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Ritratto di Sante Bentivoglio

03 Febbraio 2021
Ritratto di Sante Bentivoglio
Sante Bentivoglio, signore di Bologna dal 1446 al 1463 nato a Poppi, che, con il suo castello dal quale dominarono il Casentino i conti Guidi fino al 1440, è un luogo spesso ricordato da Emma Perodi nelle sue novelle.

La vita di Sante Bentivoglio ha inizio a Poppi, paese situato nella verde vallata del Casentino, dove nacque in data imprecisata nella prima metà del Quattrocento. Sua madre, di cui non si conosce il nome era la moglie d Agnolo Cascese, lanaiolo. Il bambino fu battezzato con il nome di Santi. 

A Poppi è intestata una delle Porte più antiche a Santi di Cascese. In realtà egli era figlio illegittimo di Ercole Bentivoglio, messo al mondo con leggera noncuranza come era abitudine dei condottieri e principi dell'epoca. Era nato bastardo e quella fu la sua fortuna. 

Sua madre doveva essere bella se destò l'attenzione del Bentivoglio che per alcuni mesi era stato ospite del conte Francesco Guidi, allora Signore di Poppi. Erano quelli tempi difficili e abbastanza travagliati nel momento in cui l'Italia centro-settentrionale che era stata dei comuni stava passando sotto il dominio delle Signorie. 

Un amore segreto di cui sembra che nessuno fosse al corrente, almeno così si suppone. Sicuramente, tuttavia, lo sapeva Ser Cola D'Ascoli, il segretario personale, fidatissima persona, dei Bentivoglio. Fatto sta che Santi, rimasto orfano adolescente, fu accolto a casa dello zio Antonio, fratello del padre, che lo mandò a Firenze per imparare l'arte della lana e della tessitura presso Nuccio Solosmei, mercante appunto di lana. 

Di Santi ci è arrivato il ritratto di Giorgio Vasari mentre giovinetto in ginocchio ascolta Cosimo de' Medici. Doveva essere un bel ragazzo dal fisico slanciato e i capelli ondulati. Si può immaginare che fosse intelligente, sveglio e amante delle arti se era divenuto amico di Giovanni de' Medici, secondogenito di Cosimo il Vecchio che cominciava ad affermarsi come primo cittadino di Firenze. Questi i prodromi. 

Da un giorno all'altro la sua vita cambiò. Gli avvenimenti presero infatti una forma che ha dell'incredibile. Giunse un giorno da Bologna Ser Cola d'Ascoli accompagnato da una nutrita delegazione che rappresentava il volere dei Sedici Riformatori dello Stato di Libertà per chiedere ufficialmente a Santi di prendere il comando della città e preparare la successione del figlio di Annibale Bentivoglio, Giovanni, che aveva solo due anni. 

Annibale era stato ucciso a tradimento da Baldassarre Canetoli, capo della agguerrita e sanguinaria fazione dei Canetoli nemica da tempo dei Bentivoglio. Dunque Santi, quel promettente lanaiolo di circa 21 anni, era un Bentivoglio? La notizia a Santi fu data nell'abitazione di Neri Capponi che conosceva lo zio Antonio. Si può immaginare lo stupore del giovane quando venne a sapere di essere figlio bastardo di Ercole Bentivoglio, fratello del defunto Annibale. 

I cronisti dell'epoca riferiscono che Santi "molto se ne meravigliò" e venne preso da un notevole turbamento. Il percorso della sua vita nel giro di pochi giorni avrebbe subito un totale capovolgimento. Le persone a lui vicine erano tutte eccitate e felici per il futuro promettente che si apriva dinanzi al giovane. Ma Santi inizialmente prese tempo senza lasciarsi influenzare dall'entusiasmo generale. 

Si può presumere che fosse di temperamento riflessivo, non pauroso, né inetto come ebbe a dimostrare in seguito, ma possedeva forse una connaturata diffidenza, ereditata certamente dalla madre toscana. 

A Firenze si trovava bene, e forse anche un'altra considerazione gli frullava per la testa, non era un uomo d'armi, fino a quel momento si era dedicato ad altro. A Bologna i tre Bentivoglio che avevano raggiunto il potere: il nonno Giovanni I, lo zio Antongaleazzo, il cugino Annibale avevano trovato tutti una morte violenta. Dinanzi alla sua esitazione Neri gli fece incontrare lo stesso Cosimo de' Medici, che era la massima autorità di Firenze. Questo incontro fu decisivo: Santi stentava a credere che il Signore della città volesse parlare in privato con lui. 

Il grande Vecchio fece appello all'orgoglio del giovane, come ci ha lasciato scritto Niccolò Machiavelli. In sostanza gli disse che la decisione di andare a Bologna spettava soltanto a lui, nessun altro avrebbe potuto consigliarlo meglio. 

Se davvero era figlio di Ercole Bentivoglio avrebbe sentito dentro di sé la forza di assumere il comando della città, altrimenti, se era figlio di Agnolo Cascese si sarebbe dedicato ai più modesti compiti dell'arte della lana. 

Il giorno dopo, l'11 novembre del 1446, per San Martino, Santi partì da Firenze verso Bologna per assumere in quanto capo dei Bentivoglio il comando della città. Il suo destino era segnato. Bologna accolse trionfalmente dopo due giorni di viaggio Santi che da quel momento per acclamazione generale diventò Sante Bentivoglio

A questo punto alcuni elementi della sua vicenda offrono un po' di spazio al biografo per delineare tratti essenziali della sua figura pur lasciando qualche zona d'ombra per l'insufficienza dei dati. Anzitutto il temperamento e le capacità politiche dell'uomo.  Prima di prendere qualsiasi decisione Sante esaminò infatti con attenzione la situazione economica, sociale e politica di Bologna. 

Accantonò per il momento la vendetta contro i Canetoli e rafforzò la base costituzionale del potere acquisito, modificando il collegio dei Sedici che sostituì in parte con se stesso e cinque uomini a lui fedeli con funzioni meramente onorarie. Lui sarebbe stato all'interno il personaggio più autorevole ricoprendo anche il ruolo di "Gonfaloniere di Giustizia", conferitogli sul campo durante gli sfarzosi festeggiamenti al suo arrivo a Bologna con l'acclamazione di "sega, seghe, sega". Ricordiamo che l'immagine di una sega simboleggiava lo stemma dei Bentivoglio. 

Si guadagnò in tal modo una posizione di primato confermata in diciassette anni di governo nel corso dei quali si rafforzò la sua popolarità. Sante si rivelò infatti un personaggio poliedrico, colto, informato, dall'arte di governare la città a quella di dotarla di fognature. Per giudizio unanime possedeva il fascino della regalità, un insieme di sicurezza, umiltà e orgoglio, severità e acutezza, sincerità e capacità di controllo. Non a caso fu ritenuto dai contemporanei uno dei Signori più autorevoli di quel periodo storico. Fu inoltre in politica e in guerra leale. Fatto questo rarissimo allora come oggi. Nessuno si faceva infatti scrupolo di "cambiar mantello come il vento"

Riuscì così ad attuare una mirata azione diplomatica alleandosi con Francesco Sforza di Milano che divenne suo carissimo amico, con Venezia, con Firenze con cui mantenne rapporti privilegiati. Riuscì a dirimere le antiche e innumerevoli controversie con lo Stato pontificio, le cui mira su Bologna erano sempre state evidenti. 

Sante era un uomo giusto, tutt'altro che tenero con chi tramava congiure, senza arrivare tuttavia alla spietatezza. Riuscì infatti a punire in modo esemplare il colpevole dell'assassinio dello zio Annibale. Baldassarre Canetoli fu catturato da lui stesso e condannato alla decapitazione che avvenne nel punto esatto in cui era stato pugnalato a tradimento Annibale, davanti alla basilica di San Petronio, secondo il volere del popolo. 

Riuscì inoltre a reprimere senza pietà, dimostrando forza e decisione, i vari tentativi di rivolta violenta di altre famiglie bolognesi che volevano impadronirsi della città. In tal modo rafforzò la dinastia dei Bentivoglio assicurando a Bologna circa 60 anni di pace. Al consolidamento del potere di Sante e dei Bentivoglio contribuì marcatamente il cardinale Bessarione, di origine greca che nel 1450 divenne Legato pontificio a Bologna. Coltissimo, aveva tradotto tra l'altro i testi di Platone, il cardinale partecipò attivamente alle riunioni dei Sedici. 

Erano, lui e Sante, due temperamenti forti e poco inclini al compromesso e più di una volta ebbero motivi di scontro e di diverbio, ma si stimavano a vicenda e ad entrambi stava soprattutto a cuore il benessere della città. Per citare un episodio, Bessarione emanò un editto suntuario nel 1453 nel quale stabiliva regole ferree sul modo di vestirsi delle donne indipendentemente dal loro ceto. 

A questo si opposero le dame bolognesi e fra tutte Nicolosa Sanuti, la bella moglie del vecchio conte della Porretta che era l'amante ufficiale di Sante

Scrisse infatti un'orazione nella quale attaccava duramente il legato dicendo che alle donne non si permetteva di scrivere, di diventare magistrato, militare e quant'altro. Tutto era loro precluso. Volevano controllare anche gli abiti che esse desideravano indossare? Togliere loro il piacere di adornarsi con gioielli e pietre preziose? Mortificare la loro bellezza? Controllare il loro comportamento secondo precetti morali inventati appositamente per tenerle ai margini del potere politico e sociale? 

Nicolosa fece tradurre la sua orazione in latino ed ebbe un successo inaspettato. Sante, che con lei scambiava sonetti d'amore scritti da Giannotto Calogrosso di Salerno, percepiva l'importanza della cultura umanistica ed essendo anche un uomo innamorato la sostenne senza esitazioni cosicché l'editto suntuario rimase lettera morta. 

Si può presupporre che Sante fosse anche ospitale se chiamò alla sua corte architetti famosi toscani e lombardi, assecondando il passaggio urbanistico di Bologna dall'epoca medievale al Rinascimento. Favorì infatti una sorta di gara fra le varie famiglie patrizie nell'abbellire le loro dimore. E dette inizio ad un complesso piano di risanamento e ristrutturazione sistematica del centro della città, delle vie e piazze principali. 

Fu lui a progettare il Palazzo dei Bentivoglio che sebbene costruito con il tipico mattone rosso bolognese non avrebbe avuto nulla da invidiare a quello di Federico di Montefeltro. Se fosse vissuto più a lungo non avrebbe disdegnato di invitare a Bologna i principi più potenti della terra ma, aggredito da una misteriosa malattia che gli provocava una febbre continua e gli impediva di stare in piedi e camminare, si preparò a morire con dignità e forza. Non sappiamo quali furono le sue ultime parole prima di andarsene da questo mondo nell'ottobre del 1463, ma si può presupporre che furono coerenti con la sua vita breve ed esemplare. 

Vita di Sante Bentivoglio. Un destino si compie: Santi di Cascese da Poppi a Signore di Bologna. di Paola Benadusi Marzocca. Tau Editore

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