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Ovidio: Cantore dei teneri amori

07 Giugno 2022
Ovidio: Cantore dei teneri amori
Tenerorum lusor amorum: così si definisce Ovidio in un verso di una elegia scritta dall’esilio (Tristia IV, 10, 1), considerata una sorta di testamento spirituale per farsi conoscere dalla posterità.

«Cantore dei teneri amori» (tenerorum lusor amorum): così si definisce Ovidio in un verso di una elegia scritta dall’esilio (Tristia IV, 10, 1), considerata una sorta di testamento spirituale per farsi conoscere dalla posterità. Ma chi era Ovidio? Publius Ovidius Naso, uno dei massimi poeti dell’antichità latina, nacque a Sulmona il 20 marzo del 43 a.C. da una famiglia benestante di rango equestre, che ancora giovane lo inviò a Roma insieme al fratello Lucio (morto poco dopo) a studiare grammatica e retorica, volendolo avviare alla carriera forense e politica. Ma, come dice egli stesso, quod temptabam dicere versus erat («ciò che provavo a scrivere erano versi»: Tristia IV, 10, 26) e quindi ben presto abbandonò gli studi per dedicarsi solo alla poesia, malgrado la diffidenza del padre.

In realtà il suo grande talento consentì fin da subito alle sue opere giovanili a tema amoroso (Amores, Ars amatoria, Remedia amoris, Heroides, Medicamina faciei femineae) di godere di una grande diffusione tra i lettori di Roma e lo spinse a dedicarsi anche ad altri generi, come la poesia didascalica con i Fasti (incompleti) e, soprattutto, l’epica mitologica con le Metamorfosi, considerate universalmente il suo capolavoro.

Nell’8 d.C., però, al culmine della fama, lo colpì un editto dell’imperatore Ottaviano Augusto, che lo relegò sulle rive del Mar Nero, a Tomi (attuale Costanza, in Romania), dove morì una decina di anni dopo: ancora oggi non è dato sapere il motivo preciso di questa condanna, riassunta dal poeta nel celebre verso perdiderint cum me duo crimina, carmen et error («mi hanno perduto due colpe, un carme e un errore»: Tristia II, 1, 207); sulla questione sono stati versati fiumi d’inchiostro in ogni secolo da illustri studiosi, senza tuttavia giungere ad una soluzione definitiva. Anche questo ha contribuito a creare il “mito” di Ovidio, insieme alle sue ultime opere dall’esilio (Tristia, Epistulae ex Ponto), nelle quale ha creato il prototipo dell’esule, al quale poi faranno riferimento altri esiliati illustri (Dante Alighieri, Ugo Foscolo…). Ma senza dubbio l’influsso più importante esercitato da Ovidio e dalle sue opere è quello in ambito artistico: le Metamorfosi sono state per lungo tempo una vera e propria enciclopedia della mitologia classica e come tali utilizzate come fonte d’ispirazione dagli artisti di tutti i tempi fino ai nostri giorni.

Alessandro Bencivenga

Riproduzione riservata © Copyright I Parchi Letterari

Immagine: Il monumento a Publio Ovidio Nasone in piazza XX Settembre a Sulmona (Comune di Sulmona)


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