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Incroci Letterari. Levi - Ginzburg

26 Novembre 2021
Incroci Letterari. Levi - Ginzburg
Dal confino lucano di Carlo Levi è venuto alla luce un testo fondamentale della letteratura italiana. Seguire la vita dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli consente di incrociare i destini di altri intellettuali che hanno segnato l’Italia

Dal confino in Basilicata di Carlo Levi è venuto alla luce un testo fondamentale della letteratura italiana che ha guidato di lì in poi il dibattito sulla questione meridionale. Seguire la vita tanto piena dell’autore di Cristo si è fermato a Eboli consente di incrociare i destini di altri scrittori e intellettuali che hanno segnato l’Italia in un intreccio di fatti privati, artistici e politici di estremo interesse 

 Chissà se è vero che a persone eccezionali corrispondono straordinari amori. Pare essere stato così per Carlo Levi, segretamente legato negli anni 30 da grande passione a Paola Levi, sorella di Natalia Ginzburg e moglie di Adriano Olivetti, da cui ebbe anche una bambina, per poi unirsi – quando Paola lo lasciò per amore dello psichiatra e scrittore Premio Strega Mario Tobino –, prima brevemente ad Anna Maria Ichino – coraggiosa antifascista che batté a macchina il manoscritto di Cristo si è fermato a Eboli – e poi a Linuccia Saba, figlia del poeta Umberto, sua compagna fino alla fine.

 Carlo Levi, pittore, medico, scrittore, antifascista torinese di chiara origine ebraica, nato nel 1902 da un’agiata famiglia borghese, fa indubbiamente parte dell’élite intellettuale del secolo, figure che hanno costruito la società e la cultura del Novecento. Leone Ginzburg, Cesare Pavese, Giulio Einaudi, Norberto Bobbio, la famiglia Levi (Giuseppe e i figli), Felice Casorati entrano nella sua vita e a questa si uniscono segnandola.

 In particolare, la vita di Carlo Levi si intreccia con quella dell’omonima famiglia di Giuseppe Levi, importante professore, patologo e scienziato, primo in Europa a sperimentare la tecnica della cultura in vitro, a sua volta sembra poi legato all’allieva Rita Levi Montalcini. La moglie di Giuseppe, Lidia, era cognata di Eugenio Montale (sua Drusilla sorella era la Mosca di tante poesie). Figli di Giuseppe e Lidia sono Gino, importante dirigente della Olivetti, Paola, donna di gran fascino e anticonformismo, Mario, economista, Alberto, cattedratico in medicina, e la più giovane Natalia, la grande scrittrice che sposò Leone Ginzburg.

 Giuseppe Levi, che frequenta Filippo Turati e Anna Kuliscioff, è dichiaratamente antifascista. In casa Levi, dopo la morte di Anna Kuliscioff, venne nascosto Turati che fu aiutato dalla famiglia, assieme ad Adriano Olivetti, a fuggire a Parigi. Anche Adriano riparò all’estero perché ricercato per la fuga di Turati, al suo ritorno chiese la mano di Paola. Il matrimonio si celebrò nel 1927.

 A Torino molti, tra cui Paola Levi e la madre, frequentavano negli anni 20 lo studio del pittore Felice Casorati intorno al quale si riuniva non solo l’avanguardia artistica torinese, con Carlo Levi prima di tutti, ma anche Pietro Gobetti, editore e fondatore di riviste in cui si dibattevano idee socialiste improntate a un nuovo operaismo liberale e proposte letterarie decisamente critiche della retorica fascista ormai dominante.

 I Levi, Carlo Rosselli, Leone Ginzburg, Cesare Pavese: sono gli anni della lotta contro il fascismo, di Giustizia e Libertà, del Partito d’Azione. Il nucleo della Torino antifascista è costituito da coraggiosi giovani intellettuali borghesi che si conoscono e frequentano, tanto che le attività clandestine riescono ad avere una buona copertura.

 Nel 1931 Carlo Levi si unisce dunque al movimento antifascista di "Giustizia e libertà", fondato tre anni prima da Carlo Rosselli. La rete torinese del movimento Giustizia e Libertà, strappata una prima volta tra il dicembre 1931 e il gennaio 1932, fu ricucita da Leone Ginzburg con lo stesso Levi. Il movimento raccoglieva persone legate da rapporti di amicizia, di parentela, con affinità culturali e sociali: il liceo D’Azeglio in cui cresce una generazione di antifascisti; il salotto di Barbara Allason che ospita cenacoli culturali e cospirativi; la cerchia di intellettuali da cui nel 1933 nascerà la casa editrice Einaudi, fondata da Giulio Einaudi con Leone Ginzburg; la Olivetti di Ivrea, la scuola di Casorati. Non secondaria è l’origine ebraica di un buon numero del gruppo torinese, la quasi totalità se si guarda agli arrestati del 1934, circostanza che anticipa sinistramente la persecuzione razziale del 1938.

 L’11 marzo del 1934, alla frontiera con la Svizzera viene fermata per un controllo un’auto con a bordo Sion Segre Amar, studente universitario, e Mario Levi, allora dirigente della Olivetti. Sono stati a Lugano per conto di Giustizia e Libertà. I finanzieri in servizio li perquisiscono e addosso a Levi e in macchina vengono trovate copie di stampa clandestina. Nel tragitto verso il commissariato di polizia del confine, Levi si getta nel Tresa e nuota verso l’altra sponda del lago di Lugano al grido di «Viva l’Italia libera!». La Guardia federale svizzera lo trae in salvo. Si rifugia quindi in Svizzera e da lì raggiunge la Francia, dove continua la sua attività di antifascista e trascorre il resto della sua vita, sposandosi brevemente con Jeanne Modigliani, figlia di Amedeo. Segre è invece arrestato e trasferito alla Questura di Varese, dove viene malmenato.

 Nei giorni successivi cominciano gli arresti, poi convalidati per 14 persone: Leone Ginzburg, Carlo Levi e suo fratello Riccardo, Gino e Giuseppe Levi (fratello e padre di Mario), Barbara Allason, Carlo Mussa Ivaldi, Giovanni Guaita, Giuliana Segre, Marco Segre, Attilio Segre, Cesare Colombo, Leo Levi, Camillo Pasquali. Non tutti sono militanti di Giustizia e Libertà, e non tutti avranno la stessa sorte giudiziaria.

 Carlo Levi viene imprigionato nelle Carceri Nuove di Torino; non è uno sprovveduto e, essendo riuscito a nascondere ogni materiale compromettente, non cede ai pressanti interrogatori, sostenendo che le sue relazioni con gli arrestati sono limitate all’aspetto amicale e culturale. Ottiene così il rilascio, ma l'OVRA, la polizia segreta dell'Italia fascista, continua a indagare sul movimento infiltrandolo con un suo informatore, il popolare scrittore Pitigrilli, al secolo Dino Segre, cugino di Sion Segre Amar; l'infiltrato indirizza di nuovo l'attenzione degli inquirenti su Levi, che viene arrestato nel maggio 1935. Egli però, avendone sempre diffidato, probabilmente grazie all’istinto e alla particolare sensibilità di artista, ha avuto cura di non sbottonarsi mai con Pitigrilli. Dopo altri due mesi di interrogatori prima alle Carceri Nuove, e poi a Roma, a Regina Coeli, non emergono dunque elementi che giustifichino il deferimento al tribunale speciale (che condanna invece a pesanti pene detentive Segre Amar, Leone Ginzburg, Vittorio Foa, Michele Giua e il pur "pentito" Massimo Mila); tuttavia Levi è proposto per la misura di prevenzione come sospetto antifascista, e ad agosto viene inviato al confino a Grassano, in provincia di Matera. Dopo neppure un mese però la Questura ne raccomanda il trasferimento in una località più isolata con una sorveglianza più dura, apparendo difficile tenere sotto controllo l'esuberante pittore, che in quel breve periodo ha già ricevuto la visita dell’amante Paola Olivetti.

 Carlo e Paola si amano da tempo, uniti da un legame segreto: Paola è la moglie di Adriano Olivetti e dall'industriale di Ivrea ha avuto due figli, ma ama Carlo dal 1932. Sul finire degli anni Trenta dal rapporto fra Carlo e Paola nascerà una bambina, Anna. La visita a Grassano, autorizzata dal Ministero degli Interni, ha messo in allarme i tutori dell’ordine, che, scoprendo che la donna soggiorna in una stanza comunicante con quella del noto antifascista, segnalano «che fra la Olivetti Paola e il Levi Carlo intercorre relazione amorosa”. E poiché Paola è sposata con l’ingegner Olivetti “si ritiene inopportuno che possa venire ulteriormente autorizzata a recarsi a Grassano e si ritiene anche opportuno l’allontanamento da Grassano del Levi Carlo, perché in quella popolazione non sembri che col consenso delle autorità, i confinanti, nel luogo di confino, possano mantenere relazioni contrarie agli indirizzi del governo fascista per la tutela della famiglia». Carlo è quindi tradotto ad Aliano il 18 settembre. A Paola, che lo raggiunge più volte guidando da sola da Firenze nei luoghi dell’esilio, è dedicata la poesia che recita “…L’arse argille consolerai…” dove Levi la esorta a raggiungerlo ad Aliano. Di quel periodo sono anche diversi ritratti di Paola.

 Il confino è un vero spartiacque nella vita dell'artista.

 “Parlami d' amore, non parlarmi di Aliano”, lamenta Paola. Il sensibile e generoso Levi scopre infatti nella vita contadina lucana un mondo alternativo a quello della modernità e della razionalità illuminista e illuminata da cui proviene, ne è affascinato e riesce a entrarvi con curiosità e rispetto (tutt’altra esperienza vive Cesare Pavese pervaso da un drammatico senso di estraneità durante il confino a Brancaleone); ne nasce un'esperienza centrale nel suo percorso umano sotto ogni profilo: filosofico, politico, artistico. In una lettera di quel periodo Paola Olivetti gli scrive. «Io odio quel paese, quelle argille, quegli esseri primitivi e rituali, quei suoni di cupocupo, tutta quella vita rassegnata e vera». Con lui Paola è schietta: «Sarei già morta», scrive ancora Paola a Carlo, «se fossi rimasta come te sepolta da tanti mesi in un gruppo di case lontane dal mondo, fra le donne velate, le capre e le streghe e gli angeli». Quel mondo così primitivo e lontano la turba. E teme che il suo uomo ne resti soggiogato: «Non affondare troppo i tuoi occhi in quelli neri e senza fondo di quella gente alianese». Paola Olivetti coglie il cambiamento che il confino lucano sta producendo nel medico e pittore torinese.

 Il cuore di tutta la sua attività di pittore, di scrittore e di politico da lì in poi è il Mezzogiorno. Carlo Levi costruisce sull'esperienza ad Aliano non solo un'imponente mitografia contadina, ma anche le battaglie per la riforma agraria e perché il Mezzogiorno abbia una nuova classe dirigente. «Se abbiamo narrato di quel mondo immobile», ripeteva, «era perché si muovesse».

Chiara Carnabuci 


Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

Immagini per concessione dellla Pinacoteca Carlo Levi di Aliano. Parco Letterario Carlo Levi

Consigliamo di cercare i dipinti di Carlo Levi suggeriti dalla Autrice che purtroppo per motivi di Copiright non è possibile qui riprodurre

CarloLevi, «Ritratto di Leone Ginzburg»

CarloLevi, «Autoritratto con Paola»

Carlo Levi, «Autoritratto con Paola», 16giugno 1936, olio su tela

CarloLevi, «Ritratto di Paola dolente», 6 dicembre 1936, olio su tela

CarloLevi, «Ritratto di Paola», 26 marzo 1935, olio su tela


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