuosa la natrice viperina e dove si riproduce la raganella sarda (Hila sarda), dal lucente manto verde chiaro. Non è raro trovare, un po’ dovunque nel territorio, il comune gheppio a caccia di prede, la poiana, il falco pellegrino, il barbagianni, il gruccione che arriva in primavera, la ghiandaia, la comune cornacchia, la pernice sarda, la tortora, l’occhiocotto e svariate altre comunissime specie.

 

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