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Le origini geologiche del territorio del Parco Letterario Giuseppe Dessì (seconda parte)

26 Novembre 2021
Le origini geologiche del territorio del Parco Letterario Giuseppe Dessì (seconda parte)
L'area del Parco letterario Giuseppe Dessì, è parte antica del lembo d'Europa, allontanatosi a seguito di grandi eruzioni e stravolgimenti tettonici, dal Golfo del Leone, tra Marsiglia e Barcellona (seconda parte)

Le origini geologiche del territorio del Parco Letterario Giuseppe Dessì (seconda parte) *

 Abbiamo lasciato il Monte Arcuentu nella nostra precedente narrazione, sulla formazione geologica del Parco Letterario, con il suo profilo e i suoi muri di ferro, per volgere lo sguardo sul versante occidentale e meridionale.

 Sul versante occidentale l'Arcuentu guarda alla vasta pianura del Campidano che interessa nel parco i territori dei comuni di San Gavino e Guspini. Il territorio di San Gavino è pienamente dentro quella frattura che separò per molto tempo l'area del Parco Giuseppe Dessì dalle colline della Trexenta, regione dirimpettaia al Parco.

 Dal punto di vista geologico la pianura del Campidano, compresa quella parte a noi prossima è data dallo sprofondamento della crosta terreste che gli esperti fanno risalire al periodo medio Pliocene ed inizio Pleistocene circa 4 a 2 Ma. Poi come detto, la fossa tettonica viene gradualmente ricolmata ed ancora oggi in alcuni punti permangono aree lacustri, a testimoniare che quel lungo cammino del ricolmo non si è ancora concluso.

 Più articolata risulta la pianura sul versante Guspini che si appoggia sulle deiezioni vulcaniche dell'Arcuentu, che ci rimandano alle ultime eruzioni comprese fra i 21 e 18 Ma, meglio rappresentate dalle alture che si incuneano nella prospiciente pianura, con i rilievi di Monti Urralidi, Monte Saurecci e Bruncu Maddeus, considerati una porzione ridotta, in quanto il resto ormai è ricoperto dai sedimenti più recenti del Pilo - Quaternario, tra 2,58 e 0,0117 Ma.

 La pianura del Campidano ricadente nelle aree del Parco si caratterizza nella parte nord, con la zona umida rappresentata dagli stagni di San Giovanni, Santa Maria e S'Ungroni, parte residua di un mare che si ritira per gli imponenti ricolmi. L'importante zona è tutelata dalla Convenzione di Ramsar (Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale), nonché classificata Zona di protezione Speciale (ZPS). Sempre sul versante orientale dell'Arcuentu, a sud della zone umide, presso l'abitato di Guspini è presente il Monumento naturale denominato Basalti Colonnari, tutelato ai sensi della legge regionale n.31 del 29 giugno 1989.

 Formatosi con la fossa tettonica del Campidano nella fase Pilo-Pleistocenica, il piccolo rilievo cupoliforme che raggiunge l'altezza di 167 m. s.l.m. è costituito da una roccia basaltica a fessurazione colonnare, dovuta alla lenta fuoriuscita della sua lava. Una cava di breccino degli anni 50, poi bloccata, ha messo in luce la sua formazione a prismi colonnari, dandole l'appellativo di Canne d'Organo.

 Il versante orientale, alla base del Monte Arcuentu, si affaccia interamente sul mar di Sardegna. Mare che si incuneava nel territorio e che oggi ci ha lasciato tracce inconfondibili. Nella parte occidentale è significativa la presenza dell'ampia sedimentazione calcarea, in netto contrasto con le rocce vulcaniche del secondo massiccio del Parco.

 Questo deposito calcareo che si specchia nel blu del mare di Sardegna, in regione Funtanazza, è databile all'Oligocene e l'Aquitanio compreso tra il 33,9 e 20,43 Ma. Chiamata anche Fossa di Funtanazza è costituita da strati di arenario - scitici e tufi pomicei, con abbondanti fossili animali e vegetali. A Funtanazza sono presenti anche calcari e marne.

 Ancora, alla base orientale del Monte Arcuentu, sono le formazioni dunali di Pistis, Piscinas e Scivu.

Le dune di Pistis - Torre dei Corsari costituiscono un campo dunale che si estende per circa un chilometro, a formare dune libere orientate in direzione del maestrale NE - SE che si modificano continuamente. I sedimenti sono costituiti da sabbie medio grosse, quarzose, bianco giallognole, rendendole nell'insieme dorate, in particolare quando sono bagnate.

 Certamente le dune più note sono quelle di Piscinas, anch'esse di formazione eolica si spingono nell'entroterra per qualche chilometro, raggiungendo altezze intorno ai 100 m.s.l.m. Considerate tra i sitemi sabbiosi più sviluppati in Sardegna e tra i più grandi in Europa, occupano una vasta ed antica insenatura costiera colmata, dal mesozoico al cenozoico, dal rio Naracauli e dal rio Piscinas. Completano l'importante linea dunale costiera le dune di Scivu. Costituite da grani di sabbia media viene alimentata dall'erosione eolica che agisce sulle imponenti pareti di arenaria che ne delimitano la sua profondità. Viene da molti definita la spiaggia che parla, per il suono che emette al calpestio dei bagnanti.

 Dopo questa lunga linea sabbiosa, la costa viene interrotta dalle rocce granitiche, appartenenti all'Unità Arburese, che rappresentano l'ossatura geologica di buona parte del territorio del parco Dessì.

 Ed ecco che a sud di Scivu le onde si infrangono sul promontorio geologico detto Sa rocca sperrada, la roccia spaccata. Databile a 289 Ma, fa parte di quella regione meglio nota col il toponimo Manago che si spinge sull'entroterra ma mantiene un suo fascino con il giardino di rocce. In una dolce spianata che si affaccia sul mare, il vento, in milioni di anni, ha scolpito innumerevoli sculture a richiamo floreale, che ne hanno determinato il caratteristico appellativo.

 La regione dell'arburese si chiude con la splendida spiaggia di Su Tramazzu, presso Capo Pecora. Una spiaggia insolita perché la sua sabbia è costituita non dalle morbide particelle color ocra dorate che abbiamo lasciato nell'ultimo nostro incontro di Scivu, ma bensì da consistenti blocchi granitici di forma sferico ovoidale levigati dalle possenti mareggiate che vi si abbattono.

 L'ulteriore caratteristica dell'insolita spiaggia è data dalle colorazioni dei suoi elementi che vanno dal grigio, al bianco, sino al rosa, con blocchi meno tondeggianti, per la loro origine basaltica, di color nero.

 Il Parco Letterario Giuseppe Dessì si chiude a sud, con i territori di Fluminimaggiore e Buggerru, denominato il Fluminese. (segue).

Tarcisio Agus
Presidente Parco Letterario Giuseppe Dessì
Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

*Le origini geologiche del territorio del Parco Letterario Giuseppe Dessì (prima parte)

Vedi anche :
www.parcogeominerario.eu
www.fondazionedessi.it

Immagini a cura di Tarcisio Agus


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Villacidro (Su)

Su iniziativa del Parco geominerario storico e ambientale della Sardegna , la Fondazione Giuseppe Dessì, i comuni di Villacidro, Arbus, Buggerru, Fluminimaggiore, Guspini, San Gavino, Gonnosfanadiga

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