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Alessandro Gazzi un calciatore che ama leggere e scrivere racconti

13 Gennaio 2021
Alessandro Gazzi un calciatore che ama leggere e scrivere racconti
Alessandro Gazzi racconta la sua esperienza di calciatore professionista, ha giocato anche nella Nazionale under 20, e di scrittore. di Stefano Mangoni

Alessandro Gazzi è un calciatore professionista, attualmente in forza all' U.S. Alessandria Calcio 1912. Nasce a Feltre in provincia di Belluno il 28 gennaio 1983 da papà Francesco e mamma Dolores ed ha una sorella, Rebecca, di 3 anni più piccola. Sposato dal 2007 con Deborah, ha tre figlie: Camilla, Nicole ed Emily. Le sue grandi passioni fuori dal calcio sono la lettura e la scrittura, nel 2020 è uscita un'antologia “Per rabbia o per amore. Lo sport in dodici racconti” edita da 66th and 2nd, in cui Alessandro ha partecipato con un racconto dal titolo "Dieci Minuti".

Buongiorno Alessandro Gazzi, di solito le passioni nascono presto, qual era il tuo sogno da bambino?
Beh allora da bambino e nonostante avessi iniziato con il nuoto la mia passione è sempre stata il calcio e chiaramente crescendo il sogno che avevo era quello di diventare il calciatore ma l'ho sempre ritenuto un sogno e ho sempre cercato di stare soprattutto con i piedi per terra vivere la giornata e cercare di divertirmi finché avevo la possibilità.

Quando hai capito che avresti potuto fare del calcio la tua professione?

Ho capito che il calcio poteva diventare la mia professione quando ho cominciato a giocare nella primavera del Treviso, anno in cui poi la società mi fece il mio primo contratto da professionista. Poi da lì a diventare un calciatore affermato di acqua sotto il ponte è dovuta passare molta.
Lì però e stato il momento in cui ho capito che il calcio da passione poteva trasformarsi un professione.
La firma sul primo contratto da professionista è stato il momento in cui ho capito che poteva esserci un futuro professionale per quanto riguardava la mia carriera nel mondo del calcio.

Nella tua lunga carriera da calciatore professionista anche un’esperienza nella Nazionale Under 20...

Sì, con la Nazionale giovanile se non ricordo male ho fatto e un'amichevole con la Germania e con l' under 20 ho giocato contro la Germania e ho partecipato ad un torneo nell’isola di Madeira e se non sbaglio era il 2003/2004. È stata un'esperienza breve ma intensa e la custodisco con me come un momento bellissimo anche perché vestire la maglia della Nazionale a 20 anni è sempre una grande gioia, quindi non ho che dei bellissimi ricordi di quella di quelle piccole di quelle poche esperienze in maglia azzurra.

Che valori ti ha insegnato il calcio? 

Al di là dell’educazione con la quale sono cresciuto fin da ragazzino grazie ai valori che mi ha trasmesso la mia famiglia, in ambito professionale la cosa che mi ha insegnato il calcio è il fatto di trovare il giusto equilibrio tra passione e sport, quindi la parte ludica del gioco e il lavoro perché alla fine il calcio inteso come lavoro sotto certi aspetti non ha nulla a che fare con il calcio inteso come sport quindi bisogna sempre trovare il giusto equilibrio e soprattutto non perdere mai la parte ludica che è quella fondamentale, quella che ti dà qualcosa in più per migliorare giorno dopo giorno e ti fa fare le cose con le con le giuste motivazioni. Questo vale per il calcio ma vale anche per qualsiasi altro sport professionistico o nel lavoro in generale quindi l'equilibrio tra l'aspetto del gioco e il lavoro e tutti i doveri e i diritti che un professionista ha verso se stesso e gli altri.

In te è nato prima il lettore o lo scrittore?

In me è nato prima il lettore, ho sempre letto molto non in particolare romanzi o libri ma più che altro riviste musicali e di cinema e tutto quello che ha un po’ a che fare con le mie passioni musicali e cinematografiche. Poi pian piano ho cominciato a leggere anche libri come romanzi e libri di saggistica, così adesso anche se ho un po' meno tempo, cerco comunque sempre di tenermi informato e anche di studiare, anche perché sono iscritto all'università quindi da leggere ce n'è molto. Poi vien piano è uscito anche il discorso della scrittura ma quello è venuto quando avevo 32 anni.

Quando hai iniziato a scrivere? Cosa ti ha spinto a farlo?

Come dicevo ho iniziato a scrivere a 32 anni dopo che avevo fatto un lavoro sull’aspetto mentale della mia professione del calcio e parlando con una professionista del settore con la quale lavoravo fui stimolato a scrivere, fu lei che mi disse che avevo delle buone capacità di scrittura e da lì ho cominciato. Ho visto che scrivere mi piaceva e mi divertiva. Successivamente ho aperto un blog nel quale ogni tanto scrivo qualche racconto prettamente calcistico cercando di descrivere le sensazioni che ho e che provo in campo. Mi piace scrivere su tutto quello che è inerente alla mia professione di calciatore che svolgo tutti i giorni e che quindi conosco bene.

C’è un episodio della tua carriera da calciatore che hai scritto o che ti piacerebbe scrivere?

Ci sono tantissime cose che vorrei scrivere per quanto riguarda la mia esperienza da calciatore però non ho molto tempo quindi quando ho la possibilità scrivo sempre racconti che hanno a che fare con la mia professione anche perché è il lavoro che conosco e che pratico da 20 anni. Gioco a calcio come professionista e sicuramente qualche bel ricordo che mi piace trasmettere agli altri ce l'ho. Ho modo di pensarci spesso e quando ho del tempo mi metto a scrivere.

Hai ricevuto qualche riconoscimento o ai partecipato a qualche progetto inerente alla scrittura?
Riconoscimenti ufficiali non ne ho mai ricevuti, però sono contento di essere uscito ad entrare in un’antologia che è uscita a settembre e si intitola “Per rabbia o per amore. Lo sport in dodici racconti” edita da “66th and 2nd”, il mio racconto all’interno della raccolta si chiama Dieci minuti e per me questa è stata già un enorme soddisfazione.

Nel tuo futuro quando smetterai di giocare a calcio pensi che la scrittura diventerà un’attività a tempo pieno?

Non so se quando smetterò vorrò scrivere a tempo pieno, però è sempre una strada che può essere stimolante. Ho la fortuna comunque di poter valutare tutte le possibilità nel post carriera. Per adesso questa passione, questa voglia di scrivere me la tengo e la conservo come passione e come divertimento perché è qualcosa che mi fa stare bene.

I Parchi Letterari sono lunghi che hanno ispirato poeti e scrittori, c’è qualche autore o qualche luogo che ti ha ispirato nella scrittura?
Fare un nome di un luogo o di uno scrittore che ha influenzato la mia passione legata alla scrittura mi risulta un po' difficile. Credo che tutte le cose che ho letto negli anni nel bene o nel male mi abbiano lasciato qualcosa. Certo che se dovessi pensare ad un luogo sicuramente mi viene in mente il campo da calcio, è quello il luogo che prediligo, il luogo mi ha fatto crescere e che mi ispira ogni volta che comincio a scrivere…

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