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Pinocchio di Madè. Un naso lungo … Centoquaranta anni!

20 Ottobre 2021
Pinocchio di Madè. Un naso lungo … Centoquaranta anni!
Ci sono libri che hanno la capacità di superare il tempo e riproporsi, con contenuti sempre attuali, alla sensibilità di diverse generazioni di lettori: il Pinocchio di Collodi è sicuramente uno di questi.

Ci sono libri che hanno la capacità di superare il tempo e riproporsi, con contenuti sempre attuali, alla sensibilità di diverse generazioni di lettori: il Pinocchio di Collodi è sicuramente uno di questi. 

Ricorre in questo anno 2021 il centoquarantesimo anniversario della prima pubblicazione del Pinocchio apparso a puntate sul “Giornale per i bambini” con il titolo “Storia di un burattino”.

L’autore, Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (Firenze 1826 – ivi 1890) aveva inviato all’editore quattro cartelle con l’incipit della storia, accompagnandole con un bigliettino, nel quale scriveva: ”Ti mando questa bambinata, fanne quel che ti pare; ma se la stampi, pagamela bene, per farmi venir voglia di seguitarla”. Il primo numero uscì nel mese di luglio del 1881 e per qualche tempo le puntate ebbero un andamento incostante tanto che i piccoli lettori scrivevano al direttore Ferdinando Martini per sapere come andavano le avventure del burattino. Nel novembre dello stesso anno il direttore così rispondeva loro: ”Il Signor C.Collodi mi scrive che il suo amico Pinocchio è sempre vivo e che sul conto suo potrà raccontarvene ancora delle belle …. Presto cominceremo la seconda parte della “Storia di un burattino” intitolata “Le avventure di Pinocchio”.

 Al Giornale per i bambini, diretto da Ferdinando Martini e in seguito da Carlo Collodi stesso, collaborò anche Emma Perodi e anche se non appare ufficialmente, ne fu la direttrice dopo l’autore del Pinocchio.

Il romanzo collodiano ha avuto nel corso del tempo un successo grandissimo, secondo solo alla Bibbia e al Corano, è stato pubblicato in 240 lingue.

In considerazione del legame della Perodi sia con Carlo Collodi sia con la città di Palermo, dove la scrittrice visse dal 1895 al 1918 quando vi trovò la morte a seguito di una polmonite, l’edizione del Pinocchio che vi presento, è opera di un grande maestro palermitano, Pippo Madè che ha illustrato le avventure del burattino con disegni a gouaches nel 2002. Ed è una coincidenza singolare il fatto che in quell’occasione tra gli autori della presentazione del testo ci fosse anche quella di Vittorio Vettori, fondatore dell’Accademia Casentinese di Lettere, Arti, Scienze ed Economia, più nota come Accademia Dantesca, ancor oggi attiva presso Borgo alla Collina. Vettori così commentava l’opera dell’amico palermitano: ”Pippo Madè ha trasportato Pinocchio in Sicilia, arricchendo l’immagine del burattino collodiano col dono di una fantasia assolutamente “altra” rispetto ai modelli toscani, in quanto sintonizzata da sempre con la luce rasa dell’isola solare e con l’aspra geografia dei fichidindia e delle zolfare. Ma nello stesso tempo, Pippo ha trasportato se stesso (e la sua arte incredibilmente attenta ad ogni minimo particolare del mondo visibile e sostenuta da un’abilità tecnica strepitosa) in un’aria nuova, dove quell’attenzione e quell’abilità appaiono proiettati nella dimensione magica e fiabesca alla quale genialmente Collodi affidò il suo irripetibile personaggio. Sicchè si sarebbe tentati di dire che se Guttuso ha superato se stesso nel suo confronto figurativo con “L’Inferno” dantesco, parimenti Pippo Madè riesce a superarsi e andare oltre in queste sue splendide tavole collodiane.” 

Pippo Madè, nelle sue illustrazioni, dimostra di saper interpretare personaggi e avvenimenti del ciclo collodiano, comprendendo l’intima verità del linguaggio della favola immortale del burattino, proponendone una lettura simbolica attraverso la sua interpretazione pittorica, eternandone così il più profondo significato. La conquista di una dimensione umana è in Pinocchio specchio di quella iniziazione rituale che ha funzione alchemica: la metamorfosi attraverso esperienze di vita che risultano fondamentali nel percorso di formazione di ciascuno.
Le sue avventure altro non sono che un cammino verso la consapevolezza. 
Geppetto e Pinocchio e tutti i personaggi che ruotano intorno ad essi, sono ambientati dal maestro in Sicilia sia in compagnia dei tanti umili protagonisti dell’isola, sia con i più noti personaggi del mito. 

Sia Collodi che Madè sembrano suggerirci che la vera umanità non può che confrontarsi col mondo reale, con le sue luci ed ombre, con le gioie e i dolori: una felice rispondenza tra testo letterario e testo figurativo che si integrano e valorizzano a vicenda. Dense di significato le opere di Madè ci raccontano di un Pinocchio che girovaga per l’isola siciliana: di grande spessore simbolico è sicuramente l’illustrazione del burattino che rivolge domande ad un saggio “sufi”, mistico islamico all’ombra delle cupole di San Giovanni degli Eremiti, monumento emblematico di una Palermo che risulta di grande esempio di città inclusiva e tollerante. Non poteva mancare un sentito omaggio all’imperatore Federico II (Stupor mundi). Potenti emergono le figure del mito: Scilla e Cariddi e il gigante Polifemo che offre un’ arancia dall’intenso colore arancione a Pinocchio. 

Così il Pinocchio di Madè è uno degli esempi più significativi di un intrecciarsi di figure eternamente vive nei cuori degli uomini. Ma lo sguardo attento del maestro alla sua terra lo porta a porre in evidenza le fatiche dei carusi delle zolfare nissene con i quali Pinocchio condivide la fatica quotidiana; e ancora Madè non poteva che immortalare con i suoi potenti segni grafici e i suoi brillanti colori, i lavoratori delle saline di Trapani con i quali Pinocchio di nuovo sperimenta la fatica del lavoro. Ed infine è sullo sfondo di Capo Zafferano che il burattino perde la sua dimensione lignea e si trasforma in essere umano e con le braccia aperte, guarda verso la sua nuova esistenza simbolicamente rappresentata dal gabbiano che vola libero nel cielo e dal delfino simbolo per eccellenza dell’evoluzione spirituale. 

Pinocchio abbandonata la forma di burattino si presenta come un gioioso ragazzino pronto ad affrontare serenamente la rinascita che ha le ali di un gabbiano protese verso l’infinito in un paesaggio solare dove tra cielo e mare spiccano i fichidindia a ricordare, che questa metamorfosi è avvenuta in terra di Sicilia. 

Alberta Piroci Branciaroli

Immagini a cura di Alberta Piroci con il permesso del Maestro Madé

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari


Emma Perodi e le Foreste Casentinesi
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